11-06-2012

Fare l'Erasmus a Science Po di Parigi...

Mi sono laureata nel 2008 in Scienze delle politica e processi decisionali presso l’Università degli studi di Firenze. Ho scelto di fare le ricerche e di scrivere la mia tesi all’estero per il forte interesse rappresentato dal caso francese nella trattazione del mio lavoro, che verteva, nello specifico, nello studio della campagna elettorale presidenziale francese del 2007
Ho avuto la fortuna di vincere una borsa Erasmus per l’Istitut d’Études Politiques Sciences Po di Parigi e sono, quindi, partita alla volta della Ville Lumière per 9 mesi.
Oltre a fare ricerca per la mia tesi, ho potuto assistere a lezioni interessantissime e sostenere gli ultimi due esami della carriera universitaria in questa ottima e rinomata università.
Personalmente, consiglierei a tutti gli studenti italiani di intraprendere l’esperienza Erasmus perché ti offre l’occasione straordinaria di ampliare i propri orizzonti culturali e di conoscere persone da tutto il mondo, oltreché, ovviamente, imparare  un’altra lingua. 
Per quanto riguarda la mia esperienza a Sciences Po, devo ammettere che ho notato una notevole differenza tra il modo di studiare italiano e quello francese. La principale delle quali e’ l’esistenza di lezioni in preparazione per gli esami, che si svolgono sia con i professori di riferimento che con i maitre de conférence (spesso dottorandi della materia presso l’Università). 
L’esame si compone di due prove: un’esposizione orale da preparare a gruppi di 4/5 studenti e il classico orale con il professore. 
La parte dell’esposizione orale è quella che ho trovato più singolare, in quanto si richiede agli studenti una capacità di elaborazione delle nozioni apprese unita all’esposizione di una sintesi creativa delle problematiche inerenti ai temi trattati, nonché la capacità si sollevare spunti di riflessione alternativi alla tesi o all’approccio sviluppato dal docente o dai testi di riferimento.  In breve, se non c’è dialettica il professore non è contento, è quindi benvisto se non richiesto un approccio alla materia costruttivamente critico, fino alla netta confutazione di quanto detto a lezione. 
La preparazione di un esame dura circa tre/quattro mesi, ma gran parte del lavoro è fatto durante l’orario delle lezioni e delle conferenze e quindi, in vista dell’orale finale, non è necessario dedicare molto altro tempo allo studio individuale, come invece avviene classicamente nelle università italiane. 
Non solo credo che questa sia stata un’esperienza molto utile e formativa che rifarei senza dubbio, ma, se tornassi indietro, credo  che mi iscriverei direttamente ad  una specialistica  in Francia -o presumibilmente in un altro paese estero-, per il semplice fatto che l’organizzazione delle lezioni e degli esami è molto più efficiente che in Italia; per questo credo anche che, se avessi optato per questo percorso precedentemente, avrei terminato  l’università in tempi più rapidi. 
Faccio parte della generazione non fortunata che ha vissuto il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento e può darsi che l’aver subito tutti gli “effetti perversi” di questa travagliata transizione mi abbia lasciato un po’ il dente avvelenato ma, è altresì vero, che il sistema universitario francese mi ha molto colpito per la sua efficienza ed efficacia.
Non discuto assolutamente sulla qualità eccelsa della nostra formazione universitaria e non solo, tuttavia, purtroppo, la maggiore pragmaticità del sistema universitario francese ha finito per convincermi che, nel mondo accademico italiano, manchi una visione più realistica del mondo lavorativo nonché la consapevolezza dell’effettiva necessità di una formazione meno teorica e più specializzata per quegli studenti che non decidono di seguire la carriera accademica.  
Il consiglio principale che mi sento di dare prima di affrontare un’esperienza come questa è quello di non essere timidi bensì, una volta arrivati presso l’università straniera, fare molte domande e cercare il più possibile il contatto con gli studenti locali  e non. Partecipare alla maggior parte delle attività collaterali proposte dall’ateneo al fine di conoscere il più ampio numero di persone e quindi di approfittare appieno del fermento culturale dell’universita’ straniera prescelta. 
 
F.F.
 
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