Manca un mese ormai all’apertura del Festival delle Carriere Internazionali, ed anche a conclusione di quello che è stato il Tour per le maggiori università italiane sicuramente la volontà di continuare a portare avanti la voglia di conoscere, capire e comprendere quello che veramente è il mondo delle carriere internazionali si trova alla base della condivisione di queste esperienze. L’apporto maggiore per entrare in questo mondo è la ricca testimonianza degli ospiti con cui abbiamo avuto il piacere di collaborare durante questi mesi e che continueranno ad essere presenti in quelli futuri. Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Roberta Zaccagnini, Responsabile Ufficio Attivismo della sezione Italiana Amnesty International, che ha risposto alle nostre domande per carriereinternazionali.com.

Cara Roberta Zaccagnini, è stato un piacere collaborare con lei e usufruire della sua testimonianza durante i vari incontri formativi con i giovani. Spesso e soprattutto tra i giovani l’idea di carriera internazionale non è chiara e presenta una molteplicità di possibilità tra le quali è difficile orientarsi. Alla luce delle sua esperienza e del suo ruolo di Responsabile per l’Ufficio Attivismo in Amnesty International, Sezione Italiana, che cosa intende lei per Carriera Internazionale?

 

Sicuramente il mondo delle carriere internazionali è tanto vario quanto complesso. La possibilità di entrare in questo mondo significa, secondo la mia opinione, soprattutto l’opportunità di lavorare in una realtà basata su un modello di solidarietà internazionale in cui ogni diritto violato in qualsiasi parte del mondo, anche lontana, ci riguarda personalmente.

La realtà di Amnesty International  è una delle più dinamiche nell’ambito della cooperazione e sicuramente sarebbe un punto di forza per ogni giovane interessato al settore. Parlando di formazione pratica, quali sono le opportunità di collaborazione che Amnesty International offre ai giovani, studenti e laureati?

 

La realtà di Amnesty International è molto aperta ai giovani e alle persone in genere che sanno mettersi in gioco con la loro esperienza. Si va dallo stage, dal volontariato in sede alle opportunità di lavoro in tutti i settori in cui siamo organizzati: comunicazione, finance, services, educazione, campagne, policy e lobby, attivismo, raccolta fondi. La più grande opportunità che offre è quella di fare attivismo in qualsiasi parte d’Italia contribuendo così a una fortissima crescita personale in termini di conoscenze e, soprattutto, di competenze.

 

Grazie davvero per le parole spese a sostegno dei giovani e delle loro opportunità in questo ambito. Se potesse dare un ultimo consiglio alla luce di quanto detto, cosa direbbe ai nostri ragazzi?

 

Il mio consiglio più grande deriva sicuramente dalle esperienze maturate sul campo. Affiancare a uno studio rigoroso e appassionato che non trascura l’aspetto linguistico, una dimensione forte del fare in cui si vivono e si testano varie realtà del terzo settore, a livello di volontariato e attivismo. Alcune di queste esperienze sono dirimenti rispetto alla strada che può essere scelta tra le tante. Il criterio principale di scelta però dovrebbe essere quella del tempo: incamminarsi sulla strada in cui l’orologio non si guarda, ovvero quella che ci piace di più e che, più di tutte, incontra le nostre attitudini. Capire presto a quale livello di cambiamento si vuole operare (sul campo o meno, nella cooperazione o nell’advocacy, a contatto con i beneficiari o meno, nei programmi o nel fundraising, etc) è la prima e migliore garanzia per una scelta professionale felice.



A cura di Eleonora Mantovani
Carriereinternazionali.com

Alla conclusione del Tour delle Carriere Internazionali, quello che rimane di questa esperienza che ha toccato le maggiori università italiane è sicuramente la volontà di continuare a portare avanti la voglia di conoscere, capire e comprendere il mondo delle carriere internazionali. L’apporto maggiore per entrare in questo mondo è stata la ricca testimonianza degli ospiti con cui abbiamo avuto il piacere di collaborare durante questi mesi. Oggi abbiamo il piacere di presentarvi Maria Luisa Garofalo, HR Specialist di Medici Senza Frontiere Italia, che ha risposto alle nostre domande per carriereinternazionali.com.

 

Cara Maria Luisa Garofalo, è stato un piacere collaborare con lei e usufruire della sua testimonianza durante i vari incontri formativi con i giovani. Alla luce delle sua esperienza e del suo ruolo di Hr Specialist  in Medici Senza Frontiere, ci racconti della realtà della sua organizzazione

Medici Senza Frontiere: Indipendenti. Neutrali. Imparziali. MSF è un’organizzazione medico-umanitaria fondata nel 1971 da medici e giornalisti. MSF aiuta le persone in tutto il mondo, dove ce n’è più bisogno, fornendo assistenza medica alle popolazioni colpite da conflitti, epidemie, catastrofi naturali o escluse dall’assistenza sanitaria. Al momento ci sono progetti in corso in quasi 70 Paesi.

Per molti, MSF è sinonimo di équipe mediche d’emergenza che affrontano catastrofi, guerre ed epidemie in tutto il mondo. Non molti sanno che MSF fa anche qualcos’altro: testimoniare quello che vede, far sentire la voce delle persone che assiste, accendere i riflettori su crisi che continuano nell’ombra e nel silenzio. Per funzionare sul campo, la “macchina” di MSF ha bisogno di attività di sensibilizzazione, reclutamento degli operatori umanitari e raccolta fondi, attività svolte dalle varie sezioni tra cui quella italiana, attiva dal 1992. Da allora le attività di MSF sono cresciute senza sosta, grazie a un team di professionisti in comunicazione, fundraising, risorse umane e amministrazione che ogni giorno con il loro lavoro negli uffici internazionali supporta l’azione di MSF nei contesti più critici del pianeta.

Spesso e soprattutto tra i giovani l’idea di carriera internazionale non è chiara e presenta una molteplicità di possibilità tra le quali è difficile orientarsi. Che cosa intende lei per Carriera Internazionale?

Ci possono essere diversi tipi di carriera internazionale e, a seconda del tipo di organizzazione per la quale si lavora o del ruolo che si svolge, le variabili sono moltissime. Ciò che accomuna le diverse opzioni è un’elevata esposizione a contesti e colleghi con background diversi, culture ed esperienze diverse. Chi decide di intraprendere una carriera internazionale si apre a opportunità e sfide continue, difficoltà e soddisfazioni grandissime e, comunque, alla possibilità di soddisfare la sete di curiosità nei confronti del mondo. Un percorso professionale internazionale porta a una mobilità su una scala geografica maggiore e amplia le opportunità di carriera, offrendo un panorama e una scelta più vasta.

 

La realtà di Medici Senza Frontiere  è una delle più dinamiche nell’ambito degli interventi umanitari internazionali e sicuramente sarebbe un punto di forza per ogni giovane interessato al settore. Parlando di formazione pratica, quali sono le opportunità di collaborazione che MSF offre ai giovani, studenti e laureati?

Le opportunità che MSF offre a studenti e neo-laureati sono moltissime. Abbiamo 14 posizioni di Stage  e 4 di Servizio Civile aperte ogni anno, all’interno dei nostri team di Comunicazione, Raccolta Fondi, Risorse Umane e Finanza e controllo. I nostri percorsi formativi hanno generalmente una durata di sei mesi e i ragazzi che collaborano con noi hanno l’opportunità di osservare da vicino le attività di una ONG internazionale e di partecipare attivamente al loro svolgimento.

Per quanti sono interessati a svolgere attività di ricerca tesi o project work sulle attività di MSF, ci impegniamo, compatibilmente con la disponibilità del nostro staff, a fornire informazioni e dati relativi alle nostre attività.

Un altro modo che i giovani hanno di entrare in MSF è diventando Dialogatori, supportando la raccolta fondi dell’Organizzazione, attraverso un lavoro che permette di sviluppare doti di comunicazione e team work, conciliando anche la flessibilità del lavoro in turni.

Infine, MSF ha una rete di volontariato molto sviluppata, che conta 15 Gruppi Locali di volontari distribuiti su tutto il territorio nazionale, che supportano le attività dell’organizzazione in termini di sensibilizzazione e raccolta fondi.

 

Grazie davvero per le parole spese a sostegno dei giovani e delle loro opportunità in questo ambito. Se potesse dare un ultimo consiglio alla luce di quanto detto, cosa direbbe ai nostri ragazzi?

Il mio consiglio per chi ambisce a una carriera internazionale è quello di lanciarsi: non aspettate che le opportunità vi vengano a bussare alla porta ma uscite, andate a cercare cosa può offrirvi il mondo, mettetevi alla prova! Una volta individuato il percorso che vi interessa, concentratevi su quali sono i requisiti minimi (lingue, corso di studi, esperienze professionali ecc.) e cercate di ottenerli. Preparazione e proattività sono le parole chiave. Cercate di fare esperienza, anche il volontariato può essere fondamentale e permettervi di sviluppare competenze tecniche e trasversali che vi saranno preziose nel percorso lavorativo.

 

A cura di Eleonora Mantovani

Attivo in ambiente rappresentativo giovanile sin dal liceo, nel Parlamento Regionale dei Giovani della Regione Puglia, Walter Bruno si è dedicato ormai da anni ad esperienze internazionali, soprattutto europee, costruendosi un ruolino di tutto rispetto in particolar modo presso il Consiglio d’Europa e l’European Youth Forum (piattaforma che raccoglie varie organizzazioni giovanili europee), come delegato di TEJO (Organizzazione giovanile per l’Esperanto).
Insomma, una vita impegnata nonostante la giovanissima età che lo ha già portato molto spesso lontano da casa sua (Barletta, in Puglia). In occasione della Festa dell'Europa, Carriereinternazionali.com ha chiesto a Walter di raccontarci la sua esperienza  di  giovane “europeo”:

 

Perché hai iniziato la tua esperienza europea, dove hai trovato le tue motivazioni?
W: La mia motivazione non ha un vero e proprio momento di inizio. Sicuramente però due grandi spinte sono state l’esperienza al Parlamento Regionale dei Giovani, in Puglia ed entrare in contatto una lingua come l’esperanto. Al primo sono arrivato al mio quarto anno di liceo e ci sono rimasto per due anni. Si è trattato di un’esperienza che mi insegnato molto, ad esempio come lavorare e guidare un gruppo e come davvero va vissuta la politica da parte dei giovani, specie durante i nostri dibattiti con professori universitari sul tema dell’integrazione europea. La seconda invece l’ho conosciuta in rete, e poi sono entrato pian piano nel movimento esperantista, prima a livello locale poi nazionale e, oggi, internazionale ed è stata anche la fonte di tutte quelle piccole esperienze che ho avuto finora

 

L’esperienza europea ha influito sulla tua vita? Se sì, come?
W: Decisamente sì. La prima esperienza “europea” è stata la partecipazione alla grande “festa” dell’European Youth Event 2014 a Strasburgo, che ha condizionato la scelta del mio percorso di studi (Giurisprudenza comparata). Così come ha influito sul mio tempo, visto poi il crescente impegno richiesto. Anche la gestione delle relazioni personali ne ha risentito sia per il minor tempo dedicato alle vecchie amicizie sia con la nascita di nuovi legami come con il Presidente di TEJO, Michael Boris Mandirola a cui onestamente devo tante occasioni, ma ha influito molto anche sulle mie relazioni: molti dei miei amici oggi non sono italiani, ma spagnoli, austriaci, turchi, russi, greci, e con loro ho la fortuna anche di potermi confrontare e di “costruire ponti”, secondo me il miglior antidoto ai fili spinati

 

A tuo giudizio, quali sono state le capacità che ti hanno portato fino a Strasburgo?
W: Non credo di aver svolto un grande cursus honorum, né di essere arrivato in alto mi considero solo un giovane impegnato a livello europeo, come centinaia di ragazzi impegnati in maniera simile nell’European Youth Forum. Mi sento s fortunato ad essere parte di questa grande rete di persone. Bisogna sicuramente avere la mente sempre aperta alle novità e alle diversità, tanta voglia di realizzare qualcosa non da soli o per sé stessi, ma insieme agli altri e a vantaggio di tutti, e anche voglia di conoscenza. Per il resto, si impara crescendo: quando ho cominciato come rappresentante d’istituto del microfono dell’assemblea degli studenti ancora avevo un po’ paura e non avrei mai pensato di riuscire a cavarmela bene anche all’assemblea del Consiglio d’Europa. Quindi l’invito è sempre quello di mettersi alla prova

 

Pensi di sfruttare anche in futuro la tua esperienza internazionale, magari anche in ambito lavorativo?
W: Innanzitutto l’obiettivo è continuare questo impegno, a qualsiasi livello le occasioni si presenteranno. Il primo passo è sfruttare le esperienze fatte per farne sempre di nuove e migliori. Detto questo, la scelta universitaria comprende già l’ambito europeo, e di conseguenza tutti questi elementi, nel loro quadro d’insieme, influiranno anche sulla scelta del mio ambito lavorativo, in fondo credo che trasformare una propria passione nel proprio lavoro sia un sogno di tutti. Le occasioni di imparare nuove lingue e di arricchire il proprio curriculum ormai sono infinite nel panorama europeo, ed è sempre bene sfruttarle al meglio

 

Hai un ultimo messaggio o un consiglio che vorresti dare a chi come te ricerca esperienze europee e/o internazionali?
W: Consiglio vivamente di avvicinarsi al mondo delle associazioni e delle grandi organizzazioni giovanili internazionali non governative. Tra quelle che lavorano molto in ambito europeo, ad esempio con Erasmus+, l’European Youth Forum ne raccoglie decine, e moltiplicandole per le innumerevoli opportunità che offrono si ottiene un universo che permette di lasciare il proprio segno indelebile per un obiettivo più alto di noi, di scoprire culture diverse, di conoscere persone nuove ma anche, e forse soprattutto, di conoscere sé stessi.
Il mio motto, che porto con me ovunque porti il mio contributo, nel mio piccolo, è sempre uno: “Allargare gli orizzonti e costruire ponti”.

Grazie per avermi dato l’opportunità di condividere, con chi vorrà, questi miei pensieri

 

A cura di Marco Durante

Pubblicato in Europa.
Venerdì 8 Aprile, alla Luiss, una redattrice di carriereinternazionali.con ha incontrato una ragazza che all’apparenza sarebbe potuta sembrare una normalissima studentessa non molto diversa da lei. Tuttavia c’era un piccolo ingombrante particolare a distinguerla dal resto degli studenti: era la U.S. Youth Observer to the UN, Donya Nassar.
 
 
Lo U.S. Youth Observer to the UN è un programma annuale che designa un giovane, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, come delegato alle Nazione Unite.
Per un anno, il delegato ha il compito di coinvolgere i giovani nel lavoro delle Nazione Unite, ovvero di viaggiare sia nel proprio paese che in altri paesi membri per incontrare i giovani ed esplorarne necessità e richieste. Una volta raccolti i punti di vista, il delegato riporta tutte queste informazioni nel corso delle sessioni delle Commissioni e degli organi delle Nazioni Unite, quindi non solo presso l’Assemblea Generale, ma anche per esempio all’UNESCO Youth Forum e la Commissione sullo Status delle Donne.
 
Oggi carriereinternazionali.com ha incontrato una giovane donna impegnata in questa missione intensa e piena di sfide e opportunità. Si tratta di Danya Nasser, una ragazza di 23 anni, all’apparenza una come tante, ma che ha alle spalle un bagaglio di esperienze che farebbe invidia a qualsiasi alto funzionario di qualsivoglia organizzazione internazionale.  
 
Di origine iraniana, Donya ha studiato scienze politiche e studi di genere alla St. Johns University negli Stati Uniti, in cui si laurea con lode. Dopo esperienze al White House Office of Legislative Affairs, al Wilson Center’s Middle East Program e al Brennan Center for Justice, approda al Youth Young Women of Color Leadership Council, e allo stesso tempo diventa la più giovane Board Director della federazione americana di Planned Parenthood. Insomma, ascoltare la sua vita dona un significato alla parola impegno e stimolerebbe chiunque a fare di più. Questo il sentimento predominante tra gli studenti LUISS che hanno partecipato alla sua conferenza di presentazione presso l’ateneo lo scorso 4 aprile 2016.
 
Il suo curriculum non è tuttavia l’unico elemento che giustifica l’incredibile percorso di Donya. Ascoltare questa giovane donna rivela una conoscenza straordinaria del mondo e delle sue diversità. E’ proprio questo aspetto, a suo parere, ad averla distinta tra tutti i candidati alla posizione di Youth Observer to the UN nonostante la giovane età. Per Donya la giovane età costituisce un punto di forza: “L’età non definisce l’esperienza” ci dice, anzi, lei è convinta che ci sia l’impellente necessità che i giovani siano più coinvolti nel lavoro delle Nazioni Unite in modo che gli obiettivi delle organizzazioni internazionali possano riflettere anche le nostre necessità perché “un agenda che ignora 1.8 miliardi di giovani nel mondo diventerà obsoleta nel giro di 10 anni".  
 
Il programma “Youth Observer to the UN" non è portato avanti da tutti i paesi, la stessa Italia promuove l’iniziativa per la prima volta nel 2016.
Queste diversità tra i diversi paesi denotano una grande mancanza di riguardo verso i giovani, “proprio in questi paesi bisogna intervenire”, ci spiega Donya.
Tra i focus del lavoro di Donya come U.S. Youth Observer to the UN vi sono le questioni di genere nei paesi medio orientali. L’impegno in questa lotta deriva dalla sua storia personale. La madre iraniana fu costretta prima ad abbandonare gli studi liceali per un matrimonio combinato e poi a seguire il marito negli Stati Uniti, dove non le fu mai permesso di proseguire gli studi, di uscire, di seguire i suoi sogni. Per queste ragioni ogni giorno dal momento della loro nascita ha spinto le figlie a fare e ad essere ciò che lei non aveva potuto né fare, né essere.
 
Il background internazionale di Donya le permette di essere una risorsa fondamentale nel dialogo internazionale: “L’occidente non dovrebbe mai imporre le proprie visioni, abbiamo bisogno di persone che possano costruire dei ponti fra le culture”.
 
I progetti per il suo futuro sono in linea con le esperienze fin qui maturate. Mettendo insieme le sue grandi passioni, le abbiamo chiesto come crede che sia possibile essere sensibili alle questioni di genere ad un età in cui, fuori dal mondo del lavoro e dalla famiglia, ancora non ci colpiscono direttamente. “Le questioni di genere ci colpiscono dal momento in cui nasciamo. Magari sei sempre stata vestita di rosa o tua madre cucinava tutti i pasti. Ad una bambina diranno sempre -ma che carina!- mentre ad un maschietto complimenteranno l’intelligenza o la furbizia. Le donne vengono sempre giudicate per il loro aspetto, quando pensiamo a Michelle Obama spesso pensiamo a quanto sia bella, non ci ricordiamo mai che ha studiato a Princeton e ad Harvard.”
 
Femminista, impegnata, ambasciatrice dei giovani, Donya ci ricorda l’importanza di essere coinvolti. Le chiediamo un consiglio per la nostra generazione: “fate domanda a tutto ciò che vi capita davanti. Internship, lavori, volontariato. Qualsiasi cosa, purché sia qualcosa che vi appassioni. Non abbiate paura dei rifiuti, li supererete, ma nulla porta al successo più di cogliere ogni opportunità”. Anche noi non possiamo essere che d’accordo con Donya. Ciò che ci spinge e ci motiva a tenere vivo carrierinternazionali.com è proprio l’idea che la fortuna non esista, e che esista solo il momento in cui l’opportunità incontra il talento. Cogliamo le opportunità, facciamo esperienza, rimaniamo fedeli alle nostre passioni e un giorno quella ragazza che è solo apparentemente come me, potrebbe essere davvero me o te.

 

A cura di Alessandra Marsico
 

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