24-03-2014

Vita alla University of Westminster. Di Beatrice Meloni

Quasi tre anni fa è cominciata la mia avventura alla University of Westminster di Londra, dove sono in procinto di laurearmi in Pubbliche Relazioni. Cosa significa laurearsi in Pubbliche Relazioni? E che cosa bisogna aspettarsi qualora si scelga di frequentare un’università inglese? Molti liceali italiani sembrano interessati all’argomento, ma non sanno precisamente cosa comporti una scelta di questo tipo.
 
Personalmente, quella di studiare alla Westminster è stata una delle decisioni migliori che abbia mai preso. L’Università in sé offre moltissimi vantaggi, a cominciare dalla location e dalla struttura. Essendo un’istituzione di grandi dimensioni e dall’elevato numero di studenti, Westminster è suddivisa in quattro campus, tre dei quali (Science & Technology, Social Sciences & Humanities e Business School) sono situati nel cuore di Londra. Il quarto campus (Media, Arts & Design) si trova invece in zona nord-ovest, immerso nel verde e ad una ventina di minuti dal caos cittadino; la struttura è molto grande ed offre studios fotografici e televisivi, newsroom giornalistiche, numerosi laboratori di arte e fashion e via dicendo.
Tutti i campus sono dotati di biblioteche molto funzionali, aperte agli studenti 24 ore su 24 ogni giorno della settimana, di sale studio provviste di computer Mac e Windows, di caffetterie, mense e pub studenteschi e in due dei quattro campus persino di palestra.
 
Nonostante i corsi di laurea offerti siano moltissimi, l’Università è particolarmente rinomata per lo studio della comunicazione, dell’architettura e del business. Essendo uno degli atenei più famosi e antichi di Londra, Westminster si pregia di garantire agli studenti un’offerta formativa vasta e di alto livello, grazie all’aiuto di professori affermati e alle numerose collaborazioni con esperti del settore, che vengono spesso invitati ad intervenire durante le lezioni quali guest speakers; queste sono le lezioni che ricordo con più piacere ed interesse e che mi hanno resa consapevole della possibilità di intraprendere alcune scelte professionali (o di vita) che altrimenti avrei difficilmente preso in considerazione.
 
Un altro punto forte della University of Westminster è la grande diversità culturale che la caratterizza. Il numero di studenti stranieri provenienti da ogni parte del mondo è altissimo; studiare qui mi ha permesso di trovare nuovi amici e di conoscere persone provenienti da quasi tutti i paesi europei e, in molti casi, anche extra-europei. Questo multiculturalismo rende l’adattamento iniziale molto più rapido e meno problematico; la maggior parte degli studenti infatti (compresi quelli provenienti dal Regno Unito) si trasferiscono a Londra con l’inizio delle lezioni e le esigenze comuni agevolano il crearsi di nuovi rapporti ovvero, per esempio, la possibilità  di trovare eventuali coinquilini con cui condividere un appartamento. L’integrazione e i legami sociali tra studenti vengono particolarmente incoraggiati attraverso la presenza di numerose societies, squadre sportive, eventi organizzati dalla Student Union dell’Università, eccetera.
 
Per quanto riguarda il sistema universitario, le differenze con l’Italia sono molteplici. Tra le principali, la totale assenza di esami orali, la formazione di piccole classi di studenti, il rapporto diretto e più informale con i professori e la grande importanza data al team work, a progetti creativi e a courseworks scritti.
Rispetto a quella italiana, l’Università inglese è meno tradizionale, più incentrata sull’esperienza pratica che sul nozionismo o sullo studio teorico. Arrivata al terzo anno di Pubbliche Relazioni (che in Italia chiameremmo “Scienze della comunicazione”) posso dire di avere acquisito esperienza diretta di molti dei compiti che mi potrebbero venire assegnati nel corso dell’attività lavorativa; l’elemento chiave di un corso di laurea inglese in comunicazione (e generalmente in qualsiasi altra materia) è infatti la “simulazione”. Spesso durante il corso di laurea uno studente di Public Relations dovrà calarsi in una situazione fittizia in cui “fingersi”, ad esempio, parte del team creativo di una agenzia di comunicazione durante la creazione di una campagna pubblicitaria, partecipante ad una conferenza stampa in un momento di crisi per la compagnia per cui lavora o al telefono alle prese con un irremovibile giornalista a cui sta tentando di far pubblicare un pezzo sul proprio cliente. Non solo tali situazioni richiedono molta prontezza, creatività e spigliatezza, ma una dose non indifferente di studio e di ricerca alle spalle.
 
Oltre all’importanza data alle summenzionate attività pratiche, che puntano a preparare concretamente al mondo del lavoro, vi sono ovviamente anche momenti in cui studenti dello stesso dipartimento assistono a lezioni puramente teoriche, improntate dunque su un modello simile a quello italiano.
Ultima – ma non meno fondamentale - è l’acquisizione di work experience; stage e tirocini sono spesso parte integrante del corso di laurea, che in alcuni casi viene rilasciata soltanto qualora lo studente dimostri di avere maturato esperienze di lavoro nel settore oggetto dei suoi studi. E’ da sottolineare che tali opportunità di lavoro (denominate “internships”) non sono solitamente difficili da trovare; spesso infatti vengono segnalate allo studente dall’Università stessa, o rese note grazie ad eventi come le fiere del lavoro o al passa parola tra studenti e professori.
 
Giunta quasi al termine del mio percorso universitario in Inghilterra, posso quindi affermare che la scelta di studiare all’estero mi ha ripagata in molti modi: mi ha arricchita grazie alle tante esperienze nuove e diverse che mi sono trovata ad affrontare, mi ha permesso di arrivare ad una conoscenza ormai molto avanzata dell'inglese ed ha accresciuto la mia autostima ed indipendenza, dando inoltre un “taglio” più internazionale alla mia istruzione, incrementando la mia apertura mentale e le opportunità di carriera per il futuro. Tornando indietro rifarei certamente la stessa scelta; che si tratti della University of Westminster o di altre istituzioni dello stesso paese, consiglierei l'Inghilterra a chiunque abbia l'intraprendenza e la voglia di affrontare una nuova sfida, che certamente cambierebbe la sua vita. 
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