La redazione di Carriereinternazionali.com da grande attenzione ai problemi sociali soprattutto se di rilevanza internazionale. Come nel caso della Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne vogliamo dare voce ad un problema che affligge centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo: la mutilazione genitale femminale in occasione della giornata mondiale per la lotta contro questa grave forma di abuso fisico e psicologico.
 
Le mutilazioni genitali femminili (MGF), note anche come asportazione dei genitali e circoncisione femminile, sono definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come "tutte quelle procedure che implicano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni di organi genitali femminili per motivi non medici".

Queste mutilazioni,in particolare l'infibulazione, vengono molto spesso considerate parte di alcune culture religiose, prevalentemente islamiche. In realtà si praticano in società di religione sia islamica che politeista e cristiana (copta, cristiana ortodossa, protestante, giudaica), pur essendo pubblicamente condannate in ciascuna di esse.
Non c'è alcun dubbio che questa pratica, eseguita in età differenti a seconda della tradizione, danneggi le donne fisicamente e psicologicamente, dato che può causare malattie e perfino la morte.
In alcuni Stati del corno d'Africa, come per esempio Gibuti, Somalia ed Eritrea, ma anche Egitto e Guinea, l'incidenza del fenomeno è altissima, toccando addirittura il 90% della popolazione femminile.
Si stima che in Africa, il numero delle donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 120 milioni. Prendendo in considerazione gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa 3 milioni di bambine sotto i 15 anni si vada ad aggiungere a queste statistiche.
Si registrano casi di MGF anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità, e che quindi sono difficili da censire statisticamente.
Nel corso degli anni, molte sono state le campagne che hanno posto al centro dell’attenzione questo tema.
Già negli anni ’90, una campagna per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili fu lanciata dall’attuale ministro degli affari esteri Emma Bonino. Il ministro, a fianco dell’organizzazione No Peace Without Justice (NPWJ) , organizzò eventi, iniziative e conferenze sull'argomento con politici europei e africani.
Nel 2006, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ha pubblicato la Legge 09/01/2006 n. 7, recante "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile", diffuse ormai da lungo tempo anche e soprattutto in Italia. Questa legge, chiamata "Legge Consolo" (dal nome dell'On. Giuseppe Consolo, proponente e primo firmatario), detta "le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine".
Successivamente, nel 2008, il ministro Mara Carfagna, si è adoperata per attuare una campagna di sensibilizzazione sul tema della mutilazione genitale femminile, definendola "una barbarie inaccettabile, una palese violazione dei diritti della donna, in particolare del diritto alla salute e all'integrità fisica della bambina e della donna".
Siamo nel 2010, quando viene rilanciata la campagna contro le mutilazioni genitali femminili  da parte del ministro Emma Bonino, dei Radicali Italiani e di No Peace Without Justice.
Grazie a questa iniziativa, sono state raccolte firme per un appello di messa al bando di questa pratica da presentare all’Assemblea delle Nazioni Unite.
Nel 2012, è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili.
Questa risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.
Nel febbraio 2013, è stata lanciata una petizione “Stop alle Mutilazioni Genitali“ da Plan Italia e Nosotras al fine di chiedere al futuro governo italiano di impegnarsi a porre fine alle mutilazioni genitali femminili in Italia e nei Paesi dove ancora viene praticata.
In tutto il mondo, grazie all’impegno di organizzazioni internazionali, governi e organizzazioni della società civile, si registra un progresso verso l’abbandono della pratica.
La Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite sollevò il problema nel 1952, ma solo nel 1984 l'ONU creò un Comitato Interafricano contro le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e dei bambini" (IAC), con sede a Dakar.
Dai primi Anni '90 le MGF vengono riconosciute dalla comunità internazionale come una grave violazione dei diritti delle donne e delle bambine. 
All’interno del contesto internazionale la condanna della pratica delle MGF si articola in tre dimensioni: la tutela dei Diritti Umani, dei diritti della Donna e dei diritti del Bambino.
La pratica delle MGF, viene condannata dalle Nazioni Unite, facendo riferimento in primis all'Art. 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 ("Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a punizioni crudeli, inumane o degradanti") e poi alla solenne Dichiarazione di Ginevra del 1997, promulgata da tre Agenzie dell'ONU - il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia - dove per mutilazioni genitali femminili si intendono "tutte le procedure che comportano la rimozione parziale dei genitali esterni femminili o altri interventi dannosi sugli organi genitali tanto per ragioni culturali che per altre ragioni non terapeutiche".
In Europa, il Consiglio d'Europa assimila le mutilazioni genitali femminili alle pratiche di tortura, facendo esplicito riferimento all'Art. 3 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali" del 1950:
"Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
 
Per approfondimenti sulla condizione femminile, vai al nostro speciale sulla Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne e all'articolo di approfondimento
 
 
Pubblicato in Istituzioni
L' International Criminal Tribunal for Rwanda mette a disposizioni posti per stagisti tutto l'anno. non perdere l'occasione e indica il periodo che preferisci.
 
 “Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Nazioni Unite e Organizzazioni Internazionali” 
 
Ente: Riconoscendo le gravi violazioni del diritto umanitario commesse in Ruanda, e agendo ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, il Security Council ha creato l’International Criminal Tribunal for Rwanda (ICTR), con delibera 955 dell'8 novembre 1994. Lo scopo di questa misura è quello di contribuire al processo di riconciliazione nazionale in Rwanda e al mantenimento della pace nella regione. L’ ICTR è stato istituito per il perseguimento di persone responsabili di genocidio e di altre gravi violazioni del diritto umanitario internazionale commesse nel territorio del Ruanda tra il 1 ° gennaio 1994 e il 31 dicembre 1994.

Dove: Arusha, Repubblica Unita della Tanzania

Destinatari: Studenti attualmente iscritti in un corso di laurea magistrale (o equivalente) o in un dottorato

Quando: E’ possibile candidarsi tutto l’anno, la durata dell’internship va da 2 a 6 mesi
Scadenza:

Descrizione dell’offerta:
-    Fornire ai partecipanti importanti esperienze pratiche utili al
loro ambito di studio
-    Promuovere, tra i partecipanti, una migliore comprensione dei principali problemi globali
affrontati dal tribunale e dare loro un'idea di come i tentativi dell’ ICTR siano finalizzati a trovare soluzioni ai problemi di natura internazionale
-    Per esporre i partecipanti dell’ ICTR alle sue politiche e ai suoi programmi.

Requisiti:
-    I candidati devono essere attualmente iscritti in una laurea (Master o equivalente) o post-laurea di programma (PhD)
-    I candidati che perseguono i loro studi in paesi in cui l'istruzione superiore non è diviso in corsi di laurea e le fasi laureati devono aver completato almeno tre anni di studi universitari
-    I candidati devono avere la padronanza di inglese e / o francese . Conoscenza di Swahili e / o Kinyarwanda sarebbe un bene

Documenti richiesti: Lettera motivazionale e approvazione dell’istituto di appartenenza

Retribuzione: non prevista

Guida all’application:
I candidati devono indicare con chiarezza e precisione la loro particolare campo di interesse e / o
presentare un argomento per una tesi o di carta sul Diritto Umanitario / umano internazionale
diritto / diritto penale internazionale / Diritto / Diritto internazionale comparato.

I candidati che sono interessati a presentare domanda per il programma di Tirocinio presso ICTR devono presentare debitamente compilato modulo di domanda
(Allegato A, rintracciabile sul sito dell’offerta), indirizzata al Tirocinio Coordinatore e accompagnato da una lettera di presentazione specificando le ragioni per l'applicazione , nonché come almeno due riferimenti scritti che affrontano le problematiche descritte nell'allegato B. Il modulo di domanda deve essere corredato dei seguenti documenti:
- Copia del più recente certificato di laurea
- Un campione di lavoro di ricerca / corso relativi all'area di assegnazione preferito redatto in inglese o in francese
- L' approvazione ufficiale dell’ istituto scolastico dello studente (timbro ufficiale nel modulo di domanda e nella lettera) 

Informazioni utili:
Il clima della Tanzania e di tipo tropicale durante tutto l’anno, con significative variazioni, in genere più caldo lunga la costa e temperature più fresche sugli altipiani.
I mesi da maggio a ottobre, corrispondono alla stagione secca, sono ideali per le visite nei parchi del Sud (Ruaha, Selous) e Sud-Ovest (Gombe, Mahale) ma offrono anche fantastiche opportunità per vedere gli animali nei parchi del Nord, Serengeti, Tarangire, Ngorongoro, in quanto la siccità fa sì che gli animali si concentrino in prossimità delle pozze d’acqua. La stagione delle lunghe piogge va da fine marzo a fine maggio mentre quella delle brevi piogge da fine ottobre ai primi di dicembre. Il periodo più caldo è compreso tra dicembre e marzo, è il momento ideale per assistere alle migrazini nel parco del Serengeti. La stagione secca è anche il periodo migliore per il trekking sui monti Kilimanjaro e Meru, e lungo la costa le temperature sono assolutamente ottimali.
La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria esclusivamente per i viaggiatori provenienti da Paesi dove tale malattia è endemica (Kenya, Ethiopia, ecc.), anche nel caso di solo transito aeroportuale, se questo è superiore alle 12 ore ed in ogni caso se si lascia l’aeroporto di scalo. Si consiglia, comunque, anche a coloro che provengono da Paesi in cui tale malattia non è endemica, di munirsi del certificato di vaccinazione contro la febbre gialla.
Consigliata la profilassi antimalarica soprattutto per le zone costiere. Nella stagione secca si riduce il rischio di contrarre questa malattia.
Per ulteriori informazioni in merito recarsi sul sito di riferimento


Link utili:
sito ICTR

Contatti utili:
Il Coordinatore Stages
UNICTR
P.O. box 6016
Arusha
Tanzania
(Attenzione : Ms Felicia Madigane)
Tel : ( +1 ) ( 212 ) 963 2850
( +255 ) ( 27) 250 4367 -72 o 250 4207-11
 
 
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Nome dell'ente: International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY). Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia
 
Chairman: Dal 17 novembre 2015 il Presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia è il giudice Carmel Agius (Malta), già eletto in precedenza nel 2001 e nel 2004. Suoi predecessori sono stati: Theodor Meron (USA; 2011-2015), Patrick Robinson (Giamaica; 2008 – 2011), Fausto Pocar (Italia; 2005 - 2008), Theodor Meron (USA; 2002-2005), Claude Jorda (Francia; 1999-2002), Gabrielle Kirk-McDonald (USA; 1997-1999) e Antonio Cassese (Italia; 1993-1997). 
Per quanto riguarda la Procura del ICTY, la carica di Procuratore è ricoperta dal 1º gennaio 2008 da Serge Brammertz (Belgio). Suoi predecessori sono stati: Ramón Escovar Salom (Venezuela, 1993–1994), Richard J. Goldstone (Sud Africa, 1994–1996), Louise Arbour (Canada, 1996–1999) e Carla Del Ponte (Svizzera, 1999–2007), che è stata contemporaneamente anche procuratore per il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda fino al 2003. 
 
Data di fondazione: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia, è stato fondato il 25 Maggio 1993 dalle Nazioni Unite come risposta alle atrocità perpetrate nelle cosiddette "guerre jugoslave", ovvero in Croazia (1991-95), in Bosnia-Erzegovina (1992-95), in Kosovo (1998-99) e in Macedonia (2001). 
L’ICTY è stata la prima corte per crimini di guerra costituita in Europa dopo la seconda guerra mondiale, dopo i processi di Norimberga e Tokio.
Essa è stata istituita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite secondo quanto prescritto dal Capito VII della Carta delle Nazioni Unite.
 
Collocazione: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia si trova nei Paesi Bassi, all’Aia. Il Tribunale dispone, inoltre, di due uffici distaccati a Sarajevo e Belgrado.
 
Indirizzo di posta dell’ICTY all’Aia:
UN-ICTY
P.O. Box 13888
2501 EW The Hague, The Netherlands
 
Ufficio Risorse Umane:
ICTY- Human Resources
P.O. Box 13888 / 2501 EW The Hague, The Netherlands
Tel.: +31 70 512 8656 / Fax: +31 70 512 8843
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Ufficio del Procuratore:
Tel: +31 (0)70 512 8958
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Outreach office in Sarajevo:
UN ICTY Sarajevo Field Office
Fra Andjela Zvizdovica 1 t.A
71000 Sarajevo 
Bosnia and Herzegovina
Tel: +387 (0)33 568 530
Fax: +387 (0)33 568 547
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Outreach office in Belgrade:
Jevrema Grujića 11 
11000 Beograd 
Serbia 
Tel: +381 (0)11 306 5467 
Fax: +381 (0)11 306 6090 
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Obiettivi: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia è chiamato a giudicare gli eventi avvenuti in 4 quattro conflitti: in Croazia (1991-1995), in Bosnia-Erzegovina (1992-1995), in Kosovo (1998-1999) ed in Macedonia (2001).
I reati perseguiti e giudicati da parte del ICTY sono principalmente quattro:
- Gravi infrazioni alla Convenzione di Ginevra del 1949
- Crimini contro l’umanità
- Genocidio
- Violazioni delle consuetudini e del diritto bellico
 
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  
La Corte può processare solamente persone fisiche; questo implica che la sua giurisdizione non può essere applicata ad alcuno Stato, partito politico o organizzazione.
Il Tribunale è composto di due Camere di prima istanza di tre giudici ciascuna e una Camera di appello composta da cinque giudici.
Essa funziona in base ad uno Statuto allegato alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha istituito la Corte ed ad un Regolamento che il Tribunale stesso si è dato.
Lo Statuto prevede la priorità (privacy) del Tribunale rispetto alle Corti nazionali, nel senso che, su richiesta del Tribunale medesimo, le Corti devono spogliarsi della propria competenza (art.9 par. 2) e gli Stati che detengono il presunto criminale devono consegnarlo al Tribunale.
Il regolamento, invece, disciplina la procedura ma contiene anche norme sostanziali come l’articolo 101 in materia di pene, di circostanze aggravanti e attenuanti.
Il Tribunale, attualmente, impiega circa 1.200 persone che si distribuiscono nelle sue componenti principali (le Camere Giudicanti, la Cancelleria e la Procura).
 
Opportunità dell'Ente:
Il Tribunale offre un’ampia gamma di opportunità di lavoro e internship nel campo del diritto penale, diritto internazionale, diritto umanitario, scienze sociali e amministrazione.
Le lingue di lavoro del Tribunale sono l’inglese e il francese, in alcuni casi la conoscenza delle lingue delle regioni coinvolte dai conflitti perpetrati nella ex-Jugoslavia, come il Bosniaco, il Croato, l’Albanese, il Macedone o il Tedesco può essere utile.
 
Gli incarichi presso l'ICTY sono di solito di un anno, soggetti ad estensione e limitati al Tribunale. Le condizioni di servizio sono disciplinate dalle Regole e Regolamenti previsti per lo staff delle Nazioni Unite (United Nations Staff Rules and Regulations).
Le offerte previste sono:
- Professional Service Positions (P-Level) 
- General Service Positions (G-Level)
- Internship
 
Il programma di internship assegna  stagisti per ogni organo del Tribunale, ovvero Registry, le Camere giudicanti e l'Ufficio del Procuratore.
 
Internship presso il Registry: il Registry è il responsabile della comunicazione, del sistema di assistenza legale, della supervisione della Detention Unit, della gestione delle aule e del mantenimento dei rapporti diplomatici con gli Stati e i propri rappresentanti.
Gli stagisti che fanno domanda per uno stage presso il Registry devono avere le seguenti competenze: capacità di compiere una ricerca legale sui temi del diritto pubblico internazionale, sul diritto private internazionale, diritto umanitario, diritto penale; capacità di redigere documenti legali e corrispondenza; assistenza nelle negoziazioni e specifici progetti.
Questo tipo di internship è riservato ai candidate specializzati in Giornalismo, Traduzione e Interpretariato e Informazione Tecnologica.
 
Internship presso le Camere (periodo minimo di tre mesi): il lavoro delle Camere consiste nel fornire supporto legale ai giudici durante le fasi di  processi e appelli. Le Camere supportano i Giudici anche in altre attività, come per esempio l’assistenza durante i loro contributi negli emendamenti alle Regole di Procedura.
Generalmente gli stagisti sono assegnati allo staff di una Camera per dare supporto ad un singolo caso.
Le funzioni di uno stagista che fa domanda per un internship alle Camere dell'ICTY comprendono: ricerca e preparazione di memoranda; contributo nella preparazione di bozze di Decisioni, Ordini e parti di Giudizi; capacità di ricerca, osservazione dei processi, assistenza nella gestione dei documenti di prova e scrittura di report sui processi; partecipazione all'analisi e alle discussioni.
I candidati per l’internship legale nelle Camere devono essere almeno nell’anno conclusivo dei propri studi di giurisprudenza o law school.
 
Internship presso l'Ufficio del Procuratore (periodo minimo di tre mesi): ai candidati per l’internship presso l’Ufficio del Procuratore è richiesto di essere iscritti all’anno conclusivo del proprio percorso di studi legali. È particolarmente importante per i candidati avere un legal training o un’esperienza in campo di diritto penale internazionale o diritto umanitario. La conoscenza della lingua inglese è essenziale. La conoscenza del francese o delle lingue dei territori colpiti dal conflitto può costituire un asset.  
In questo caso gli internship sono divisi in:
Trial Section
Ai candidati sarà richiesto di assistere i magistrati nella preparazione dei capi di imputazione ed esami incrociati, le prove dei testimoni, la ricerca e la stesura di parti di movimenti e slip finali, la classificazione e preparazione delle prove per il processo. Gli stagisti potranno anche effettuare la ricerca su questioni di diritto penale comparato ed internazionale, preparare un progetto di ordine del giorno o documenti di discussione per le riunioni di legge e redigere i relativi verbali, redigere corrispondenza legale, ed eseguire altre attività di litigations. Gli stagisti saranno chiamati anche a svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali.
Appeals Section
I tirocinanti assistono l'Ufficio del Procuratore nella conduzione di ricerche giuridiche e nella redazione di memoranda su questioni di diritto internazionale umanitario e del diritto penale internazionale, oltre che nella preparazione delle audizioni dinanzi al Tribunale di Appello. Gli stagisti possono anche svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali.
Immediate Office of the Prosecutor 
Gli stagisti avranno l'opportunità di lavorare a stretto contatto con il management dell'Ufficio del Procuratore, compreso il procuratore stesso. Gli stagisti dovranno assistere preparando progetti, tra cui: supporto su questioni legali per il processo e gli appelli delle sezioni; questioni inerenti a casi di trasversale importanza per l'OTP, discorsi, relazioni e altri materiali per la procura, di comunicazione con l'autorità diplomatica e la comunità delle ONG, e le questioni istituzionali.
Gli stagisti saranno chiamati a svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali. In questo caso la conoscenza della lingua olandese è considerata un asset.
 
Link utili:
Sito ICTY
Pagina con le posizioni professionali aperte 
 
Maria Chiara Propoerzi
 
Pubblicato in Istituzioni
Nome dell'ente: Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale
 
Chairman: Il 6 Febbraio 2015 la Corte ha eletto il Giudice Ronny Abraham (Francia) come proprio Presidente e il Giudice Abdulqawi Ahmed Yusuf (Somalia) come Vice Presidente dell'ICJ. La carica elettiva ha una durata di tre anni.
 
Data e processo di fondazione: La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Fu istituita nel giugno 1945 dallo Statuto delle Nazioni Unite e cominciò a lavorare nell'aprile 1946.
La creazione della Corte ha rappresentato il culmine di una lunga storia di metodi di pacificazione delle dispute internazionali, le cui origini possono essere ricondotte fino ai tempi antichi. 
Lo scoppio della seconda Guerra mondiale nel Settembre 1939 ebbe inevitabili conseguenze sulla Corte permanente di giustizia internazionale, l'istituzione giuridica della Società delle Nazioni. Già nel 1942 il Segretario di Stato degli Stati Uniti e il Ministro degli Esteri inglese si dichiararono favorevoli alla fondazione o ri-fondazione di una corte internazionale al termine della guerra, tanto che istituirono un Comitato inter-alleato volto a studiare un eventuale ampliamento della giurisdizione della Corte permanente di giustizia internazionale.
Dopo la Conferenza di Mosca del 30 ottobre 1943, gli Alleati firmarono una dichiarazione congiunta che affermava la volontà di fondare prima possibile un’organizzazione internazionale aperta a tutti gli Stati per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Questa dichiarazione portò le quattro potenze a Dumbarton Oaks, con la conseguente pubblicazione, nell'ottobre del 1944, delle proposte comuni volte ad istituire un'organizzazione internazionale generale, che includesse una corte internazionale di giustizia. 
Il passo successivo fu la convocazione di una riunione a Washington, nell'aprile 1945, di un comitato di giuristi che rappresentavano 44 Stati membri. A tale Comitato, sotto la presidenza di GH Hackworth (Stati Uniti), fu affidata la preparazione di un progetto di statuto per la futura corte internazionale di giustizia, da sottoporre alla Conferenza di San Francisco, che fra aprile e giugno 1945 doveva redigere la Carta delle Nazioni Unite.
Il progetto di statuto elaborato dalla commissione si basò sullo statuto della Corte permanente di giustizia internazionale ed era quindi non un testo completamente nuovo. Il Comitato, tuttavia, si sentì costretto a lasciare una serie di questioni aperte che a suo parere dovevano essere decise dalla Conferenza: doveva essere creato un nuovo giudice? Quale doveva essere la missione della corte come principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite? Qualora la competenza del tribunale fosse divenuta obbligatoria, in che misura sarebbe stato possibile? Come dovevano essere eletti i giudici?
Le decisioni definitive su questi punti, e sulla forma definitiva dello Statuto della ICJ, furono prese alla Conferenza di San Francisco. La Conferenza decise contro la giurisdizione obbligatoria e in favore della creazione di un nuovo giudice, che sarebbe un organo principale delle Nazioni Unite, sullo stesso piano, come l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, l'Amministrazione Fiduciaria Consiglio e il Segretariato, e con lo Statuto allegato alla (e facente parte) Carta delle Nazioni Unite. 
Il primo caso della Corte Internazionale di Giustizia fu presentato nel maggio 1947. Si trattava della risoluzione degli incidenti avvenuti nel Canale di Corfù e fu portato alla Corte dal Regno Unito contro l'Albania.
 
Collocazione:  La Corte Internazionale di Giustizia si trova all’Aia, nei Paesi Bassi.
 
International Court of Justice Peace Palace
Carnegieplein 2
2517 KJ The Hague
Netherlands
Telephone: 31 (0)70 302 23 23
Fax: 31 (0)70 364 99 28
 
Obiettivi: La Corte Internazionale di Giustizia ha sia la funzione di dirimere controversie fra Stati, sia una funzione consultiva in quanto può dare pareri su qualsiasi questione giuridica all’Assemblea generale o al Consiglio di Sicurezza oppure ad altri organi su autorizzazione dell’Assemblea. Tali pareri non sono né obbligatori né vincolanti, non essendo alcun organo obbligato a richiederli o a conformarvisi dopo averli richiesti.
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  La Corte può intrattenere due tipi di casi: casi di contenzioso tra Stati e richieste di pareri consultivi su questioni giuridiche avanzate dagli organi delle Nazioni Unite e delle agenzie specializzate (atti di consulenza).
 
- Casi di Contenzioso: solo gli Stati (ovvero, gli Stati membri delle Nazioni Unite, Stati non facenti parte delle Nazioni Unite ma che ne hanno accettato la giurisdizione in determinate condizioni) possono essere soggetti a casi controversi.
 
- Atti di Consulenza: i procedimenti consultivi dinanzi alla Corte sono aperti esclusivamente ai cinque organi delle Nazioni Unite e alle 16 agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza possono chiedere pareri consultivi su "qualunque questione giuridica". Altri organi delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate dell'ONU sono autorizzati a chiedere pareri consultivi solo con riferimento a "questioni giuridiche che sorgano nell'ambito delle loro attività".
Quando si riceve una richiesta di parere consultivo, la Corte, in modo che possa esprimere il proprio parere con piena cognizione di causa, è autorizzata a detenere atti scritti e orali, alcuni aspetti dei quali richiamano il procedimento nei casi controversi. In teoria, la Corte può fare a meno di tali procedimenti, ma non ha mai rinunciato a loro interamente.
 
Qui è possibile leggere i comunicati stampa con le ultime notizie dell'ICJ.
 
Opportunità dell'Ente:
Ogni anno l'ICJ invita i candidati in possesso dei requisiti a partecipare all'University Traineeship Program. Il programma fu stabilito nel 1999 al fine di permettere ai giovani laureati in Legge di fare un'esperienza pratica lavorando all'interno dell'ICJ. Tale esperienza altamente formativa consente di migliorare la comprensione della legge internazionale e dei processi della Corte, partecipando attivamente al lavoro di quest'ultima sotto la supervisione di un giudice responsabile.
Clicca qui per maggiori informazioni.
 
Su questa pagina è invece possibile consultare le posizioni lavorative aperte.  
 
Link utili:
Sito ICJ 
 
 
Maria Chiara Properzi
 
Pubblicato in Istituzioni
In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) intervista a Cristiano Gentili, funzionario internazionale per i Paesi del Sud del mondo e scrittore
In ricordo del giorno in cui l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948), il 10 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) per non dimenticare principalmente che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” (Articolo 1, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). 
Proprio gli ideali di libertà,eguaglianza e fratellanza hanno spinto Cristiano Gentili a lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. Cristiano Gentili è stato funzionario internazionale per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, OIM (International Organization for Migrations, IOM) operando sul campo nei Balcani, in Africa, Asia e America del Sud. 
Alla luce delle numerose tragedie del mare cui si assiste troppo spesso recentemente e in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani abbiamo chiesto a Cristiano Gentili di condividere con noi la sua esperienza nel settore dell’emergenza umanitaria e della tutela dei diritti dei migranti. 
Durante l’intervista, a Cristiano Gentili abbiamo chiesto di: parlare della sua esperienza professionale; sottolineare le difficoltà che si riscontrano nel garantire efficacia ai mezzi di tutela dei diritti umani nel rispetto di culture estranee a quelle dei cosiddetti “Paesi occidentali”; fornire delle linee guida per chiunque fosse interessato ad iniziare la sua stessa carriera a livello internazionale.   
 
Il 10 dicembre p.v. si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Per tanto tempo hai lavorato presso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) cercando, in particolare, di preservare la dignità umana dei migranti. Com’è iniziata la tua esperienza nell’Organizzazione e, in particolare, di cosa ti sei occupato? 
Sin da quando ho iniziato l’università il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. 
Grazie all’interesse dell’OIM sull’argomento della mia tesi di dottorato ho avuto la possibilità di collaborare con questa organizzazione e di svolgere la ricerca “sul campo”, in Kosovo. Ho iniziato con un contratto di consulenza, per poi ottenere un contratto da Junior Professional Officer (JPO) e da Professional. Nei dieci anni con l’IOM mi sono occupato di sviluppo, incentrandomi sulla relazione tra migrazione e sviluppo economico, e di aiuti umanitari lavorando in Sudan e nel Sud Sudan e a Banda Aceh dopo lo Tsunami del 2004. L’incarico più gratificante è stato anche il più breve purtroppo: solo cinque mesi sull’Isola di Lampedusa fornendo supporto ai migranti che raggiungevano l’Italia dalle coste del Nord Africa.
 
La tua esperienza professionale sul campo ha avuto luogo in posti del mondo caratterizzati da una concezione dell’individuo/della comunità ben diversa da quella che vige nei cosiddetti “Paesi occidentali”. Di conseguenza, ciò ha un impatto anche sull’implementazione dei meccanismi di tutela dei diritti umani. Da questa constatazione nasce anche la discussione sul ruolo delle Organizzazioni internazionali o delle ONG, tematica che emerge anche nel tuo romanzo “Ombra bianca” che parla delle condizioni in cui sono costretti a vivere gli albini africani. Secondo te è possibile per questi Enti (occidentali) riuscire a tutelare effettivamente i diritti umani nel rispetto della cultura locale. E se si, in che modo?
“Ombra Bianca” è un romanzo corale sull’Africa che mi ha permesso di offrire uno spaccato dei principali problemi che affliggono la vita di questo continente, tra cui appunto il dramma degli africani con albinismo. In un mondo globalizzato come questo, dove gli interessi ed equilibri politici ed economici sono molto più importanti della tutela dei diritti umani, è sempre più difficile la tutela dei diritti fondamentali nel rispetto di una cultura locale. Molto spesso sia le Organizzazioni Internazionali sia le ONG implementano i propri programmi sulla base delle proprie priorità e, spesso, tenendo in considerazione le aspettative e la volontà dei Paesi/Enti donatori. Tuttavia, le Organizzazioni sono fatte di persone e, per fortuna, ce ne sono ancora molte dai forti ideali … auguriamoci che queste raggiungano posizioni apicali il prima possibile.
 
Che tipo di percorso accademico consiglieresti di intraprendere a chiunque volesse iniziare la tua stessa esperienza professionale all’interno di OIM?
Dopo la Laurea triennale suggerirei un’esperienza di volontariato in un Paese del Sud del mondo per capire il settore che più ci interessa e se questa ambizione lavorativa è solo fine a se stessa o è parte integrante della propria personalità. È molto più importante acquisire un’esperienza professionale e meglio se sul campo. Dopodiché si può pensare ad una specializzazione. E sarà più semplice accedere a dei corsi veramente qualificanti in università con un alto ranking a livello mondiale piuttosto che frequentare un Master/Dottorato in Italia che nella maggior parte dei casi corrisponde ad un rigo nel curriculum e niente più.
 
La condivisione dell’esperienza professionale di Cristiano Gentili ci offre ulteriori spunti di riflessione in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. In particolare, essa ci aiuta a meglio comprendere che lavorare in determinati settori quali quello umanitario e della cooperazione allo sviluppo non può e non deve essere considerato un impiego fine a se stesso. Esso è piuttosto una scelta di vita caratterizzata da un anelito verso l’eguaglianza, il rispetto e la tutela universale di tutti gli individui.
 
Ritalba Mazzara  
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Intervista alla Prof.ssa C. Carletti per la "Giornata mondiale dei Diritti Umani"- Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche
 
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
 
La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è uno degli eventi principali nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York. E' un avvenimento sovranazionale che si celebra ogni anno, il 10 Dicembre, giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 Dicembre 1948), "come ideale da raggiungeresi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, si sforzi di promuovere con l'insegnamento e l'educazione, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto di questi diritti e di queste libertà...". (Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
In questa giornata vengono inoltre attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero: il quinquennale "Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani", assegnato a New York (sarà attribuito proprio per le celebrazioni attuali, poichè l'ultima "premiazione" è avvenuta nel 2008) ed il Premio "Nobel per la Pace", assegnato ad Oslo (attribuito quest'anno all'OPCW).
L'OHCHR è la principale Istituzione delle Nazioni Unite chiamata a svolgere un ruolo importante nel coordinamento degli sforzi per le celebrazioni della suddetta giornata. Essa ha ricevuto inoltre dalla Comunità Internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani che sono garantiti dalla Dichiarazione stessa. Quest'ultima, oltre ad essere stata base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, costituisce una fonte d'ispirazione (anche a livello regionale), come è avvenuto per la "Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea", proclamata per la prima volta a Nizza il 7 Dicembre 2000, ed avente pieno valore legale vincolante per i Paesi dell'Unione Europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 Dicembre 2009.
 
In occasione delle celebrazioni per la suddetta giornata, abbiamo intervistato la Prof.ssa C.Carletti, Docente (presso l'Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche di: "Diritto Internazionale"; "Diritto internazionale dello sviluppo"; "Diritto internazionale e processi di pace" e di "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani"- cors curato dal Prof. R.Cadin). Alla Prof.ssa Carletti abbiamo chiesto una valutazione circa l'efficacia giuridica dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, che disciplina la materia del "diritto al lavoro", rispetto all'attuale crisi economica che il Sistema internazionale sta vivendo. 
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione" (art.23 co.1).
 
L'art.23 co.1 quale valore ha oggi in un contesto di grave crisi economica?
"Il suddetto articolo protetto e promosso già ben prima della nascita delle Nazioni Unite e quindi della Dichiarazione stessa, (l'OIL - "Organizzazione Internazionale del Lavoro"- che lo rappresenta, era infatti l'unica organizzazione preesistente nel Sistema internazionale del 1945), presenta due diverse connotazioni, come:
 - diritto del lavoro pratico (esercizio di un'attività lavorativa);
 - diritto d'accesso (domanda di lavoro presente, e disponibilità di posti di lavoro).
Fissato questo concetto, l'attuale crisi economico-finanziaria ha avuto effetti diversi nel nord del Mondo rispetto al sud, a causa di due diverse titolarità del diritto stesso:
 - nel nord del mondo: come poi avviene per la maggior parte dei diritti umani, esso è stato concepito in maniera estremamente individualista, un mero strumento di crescita economica personale raggiungibile quest'ultima anche venendo meno al rispetto delle principali norme di tutela della vita umana. La crisi economica, inserita in un'ottica simile, ha ridotto sensibilmente la tutela del diritto stesso;
 - nel sud del mondo: al contrario, esso possiede una titolarità collettiva e paradossalmente, anche post crisi economica, esso è risultato più tutelato, poichè la possibilità di lavorare per un individuo corrisponde non solo ad una sua crescita personale ma anche ad uno sviluppo e progresso collettivo, della comunità nella quale egli vive.
Quindi se noi tutti considerassimo il lavoro e l'accesso allo stesso come un'opportunità di crescita collettiva e collegiale, la tutela dello stesso diritto, sarebbe maggiormente garantita! 
Una rilettura oggi, nel 2013, dell'art.23 potrebbe dare vita ad una nuova visione."
 
Le politiche nazionali cosa possono fare e qual è la situazione in Italia in merito?
"Le politiche nazionali sono chiamate a svolgere un ruolo "cerniera" tra gli obblighi stabiliti a livello internazionale e quelle che devono essere le applicazioni degli stessi, a livello nazionale. Il compito che sono chiamati a svolgere gli Stati è quello di creare un giusto bilanciamento tra i diversi fattori in corso: lo sviluppo ed il rispetto dei diritti umani. Il primo non può essere realizzato in maniera costruttiva e positiva se manca il secondo fattore. Quindi le politiche nazionali dovrebbero promuovere una maggiore sensibilizzazione nel rispetto del diritto del lavoro, garantendo l'accesso a quest'ultimo e sostenendo così lo sviluppo e la crescita dell'intera comunità.
In Italia, la tutela del diritto al lavoro (ed il conseguente rispetto dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani), è molto bassa a causa di quell'approccio individualista sopracitato che è stato aggravato dagli effetti negativi della globalizzazione, data l'incapacità o impossibilità da parte dell'uomo di immettersi nel ciclo produttivo in maniera efficiente, dinamica e creativa.
Nel nostro Paese, esistono interi settori della produzione che sono delocalizzati in termini di assegnazione delle competenze produttive a soggetti/enti/collettività straniere, pur di ottenere un guadagno, anche se ciò avviene a discapito della tutela della vita umana degli stessi e dei soggetti nazionali."
 
Considera quindi la globalizzazione una minaccia per la tutela dei diritti umani e specificatamente per l'efficacia giuridica dell'art.23?
"Si può guardare alla globalizzazione come ad una "medaglia a due facce":una - "positiva": essa ha reso il mondo sempre più piccolo ed inclusivo, favorendo le migrazioni e la mobilità degli individui stessi. Inoltre, sul piano economico ha innescato un processo di sviluppo senza precedenti, i cui effetti in termini di crescita hanno assunto una dinamicità tale che la stessa "medaglia" della globalizzazione non poteva non rovesciarsi sull'altra faccia, ovvero quella "negativa". L'individuo da agente attivo, in grado di "guidare" il processo di sviluppo è diventato la vittima dello stesso. La necessità di non rimanere "fermi al palo", accompagnata da quell'approccio individualista di cui parlavo in precedenza, ha causato la proliferazione di politiche economiche scorrette e pratiche completamente sbagliate ed in alcuni casi "illegali", fondate sullo sfruttamento della persona le quali hanno generato una competizione tra chi le regole le ha sempre rispettate e chi al contrario non l'ha mai fatto, è necessario quindi riscrivere gli assetti facendoli valere per tutti, indistintamente.
Esse inoltre hanno influito negativamente sulla percezione che si è avuta della globalizzazione stessa, vista non più come un'occasione di condivisione e confronto tra culture diverse tra loro (affermazione del multiculturalismo) ma, al contrario come fonte di intolleranza, paura verso l'altro, facendo venire sempre meno il rispetto e la tutela dei diritti umani stessi."
 
Infine una domanda sulla struttura del Corso tenuto dalla Prof.ssa Carletti. Qual è il contenuto del corso "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani" e come si struttura?
"La materia, vincolante per il corso di Laurea Triennale in "Consulente esperto per i processi di pace, cooperazione e sviluppo" e valida come esame a scelta per gli altri percorsi di Laurea Triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, si articola in due parti. Esse prevedono:
 - parte I: lo studio del fenomeno dell' organizzazione internazionale - universale e regionale - nei suoi elementi istituzionali ed operativi;
 - parte II: lo studio circa la promozione e protezione dei diritti umani con un approfondimento circa il processo di riforma dei principali meccanismi operanti nel quadro delle Nazioni Unite.
Obiettivi del corso: l'apprendimento di tali nozioni è fondamentale per gli studenti che intendano sostenere prove concorsuali finalizzate alla carriera diplomatica o alla professione funzionariale presso le OO.II, enti pubblici e privati, nonchè ONG operanti sia in ambito europeo che internazionale."
 
 
A conclusione di questa lunga chiacchierata, ciò che appare chiaroè che gli interessi nazionali, le geo-strategie politiche ed economiche (soprattutto), la sovranità assoluta degli Stati, hanno prevalso e continuano a prevalere rispetto agli interessi collettivi. Gli Stati quindi pur avendo costruito una realtà internazionale, estremante strutturata ed organizzata, risultano deficitari di una cultura internazionale comunitaria e collegiale in grado di assicurare un'efficace tutela e applicazione dei diritti umani.
 
 
Valeria Martorella.
 
 
 
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In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani  (Human Rights Day), il 10 dicembre p.v. presso il quartier generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a New York si terrà la cerimonia per il conferimento dello Human Rights Prize. 
Lo Human Rights Prize è stato istituito dall’Assemblea Generale nel 1966 (Risoluzione 21/2217) e per la prima volta è stato assegnato il 10 dicembre 1968 in ricordo del ventesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Universal Declaration of Human Rights). La lista con i nominativi dei candidati per lo Human Rights Prize viene stilata dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani sulla base di segnalazioni provenienti principalmente da Stati membri, agenzie specializzate, Organizzazioni non-governative (ONG). I selezionati vengono infine sottoposti all’attenzione di una Commissione che in ultima istanza decreta i vincitori. 
Dal 1968 lo Human Rights Prize viene conferito ogni cinque anni (1973, 1978, 1988, 1993, 1998, 2003, 2008) a individui/organizzazioni che hanno conseguito risultati notevoli nell’ambito della tutela dei diritti umani a livello mondiale. Tra le principali personalità e organizzazioni che hanno ricevuto il Prize si annovera: la First Lady Eleanor Roosevelt; Martin Luther King (premio postumo); Comitato Internazionale della Croce Rossa; Amnesty International; Nelson Mandela; Benazir Bhutto (premio postumo). 
Quest’anno lo Human Rights Prize 2013 assume una risonanza maggiore in quanto, oltre a commemorare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani,  esso ricorda anche il ventesimo anniversario dell’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (Office of the High Commissioner for Human Rights), della Dichiarazione di Vienna (Vienna Declaration) e del Programma d’Azione (Programme of Action). Fino al 10 dicembre p.v. è mantenuto il massimo riserbo circa i vincitori della nona edizione del Prize. 
 
 
Vitalba Mazzara
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Nome dell’ente:  Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
 
Chairman:   Dal 21 settembre 2015 il presidente della corte è Guido Raimondi
 
Data di fondazione:  La corte è stata istituita nel 1959
 
Collocazione:  European Court of Human Rights – Council of Europe F-67075 Strasbourg cedex
Tel: +33 (0) 8841 2018
Fax: +33 (0) 3884 12730
 
Obiettivi:  La corte europea dei diritti dell’uomo è una corte internazionale che si pronuncia sui ricorsi individuali o statali inerenti presunte violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
 
Descrizione dei progetti/attività dell’ente: In quasi 50 anni la Corte ha adottato più di 10000 sentenze. Vincolanti per gli stati interessati, hanno portato i governi a modificare la loro legislazione e la propria prassi amministrativa in molti settori. La giurisprudenza della Corte rende la Convenzione un potente e dinamico strumento per affrontare le nuove sfide e consolidare lo stato di diritto e la democrazia in Europa.
 
Opportunità: I laureati in giurisprudenza che conoscono e sono interessati all’ambito dei diritti umani, possono candidarsi per un tirocinio presso la Corte. I tirocini si svolgono due volte l’anno: dal 5 marzo al 31 luglio (candidarsi entro il 30 novembre) e dal 3 settembre al 31 gennaio (candidarsi entro il 30 aprile).
 
Link utili:
Sito Corte Europea Diritti dell'Uomo                                                            
 
Giulia Cavalcanti
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In occasione dello Human Rights Day del 10 dicembre 2013, la redazione di Carriere Internazionali si è concentrata sul tema dei diritti umani, ricercando per voi opportunità  di lavoro e formazione erogate da enti impegnati nell'ambito della loro tutela e promozione. Tra questi spicca l'Unione forense per la tutela dei diritti umani, che ogni anno organizza il Corso di Specializzazione per la Tutela Europea dei Diritti Umani. Per l'edizione 2013-2014 del Corso, Carriere Internazionali ha dato la possibilità a due studentesse che hanno usifruito dei percorsi di orientamento interessate alla tematica di partecipare in formula completamente gratuita al Corso di specializzazione dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani.
 
Vi proponiamo qui di seguito l'intervista a Sara Pitirra che grazie al sito CarriereInternazionali.com è venuta a conoscenza del Corso e ha deciso di parteciparvi.
 
Che tipo di formazione hai e come mai hai deciso di prendere parte al corso?
Sono iscritta al corso di Laurea triennale in Scienze politiche-Relazioni Internazionali, presso l’Università degli Studi Roma Tre, percorso che tocca solo in parte tematiche relative ai diritti umani e ai loro sistemi di tutela. Essendo questo un argomento che da sempre ha suscitato il mio interesse, e viste le rare occasioni che il mio percorso di studi offre per approfondirlo, ho deciso di cercare autonomamente corsi di formazione, seminari e conferenze che potessero approfondire la mia preparazione al riguardo. Non è infatti il primo corso di questo tipo a cui partecipo! Parallelamente, inoltre, da anni porto avanti un’autoformazione grazie ad altre attività di volontariato nell'ambito della tutela dei diritti di coloro che vivono esperienze di  disagio ed emarginazione.
 
L'esposizione dei contenuti era accessibile anche per persone con una formazione differente da quella giuridica?
Come io stessa ed altri colleghi di Scienze Politiche con cui ho seguito questo corso abbiamo potuto constatare, chi come noi ha una formazione diversa da quella giuridica ha avuto qualche difficoltà nella comprensione di alcuni contenuti. Eravamo comunque consapevoli di “ciò a cui andavamo incontro”: nella descrizione del corso di specializzazione era infatti specificato che sarebbe stato un utile strumento di approfondimento ed aggiornamento per operatori giuridici e studiosi della materia e, sia dalla scheda di iscrizione che dal programma delle giornate, si evinceva che il corso è rivolto in particolare a chi fa parte in qualche modo del settore. Tuttavia, l’esposizione chiara e a tratti “non convenzionale” della maggior parte dei relatori, noti esperti in materia, nonché il materiale distribuito sul sito dell’Associazione (testo della CEDU, regolamenti, sentenze, protocolli, singoli articoli) che era possibile consultare e stampare prima degli incontri, hanno reso accessibili anche a noi i contenuti del corso.
 
Quanto pensi sia stata utile la partecipazione a questo corso in termini di spendibilità dell'attestato di frequenza nel tuo campo professionale?
Penso che per chi come me è interessato ad operare nell'ambito della tutela dei Diritti Umani, la partecipazione a questo corso, convalidata per di più da un attestato di frequenza, possa costituire un’esperienza non indifferente da inserire nel proprio Curriculum Vitae. Il corso era incentrato principalmente sullo studio del funzionamento della “Corte europea dei Diritti umani”, cui ogni individuo può rivolgersi per denunciare violazioni dei propri diritti ed ottenere la riparazione dei danni subiti. Inoltre, abbiamo avuto occasione di approfondire anche la giurisprudenza della Corte, in particolare quella relativa ad alcuni dei diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, potendo così comprendere meglio l’impatto che essa ha sull’ordinamento italiano.
 
Come era strutturato il corso e le frequenze?
Gli argomenti trattati erano tutt’altro che “leggeri” ed effettivamente l'ascolto degli interventi per tre ore consecutive si è rivelato faticoso, soprattutto in termini di assimilazione dei contenuti. Ad ogni modo, si sono sempre alternati almeno tre relatori e ciò, bisogna dire, ha reso l’ascolto più gradevole. Detto questo, a chi non vuole farsi sfuggire nulla consiglierei di munirsi di un registratore, in modo tale da poter riascoltare gli interventi. Penso comunque che sia stato strutturato in questo modo molto concentrato e durante il fine settimana per garantire la presenza di alcuni esperti, sia per quanto riguarda le cariche che ricoprono alcune personalità invitate, sia per quei professori provenienti da Università di altre regioni.
 
Consiglieresti anche ad altri di frequentare il corso? Se sì, a chi?
Si, consiglierei anche ad altri di frequentarlo, in particolar modo a chi ha una formazione giuridica, poiché avrebbe la possibilità non solo di ascoltare esperti in materia (giudici, avvocati, professori di diritto, magistrati) ma anche di relazionarsi con loro. Terminati gli interventi dei relatori, infatti, viene concessa l’opportunità di porre loro delle domande. Gli interventi dei corsisti, non a caso, erano sempre numerosi e non solo inerenti agli argomenti trattati - per approfondimenti o chiarimenti -  ma relativi anche a casistiche che le persone in questione si trovavano a dover sperimentare in qualità di operatori giuridici. Molti di loro erano venuti da altre parti d’Italia proprio per cogliere questa occasione!
 
-Tirando le somme, quanto pensi sia stata proficua, per te, l'esperienza di questo corso?
Credo che la partecipazione a questo tipo di corsi possa costituire un'ottima occasione non soltanto  per accrescere il proprio bagaglio culturale e formativo, ma anche per entrare in contatto con personalità esperte della materia, alcune delle quali, diversamente, potresti vedere soltanto citate nei testi universitari! Nel mio caso specifico, poi, la partecipazione a questo corso è stata utile anche perché presto mi troverò a sostenere l’esame di “Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani”. Un altro aspetto da considerare è la possibilità di conoscere siti e in questo modo avere accesso a documenti e materiale che uno studente da solo potrebbe non riuscire a reperire e che invece potrebbero rilevarsi utili in sede d’esame o per una Tesi di laurea che tratti queste tematiche. Inoltre, uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente sono stati i continui richiami e collegamenti dei diversi relatori ad eventi realmente accaduti, il che ha reso l'esposizione degli argomenti precisa, circostanziata e molto pratica.  Infine, la partecipazione al corso dà l’opportunità di ottenere 12 CFU (crediti formativi universitari), arricchendo così il proprio curriculum accademico. Sulla base di quanto detto, insomma, posso dire che la mia  partecipazione a questo corso è stata estremamente fruttuosa.
 
Francesca Di Russo
 
 
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Ente:
"UFTDU", Unione forense per la tutela dei diritti umani
 
Per saperne di più sui diritti umani, vai al nostro approfodimento sulla Giornata dei Diritti Umani
 
 
Chairman:
-Prof. Giovanni Conso, Presidente onorario. Noto giurista ed accademico italiano, è stato più volte Ministro della Giustizia, nonché Presidente dell'Accademia dei Lincei.
-Avv. Mario Lana, Presidente in carica. Affermato esperto di diritto civile ed internazionale, nasce a Firenze il 26 ottobre 1931, conseguendo la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze. Esercita la professione di avvocato fin dal 1956.  Nel 1964, fonda a Roma uno dei primi Studi legali internazionali operanti in Italia, mettendo la propria expertise al servizio di numerosi governi di Paesi esteri.
 
Data di fondazione:
2 marzo 1968
 
 Collocazione:
Via Emilio de’ Cavalieri, 11
00198 Roma
 
Contatti:
Per informazioni sull'Istituzione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per informazioni sui corsi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per qualsiasi tipo di domanda, lo staff dell’UFTDU è disponibile anche su Facebook
nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Tel. +39 06 84 12 940 (lun-ven 09.00-18.30)
Fax +39 06 84085170
 
Obiettivi dell'Ente: Scopo fondamentale dell'UFTDU è quello di “diffondere  la conoscenza delle norme interne e di carattere internazionale riguardanti la tutela dei diritti umani e di promuoverne l’osservanza concreta ed effettiva in sede giurisdizionale, stragiudiziale, amministrativa e legislativa”, secondo quanto risulta dall' art. 2 dello Statuto.
 
Attività dell'Ente: Il fine ultimo dell'UFTDU è la garanzia dell'universale esercizio dei diritti umani, nonché la sua promozione. Grazie alle numerose Sezioni distaccate, operanti in diverse regioni italiane, l'Istituzione si adopera per incrementare e migliorare l'azione di tutela dei diritti umani. Nel corso degli anni che hanno visto l'UFTDU portare avanti la propria attività di tutela e promozione dei diritti umani, l'Istituzione si è focalizzata maggiormente su sei macro-aree di impegno:
 
-Discriminazione razziale;
-Immigrazione e asilo;
-Diritto alla salute;
-Diritto dei minori;
-Libertà di stampa e di espressione;
-Apolidia.
 
L'Unione esplica la sua azione in più campi: Formazione, Advocacy, Progettazione e Mediazione.
 
In particolare, in seguito all'introduzione della mediazione civile e commerciale nell'ordinamento italiano (D. Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010) ed alla crescente rilevanza che essa sta assumendo,l’Unione ha iniziato a focalizzare parte delle proprie attività su tale istituto. Ciò in conseguenza del fatto che la mediazione si rivela essere uno strumento privilegiato nel campo della tutela dei diritti umani, in grado di innescare un graduale processo di trasformazione sociale, nella direzione di una loro maggiore protezione. Perciò, l’UFTDU ha costituito due organi sussidiari, che completano il lavoro dell'Associazione:
 
- il Centro per la formazione e la ricerca, regolarmente rientrante negli enti abilitati a tenere corsi di formazione,
 
-il Centro di negoziazione e mediazione Neg Med, iscritto al registro degli organismi abilitati a svolgere la mediazione in materia civile, commerciale e sociale, con estrema attenzione alla risoluzione di quei conflitti in cui vengono messi a rischio diritti e bisogni fondamentali della persona.
 
L'associazione, inoltre, al fine di rendere maggiormente incisiva la propria azione, collabora con l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), il Consiglio d'Europa, l'Unione europea, l'OSCE, la Fédération International des Droits de l’Homme, l'Istituto per i diritti umani degli avvocati europei (IDHAE) ed altri enti nazionali ed internazionali, costituendo così, attorno a sé, un ampio network di organizzazioni internazionali, associazioni, giuristi, militanti ed altri enti e personalità, tutti naturalmente impegnati nell'ambito della tutela dei diritti umani.
 
Opportunità dell'Ente:
L'Unione offre diverse opportunità nell'ambito della formazione. Con cadenza annuale, infatti, l'associazione organizza il Corso di specializzazione sulla tutela europea dei diritti umani, utile sia in vista di un aggiornamento per operatori giuridici, sia di un approfondimento per chi non ha questo tipo di formazione, ma è ugualmente interessato alla materia. Un altro percorso di formazione offerto, è il Corso per Mediatore professionista. Vi è inoltre la possibilità di partecipare a numerosi convegni e workshop.
 
Link utili:
Statuto dell'Unione
Contatti delle Sezioni regionali
 
Francesca Di Russo
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