31-05-2014

Da Roma ad Almaty. Due antiche culture, una passione comune: le conferenze MUN!!

Per vedere il video della nostra esperienza in Kazakhstan clicca qui

Salve a tutti! Mi chiamo Giacomo Sproccati e ho 21 anni; sono uno studente che sta partecipando ad uno scambio di doppia laurea presso la John Cabot University di Roma e, dallo scorso anno, sono membro dello staff dell’Associazione “Giovani nel Mondo”, oltre che MUN dipendente. Infatti, sia mentre frequentavo il liceo, sia come studente universitario, ho partecipato a dozzine di simulazioni diplomatiche MUN all’estero come delegato e come Official.
Quanto segue è il reportage del viaggio in Kazakhstan dove, io e il mio collega Roberto De Girolamo, abbiamo partecipato al New Silk Way MUN, la più grande ed importante conferenza MUN dell’Asia Centrale che ha avuto luogo ad Almaty dal 1° al 3 Maggio 2014.
Abbiamo partecipato ad una magnifica conferenza e l’esperienza in Kazakhstan è stata altrettanto piacevole; è stata una delle più belle, challenging e stimolanti esperienze di tutta la mia vita!
Godetevi il reportage ed iniziate a conoscere questo paese incredibile, in gran parte ancora sconosciuto a molti giovani studenti italiani: il KAZAKHSTAN.

Mercoledì 30 Aprile io e Roberto abbiamo viaggiato alla volta di Almaty, Kazakhstan. La ragione del nostro viaggio era l’invito del Professor Rafis Abazov di partecipare al New Silk Way MUN (NSW MUN). Rafis Abazov è direttore del Global Classroom Project of Earth Institute presso la Columbia University di New York. Questa conferenza MUN è arrivata quest'anno alla sua terza edizione ed è la simulazione diplomatica più grande di tutta l’Eurasia. Il nostro viaggio è cominciato all’aereoporto di Fiumicino, poi dopo tre ore e mezza di viaggio abbiamo fatto scalo per alcune ore all’aereoporto di San Pietroburgo per poi atterrare ad Almaty alle 2.30 del mattino di giovedì 1° maggio.
Al nostro arrivo, tre studenti kazaki, Torekhan, Iskander e Memet, ci hanno dato un caloroso benvenuto. Abbiamo apprezzato molto il fatto che ci siano venuti a prendere all’aereoporto alle 3 del mattino.
 
La mattina seguente, siamo entrati a stretto contatto con la cultura locale. Torekhan stava facendo “l’autostop” a tutte le macchine che passavano sulla strada. Ci ha rivelato che ad Almaty “ogni automobile può diventare un taxi”. Questa è stata una grossa sorpresa per entrambi e abbiamo potuto notare subito i vantaggi di un simile fenomeno.
Una volta arrivati alla Al-Farabi Kazakh National University, siamo rimasti impressionati dalla grandezza del campus universitario. Mentre camminavamo verso la biblioteca, Torekhan ci ha brevemente spiegato le facoltà che appartenevano ad ogni edificio. La conferenza ha avuto luogo al quarto piano della biblioteca. C’era un grande corridoio con un pavimento lastricato di marmo di colore chiaro. C’era anche diversi arazzi appesi al muro. Tra questi, il ritratto di Al-Farabi, l’uomo a cui l’università è stata dedicata. La popolazione kazaka considera Al-Farabi come il “secondo Aristotele”.
Alle dieci del mattino sono iniziate le registrazioni e a seguire la cerimonia di apertura. Tra gli speaker c’erano Theresa Grencik, U.S. Consulate General ad Almaty; Galym Mutanov, rettore dell’Università Statale Al-Farabi e Akmaral Arystanbekova, Ambasciatrice e Primo Rappresentante Permanente del Kazakhstan alle Nazioni Unite.
A conclusione della cerimonia di apertura abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Stephen Tull, Coordinatore Residente e Rappresentante dello UNDP in Kazakhstan. Il Signor Tull ci ha raccontato il contributo scientifico fornito dallo UNDP nell’organizzare il NSW MUN.
Una volte terminate la cerimonia di apertura, ogni comitato ha iniziato la sessione di dibattito. Su un totale di 250 delegati, io e Roberto eravamo gli unici due partecipanti provenienti dall’Europa. C’erano complessivamente quattro comitati: UN Security Council, UN Security Council, ECOSOC, UN Human Rights Council e UN General Assembly. La prima sessione è durata solo un’ora. Di conseguenza, ci siamo spostati nell’edificio di fianco per pranzare. Abbiamo avuto il piacere di mangiare la grechka, un tipico piatto russo fatto di grano saraceno, e i tefteli, polpette di riso e carne di manzo. Come contorno c’erano delle verdure e kompot da bere.
Alla fine della sessione ci siamo spostati al pian terreno per il ricevimento iniziale. Il U.S. Consulate General ha aperto l’evento mentre cinque persone vestite con i vestiti tipici del Kazakhstan suonavano delle canzoni locali. Alcuni delegati kazaki ci hanno spiegato che stavano suonando la dombra e il kobyz, due tipici strumenti kazaki.
C’erano otto tavoli disposti a ferro di cavallo pieni di cibo locale. Quella sera, abbiamo provato la carne di cavallo per la prima volta ed entrambi l’abbiamo trovata molto saporita. Una delle ragazze che partecipava alla conferenza ci ha spiegato che la popolarità della carne di cavallo in Kazakhstan ha delle ragioni storiche. In passato, i kazaki erano un popolo nomade pertanto avevano bisogno di sufficienti energie per spostarsi continuamente. La carne di cavallo è l’alimento che soddisfa queste necessità.
Durante il ricevimento abbiamo intervistato Burkitbayev Mukhambetkali Myrzabayevich, il primo Vice-Rettore della KazNU. Insieme a lui, abbiamo discusso il contesto internazionale all’interno del quale la Al-Farabi Kazakh National University opera: l’università offre corsi in inglese per gli studenti provenienti da ogni parte del mondo. Di conseguenza, molti studenti provenienti dal Sudest-Asiatico studiano attualmente all’Al-Farabi. Visitando il campus, ci si rende conto di quanto l’università sia impegnata ad espandersi verso una dimensione più internazionale. Molti operai stanno costruendo dormitori per permettere di iscriversi ad un maggior numero di studenti.
Abbiamo parlato anche con Theresa Grencik, U.S. Consulate General ad Almaty. Ci ha spiegato che c’è un buon rapporto tra Stati Uniti e Kazakhstan. La popolazione kazaka spesso fa viaggi o coopera con gli Stati Uniti per motivi di business e di studio. Pertanto, il governo americano ha premiato i cittadini kazaki con la possibilità di avere un visto per cinque anni.
Abbiamo avuto occasione di parlare con Vlastimil Samek, Rappresentante del Dipartimento di Pubblica Informazione delle Nazioni Unite (UNDPI) presso l’Ufficio nella Repubblica del Kazakhstan. Il Signor Samek ci ha spiegato quanto lo UNDPI supporti il New Silk Way MUN. Il contributo viene dato attraverso fondi e materiale per la conferenza.
Il giorno successivo è stato interamente dedicato alla sessione di dibattito. In ogni caso, il primo coffee break il Professor Abazov ci ha fatto una sorpresa presentandoci Carmine Barbaro, un pittore italiano che ha vissuto in Kazakhstan negli ultimi 20 anni. Carmine è anche il General Director dell’Istutito di Cultura italiana “Dante Alighieri” ad Almaty. Infatti, abbiamo discusso il rapporto tra Italia e Kazakhstan con particolare attenzione alle prospettive future per gli italiani in Kazakhstan.
Abbiamo avuto un altro coffee break e il pranzo. Tutto sembrava normale sino alle 6 di sera. Terminata l’ultima sessione del pomeriggio, Roberto mi ha presentato un giovane italiano, Son Pascal.
Il suo nome è Pasquale Caprino ma è meglio conosciuto come Son Pascal. Viene da Salerno, una città non molto lontana da Napoli, nel Sud Italia. Son Pascal si è trasferito in Kazakhstan alcuni anni fa siccome sentiva che l’Italia stava vivendo in una situazione di paralisi sotto ogni punto di vista. Pertanto, non si sentiva più motivato a restare nella sua terra natale. Una volta in Kazakhstan, ha imparato la lingua locale. Questo sforzo si è rivelato essere soddisfacente perchè parlare in kazako permette di instaurare un rapporto più stretto con il pubblico. Infatti, Son Pascal è un cantante molto famoso e amato dai giovani kazaki.
Subito dopo l’intervista, è iniziata la serata culturale. Il luogo in cui solitamente facevamo la pausa caffè si è trasformato in una pista da ballo in cui ogni nazionalità presente si esibiva con qualcosa di tipico della loro nazione. C’erano studenti kazaki, afghani, uzbeki e italiani. La folla si è radunata in un cerchio permettendo quindi ai ballerini di esibirsi al centro. È stata un’ottima occasione per condividere e vivere culture diverse in armonia.
Roberto ed io abbiamo indossato per l’intera serata il kamzol, una giacca senza maniche. Quando è arrivato il nostro turno, abbiamo fatto ballare “Gioca Jouer” ai partecipanti, un ballo di gruppo di Claudio Cecchetto molto comune in Italy. Gli altri partecipanti erano molto divertiti dal ballo di gruppo che stavamo condividendo con loro.
Una volta terminato l’evento, siamo andati a gustare del tipico cibo kazako al ristoranto “Tobeteuka”. Abbiamo raggiunto il posto a piedi insieme a Yulia, Zhansaya, Meruyert. Io e Roberto non sapevamo cosa ordinare pertanto abbiamo seguito i consigli delle ragazze. Abbiamo ordinato il beshparmak (letteralmente "5 dita" in quanto è un piatto di origine nomade che si mangiava con le mani), un piatto tipico kazako fatto di impasto, cipolle e diversi tipi di carne bollito tra cui quella di manzo e di cavallo. In quell’occasione, abbiamo anche avuto conferma di come in Kazakhstan sia comune bere tè durante i pasti, come se fosse acqua. Al “Tobeteuka” c’erano tre qualità: quella nera, quella verde e quella magica.

La mattina dell’ultimo giorno abbiamo parlato con il Professor Rafis Abazov. Prima di entrare nei dettagli riguardo al NSW MUN, gli abbiamo chiesto se ci sono delle possibilità di studio in Italia per gli studenti che studiano all’Al-Farabi Kazakh National University. Lui ci ha detto che le opportunità non ci sono. Di conseguenza, gli studenti italiani non vanno in Kazakhstan per motivi di studio. In ogni caso, il Professor Abazov ha notato un crescente interesse dei kazaki nella cultura e nella lingua italiana.
Successivamente, il Professor Abazov ci ha fornito i dettagli in merito al NSW MUN. Il nome scelto per la conferenza è significativo in quanto sottolinea il desiderio di collegare i continenti in questa “nuova” era. In questa edizione, il numero dei delegati era il doppio rispetto allo scorso anno. Nelle prossime edizioni, pianificano di aumentare il numero di partecipanti con particolare attenzione ad attrarre studenti internazionali.
Una volta finita la conferenza, siamo stati accompagnati al “Park of 28 Panfilov Guardsmen” ad Almaty. Il parco è dedicato a 28 soldati della divisione Panfilov che hanno combattuto contro l’avanzata tedesca verso Mosca nella Seconda Guerra Mondiale. Tutti loro morirono durante la battaglia, eccetto uno. Infatti, c’è un monumento per quest’ultimo all’entrata.
In un’altra parte del parco, c’è un monumento per gli altri soldiati con una lastra di marmo su cui sono scritti i nomi dei soldati e dove i loro cari possono lasciare dei fiori. All’estremità della lastra, c’è una fiamma perenne.
Il pomeriggio è continuato a Medeu, una piccola area di montagna. Il posto è famoso per la pista di pattinaggio sul ghiaccio e per i 900 scalini in cima ai quali si può ammirare una vista magnifica. Il piano era di arrivare in cima alla rampa di scale ma nessuno di noi due come molti altri studenti sono riusciti a raggiungere l’obiettivo. In ogni caso, fare una pausa si è rivelata essere un’ottima opportunità per divertirci a cantare canzoni in kazako e italiano.
Abbiamo cenato al ristorante uzbeko. Per iniziare abbiamo mangiato obi-non, tipico pane uzbeko. Il piatto che ho scelto si chiama langman, una zuppa di carne fritta, spaghetti e verdure. Era davvero molto buona. Roberto, invece, ha mangiato l’uzbek plof, un piatto tipico fatto di polpette di carne e riso.    
A conclusione di questa esperienza possiamo solo dire, di vero cuore: Rahmet Qazaqstan!
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