08-04-2014

Mirabbos Karshiev, al RomeMUN per rappresentare l’Eritrea nell’UNHRC

Mirabbosh, dall’Uzbekistan a Roma per partecipare al RomeMUN 2014…
Proprio così, vengo dall’Uzbekistan: un paese che ha ancora molta strada da compiere verso il pieno sviluppo economico e politico. Per questo, è bene che siano i giovani a mettersi in gioco, anche prendendo parte a simulazioni e conferenze internazionali come il RomeMUN. Come parte della futura classe dirigente del nostro paese, abbiamo il dovere di formarci e fare sentire la nostra voce nel processo decisionale nazionale, così che la nostra politica estera possa cambiare, e divenire migliore.
 
Quindi, il RomeMUN come banco di prova per il tuo futuro?
Si, esatto, è come fare una sorta di esercizio. Il RomeMUN è il posto perfetto: si tratta di ritrovarsi circondati da tantissimi giovani, volenterosi e preparati, che vengono da ogni parte del mondo per scambiare e condividere le loro idee con gli altri delegati. Sono convinto che, tramite lo scambio e la condivisione di opinioni e punti di vista, possiamo fare molto e raggiungere vette sempre più alte!
 
La Commissione che ha valutato il tuo CV è rimasta particolarmente impressionata dal tuo profilo. Questo ti ha permesso di vincere una borsa di studio a copertura totale; cosa pensi abbia influito in particolare su questa decisione?
Penso sia stata determinante la mia partecipazione al Global Model UN in Corea, nel 2011, ultimo GMUN organizzato dallo United Nations Department of Public Information [il Dipartimento di Pubblica Informazione è il dicastero del Segretariato dell’ONU che si occupa di far conoscere al mondo il lavoro delle Nazioni Unite, fornendo informazioni circa le iniziative e i programmi delle diverse agenzie]. Ho esperienza nel campo dei Model, e ho anche collaborato in prima persona con il Development Program dell’ONU nel mio paese, acquisendo importanti competenze, che mi hanno premesso di interfacciarmi con lo staff delle Nazioni Unite, diventando piuttosto disinvolto. Tutto sommato, penso che questo background mi abbia fornito delle buone credenziali per partecipare al RomeMUN.
 
Hai dunque già collaborato con le Nazioni Unite?
Sì, ho lavorato come Consultant per l’UNDP in Uzbekistan. Si è trattato di un progetto a livello locale, ma mi ha comunque permesso di acquisire una certa dimestichezza nel campo della negoziazione multiculturale e nella cooperazione internazionale. Ripensandoci, credo proprio che sia stata quest’esperienza che mi abbia valso la vittoria della borsa!
 
Qual è stato il tuo percorso di studi?
Mi sono specializzato in Relazioni Economiche Internazionali all’Università World Economy and Diplomacy in Uzbekistan e questo mi ha consentito di apprendere gli strumenti teorici e pratici per negoziare efficacemente con diverse nazioni e di intesser armi alle relazioni internazionali ad ampio raggio. In fondo, è esattamente quello di cui si occupano le Nazioni Unite.  Ho partecipato anche a diverse conferenze a livello locale, organizzate dalla mia università. Insomma; molta e  costante pratica di negoziazione!
 
Hai fatto tante esperienze davvero incredibili! Dal tuo punto di vista, c’è qualcosa che rende il RomeMUN speciale? E’ una conferenza come le altre a cui hai partecipato, oppure se ne distingue per qualche aspetto? Racconta!
Se paragono il RomeMUN alle mie precedenti esperienze di MUN, devo ammettere che qui l’atmosfera generale che si respira e le idee sono più fresche, e questo mi stimola davvero molto! Vedo persone provenienti da tutti i continenti, Sud America e Africa compresi. In Corea, per esempio, i partecipanti erano in stragrande maggioranza asiatici. Anche l’estensione del raggio della Conferenza è molto maggiore: ci sono tantissime commissioni e agenzie specializzate! Tra le organizzazioni intergovernative che vi partecipano, c’è persino l’Unione Europea. Ciò rende il tutto più… vero, più emozionante! Mi spinge a dare il meglio di me stesso.
Inoltre, trovo la possibilità di ottenere una borsa di studio un’opportunità unica e prendere parte a queste conferenze è molto costoso, e io l’ho provato sulla mia pelle, purtroppo. Una volta, pur avendo passato le selezioni, sono stato costretto a ritirarmi, per motivi economici. Sono stato onorato e felice di aver ottenuto questo importante contributo da parte dell’organizzazione del RomeMUN.
 
Ha alcuni suggerimenti che vorresti condividere con chi ci leggerà e con gli altri delegati? Magari qualche consiglio per un aspirante borsista?
Vorrei a mia volta condividere con tutti coloro che leggeranno questa intervista le parole che mi sono state rivolte da Maher Nasser, Direttore dell’Outreach Division del Segretariato delle Nazioni Unite. Il suo discorso mi ha inspirato e incoraggiato a vedere i problemi sotto diversi aspetti, a non voler privilegiare un solo punto di vista. In quell’occasione, ha invitato tutti noi presenti ad essere critici verso i dogmi e accoglienti nei confronti delle opinioni altrui, perché in caso contrario non diverremo mai dei buoni decision makers. La chiave per risolvere qualsiasi problema, ci disse, è comprendere il problema stesso. E per comprenderei il problema, occorre saper ascoltare e imparare a vedere il punto di vista dell’altro. Pensare in maniera alternativa, diversa, essere disposto a mettersi nei panni degli altri, anche degli avversari: questo è ciò che dovrebbe fare chiunque si confronti con decisioni difficili e potenzialmente divisive.
 
Pensi che questo sia vero?
Assolutamente. Per me è stato determinante. E l’ultimo consiglio che mi sento di dare a tutti i delegati: cercate sempre di essere onesti e concilianti. Capisco che a volte vi possiate sentire come presi dalla foga di prevalere sugli altri: dopotutto, il desiderio di catturare l’attenzione e di distinguersi nelle discussioni è comprensibile. Eppure, non si dovrebbe dimenticare che, se ci troviamo qui, non è per fare bella figura e metterci in mostra. Siamo qui per raggiungere, tutti insieme, un obiettivo e per cooperare unitamente a costruire qualcosa di condiviso. Infine, l’umiltà dovrebbe essere anche la chiave per vivere meglio con la nostra coscienza. Se siamo onesti anche con noi stessi, riusciremo a capire meglio i nostri veri sentimenti e a migliorarci come persone.
 
In una parola: come riassumeresti la tua esperienza al RomeMUN?
Una parola? Eccellente!
 
Grazie e buon lavoro!
Di Ilde d’Andrea
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