26-06-2012

Lavorare e studiare a Bruxelles - Carriere Internazionali intervista Valentina Polylas

Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Alma Mater Studiorum - Università di Bologna nel luglio di 2006 e dopo una breve esperienza presso uno Studio di Avvocati sempre a Bologna, Valentina Polylas, ha conseguito un Master di II livello per Giuristi Internazionali che le ha offerto la possibilità di entrare come stagista all’Ufficio di Bruxelles della Regione Emilia Romagna nell’agosto del  2007. Nel settembre 2010 ha deciso di iscriversi ad un altro Master presso l’Università Sain Louis di Bruxelles, che frequenta con profitto dal lunedì al giovedì, dopo l’orario di lavoro.  
 
Valentina, come mai alla fine del Master per “Giuristi internazionali" presso l’Università di Bologna sei finita a Bruxelles? 
 
Il Master per “Giuristi internazionali” , promosso dal CIRDCE dell’Università di Bologna, prevedeva , oltre alla didattica frontale, un periodo di stage obbligatorio. Ho sostenuto diversi colloqui con la sede della Regione Emilia-Romagna a Bruxelles e sono stata selezionata per un tirocinio di 3 mesi , settembre-novembre, prolungato poi fino a dicembre.
 
Considerando il fatto che tu sia rimasta a lavorare lì immagino che il tuo lavoro sia stato molto apprezzato, che tipo di contratto ti è stato offerto dopo la stage?
 
Attualmente lavoro , con un contratto di collaborazione a progetto, come consulente della società ERVET s.p.a. presso l’Ufficio di Bruxelles della Regione Emilia-Romagna. 
 
Che cosa ti piace di più e cosa ti piace di meno del tuo lavoro?
 
Un aspetto positivo del mio lavoro è la versatilità. Mi occupo di monitoraggio di politiche e programmi a co-finanziamento diretto dell’UE, organizzo conferenze, visite di gruppi e missioni politico-istituzionali, lavoro in rete con altre regioni europee , rispondo alle diverse richieste provenienti dal territorio su tematiche europee. Allo stesso tempo, però, questa versatilità spesso non ti permette di entrare nei dettagli e approfondire singoli argomenti.
 
Come mai hai deciso di iscriverti ad un altro master? È legato al tuo lavoro attuale presso la rappresentanza della Regione Emilia Romagna a Bruxelles?
 
La scelta di proseguire gli studi è legata essenzialmente al mio lavoro. Avendo un background principalmente giuridico e svolgendo un lavoro legato quasi esclusivamente alle policies, ho ritenuto fosse importante integrare il mio percorso accademico con un master in studi europei più generalista. 
 
E per quale ragione hai scelto il Master della Facoltà Saint Louis in "Analisi interdisciplinare della costruzione europea"?
 
Oltre all’offerta formativa , ho scelto questo Master per approfondire la conoscenza della  lingua francese. Quasi tutti i corsi , con poche eccezioni, sono infatti in francese.
 
Come è organizzato questo Master?
 
Si tratta di un Master serale per lavoratori. I corsi si svolgono dalle 18 alle 21 dal lunedì al giovedì , con rientri talvolta il venerdì sera o il sabato mattina. Ci sono due sessioni di esame , gennaio e giugno, e una sessione di recupero a settembre. Per motivi di lavoro, è possibile chiedere di frequentare il Master su due anni anziché uno. 
 
In che cosa differisce principalmente da un Master italiano?
 
Chiaramente posso parlare per la mia esperienza evitando generalizzazioni. Il Master “Analisi interdisciplinare” è dedicato ad un pubblico già inserito nel mondo del lavoro (per questo, ad esempio, non è previsto il tirocinio). Per agevolare al massimo gli studenti-lavoratori, tutto il materiale viene fornito con largo anticipo, spesso anche prima dell’inizio dei corsi, attraverso le pagine web della facoltà. Si studia sulle dispense che gli stessi professori preparano e distribuiscono e sugli appunti presi a lezione. La digitalizzazione delle informazioni è utilissima e permette di accelerare non poco il lavoro. In alcuni casi, i professori interagiscono anche su dei fora on-line della facoltà, proponendo simulazioni degli esami.  Credo che una maggiore digitalizzazione (e conseguentemente un maggiore trasparenza) dei servizi universitari sia auspicabile anche in Italia. Per quanto attiene alla didattica, non ho riscontrato grandi differenze. Non vi è particolare interazione durante le ore di lezione (come spesso avviene nelle università anglosassoni) e non sono stati proposti esercizi di gruppo o presentazioni in classe. 
 
Secondo te, un Master all'estero è più o meno professionalizzante di uno italiano?
 
Anche in questo caso non credo esista una risposta univoca. La qualità di un master (in Italia e non) è data da tanti elementi: didattica, capacità dei singoli professori, un piano di studi coerente,  “rete” di contatti, tirocini previsti, servizi complementari offerti. Alla base di tutto c’è, inoltre, la motivazione personale. Un master non è in grado di per sé di garantire un lavoro e non può sopperire alla formazione professionale che solo una esperienza concreta di stage/lavoro può dare. Tuttavia, può offrire delle opportunità soprattutto a quelle persone che hanno intrapreso un determinato percorso di studio per passione e interesse personale.
 
Essendoti iscritta ad un Master, dopo 4 anni di lavoro, immagino tu sia favorevole all'approccio, peraltro sostenuto dall'UE, della formazione continua. Credi che gli enti, le istituzioni e le imprese favoriscono questo tipo di approccio?
 
Credo che taluni enti ed imprese lo facciano e che sia necessario continuare a stimolare l’apprendimento lungo l’arco della vita di tutti i lavoratori. Nel mio caso personale,  ho riscontrato, infatti, una importante sinergia e complementarietà tra il lavoro e lo studio. Concetti già studiati, grazie all’esperienza lavorativa venivano rielaborati in maniera diversa e forse più funzionale ai miei bisogni. Certo , il percorso di studio-lavoro è abbastanza faticoso ma premia i temerari!
 
Se dovessi dare un consiglio ad uno studente universitario italiano che vuole perseguire una carriera in ambito europeo quale sarebbe?
 
Sarà banale, ma per prima cosa laurearsi presto! La concorrenza è tantissima e i nostri colleghi europei cominciano il percorso accademico spesso con un anno o addirittura due di anticipo rispetto a noi. Oltre alla lingua madre, la conoscenza di almeno una lingua straniera oltre all’inglese ad un livello tale da  poter svolgere correttamente un lavoro. Un master può essere un valore aggiunto nella propria formazione e spesso è richiesto dai datori di lavoro.  Se non si hanno ambizioni in settori particolari, suggerisco un master  generalista. Avere delle conoscenze chiare sul processo decisionale europeo, la creazione del mercato interno e nozioni di bilancio dell’UE non può che essere un’ottima base di partenza per qualsiasi lavoro si intenda intraprendere!
 
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