24-11-2017

I paesi con le peggiori condizioni di accesso all’istruzione femminile

In occasione della Giornata Internazionale delle Bambine lo scorso 11 ottobre, ONE ha pubblicato un nuovo rapporto che rivela che il paese dove è più difficile per una bambina andare a scuola è il Sud Sudan, seguito dalla Repubblica Centrafricana e dal Niger. Dall’indagine ONE dei “Paesi in cui è più difficile per le bambine ricevere un’istruzione” emerge che tra i primi dieci paesi nei quali le bambine non hanno accesso ad un’istruzione che potrebbe contribuire alla loro emancipazione e a combattere la povertà, nove si trovano sul continente africano e sono tutti Stati estremamente vulnerabili.

ONE è un’organizzazione internazionale sostenuta da oltre 8 milioni di persone, delle quali 70,000 in Italia, che opera con campagne e attività di sensibilizzazione per combattere la povertà estrema e le malattie prevenibili. Apolitica, ONE mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e a lavorare di concerto con i leader politici per combattere l’AIDS e le malattie prevenibili, aumentare gli investimenti per l’agricoltura e l’alimentazione e chiedere ai governi maggiore trasparenza nei programmi di lotta alla povertà.

 Il rapporto, unico nel suo genere, evidenzia inoltre alcuni dei molteplici ostacoli che ancora impediscono alle bambine di accedere ad un’educazione di qualità. Nel Sud Sudan, il 73% delle bambine di età compresa tra 6 e 11 anni non frequenta la scuola, mentre nella Repubblica Centrafricana si conta un insegnante ogni 80 studenti.

Gayle Smith, Presidente e CEO di ONE, ha dichiarato: “A oltre 130 milioni di bambine e ragazze viene ancora negato l’accesso all’istruzione e questo significa che il mondo rischia di non poter contare sulla leadership di oltre 130 milioni di potenziali ingegneri, imprenditrici, insegnanti e donne impegnate in politica. Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza mondiale destinata a perpetuare le condizioni di povertà.”

 “Sul continente africano, oggi, milioni di bambine e ragazze non sono andate a scuola oppure hanno dovuto camminare per ore, in condizioni spesso pericolose, per poterci andare o sono rimaste in classe senza un insegnante o senza libri di testo. Non si tratta solo di aumentare il numero delle bambine che frequentano la scuola, bisogna pensare alle donne che diventeranno: istruite, con un buon livello di autonomia e un lavoro.”

 La graduatoria è stata compilata in base ad una serie di dati globali relativi a undici fattori che riflettono l’esperienza scolastica delle bambine, quali i tassi di completamento dei cicli scolastici, il grado di alfabetizzazione della popolazione femminile e il rapporto numerico allievi/insegnante. Non è stato possibile inserire nella lista alcuni paesi, tra cui Somalia e Siria, poiché per alcuni di essi non erano disponibili dati sufficienti relativi alla popolazione scolastica femminile.

Il prossimo febbraio i Grandi della Terra, tra cui il governo italiano, saranno invitati a rifinanziare il Partenariato mondiale per l’Istruzione (Global Partnership for Education), un fondo internazionale che promuove l’istruzione nei paesi in via di sviluppo.

 Gayle Smith ha quindi concluso: “Nel 2018 i leader avranno l’opportunità di segnare una svolta decisiva nell’emergenza educativa delle bambine, iniziando col finanziare integralmente il Partenariato mondiale per l’Istruzione. Si tratta di una crisi globale che richiede una risposta urgente.”

 Firma anche tu la petizione che chiede ai leader di rifinanziare interamente il Global Partnership for Education e prova ad indovinare i 10 paesi (il nostro quiz diventato virale)!

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