Nome dell'ente: Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale
 
Chairman: Il 6 Febbraio 2015 la Corte ha eletto il Giudice Ronny Abraham (Francia) come proprio Presidente e il Giudice Abdulqawi Ahmed Yusuf (Somalia) come Vice Presidente dell'ICJ. La carica elettiva ha una durata di tre anni.
 
Data e processo di fondazione: La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Fu istituita nel giugno 1945 dallo Statuto delle Nazioni Unite e cominciò a lavorare nell'aprile 1946.
La creazione della Corte ha rappresentato il culmine di una lunga storia di metodi di pacificazione delle dispute internazionali, le cui origini possono essere ricondotte fino ai tempi antichi. 
Lo scoppio della seconda Guerra mondiale nel Settembre 1939 ebbe inevitabili conseguenze sulla Corte permanente di giustizia internazionale, l'istituzione giuridica della Società delle Nazioni. Già nel 1942 il Segretario di Stato degli Stati Uniti e il Ministro degli Esteri inglese si dichiararono favorevoli alla fondazione o ri-fondazione di una corte internazionale al termine della guerra, tanto che istituirono un Comitato inter-alleato volto a studiare un eventuale ampliamento della giurisdizione della Corte permanente di giustizia internazionale.
Dopo la Conferenza di Mosca del 30 ottobre 1943, gli Alleati firmarono una dichiarazione congiunta che affermava la volontà di fondare prima possibile un’organizzazione internazionale aperta a tutti gli Stati per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Questa dichiarazione portò le quattro potenze a Dumbarton Oaks, con la conseguente pubblicazione, nell'ottobre del 1944, delle proposte comuni volte ad istituire un'organizzazione internazionale generale, che includesse una corte internazionale di giustizia. 
Il passo successivo fu la convocazione di una riunione a Washington, nell'aprile 1945, di un comitato di giuristi che rappresentavano 44 Stati membri. A tale Comitato, sotto la presidenza di GH Hackworth (Stati Uniti), fu affidata la preparazione di un progetto di statuto per la futura corte internazionale di giustizia, da sottoporre alla Conferenza di San Francisco, che fra aprile e giugno 1945 doveva redigere la Carta delle Nazioni Unite.
Il progetto di statuto elaborato dalla commissione si basò sullo statuto della Corte permanente di giustizia internazionale ed era quindi non un testo completamente nuovo. Il Comitato, tuttavia, si sentì costretto a lasciare una serie di questioni aperte che a suo parere dovevano essere decise dalla Conferenza: doveva essere creato un nuovo giudice? Quale doveva essere la missione della corte come principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite? Qualora la competenza del tribunale fosse divenuta obbligatoria, in che misura sarebbe stato possibile? Come dovevano essere eletti i giudici?
Le decisioni definitive su questi punti, e sulla forma definitiva dello Statuto della ICJ, furono prese alla Conferenza di San Francisco. La Conferenza decise contro la giurisdizione obbligatoria e in favore della creazione di un nuovo giudice, che sarebbe un organo principale delle Nazioni Unite, sullo stesso piano, come l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, l'Amministrazione Fiduciaria Consiglio e il Segretariato, e con lo Statuto allegato alla (e facente parte) Carta delle Nazioni Unite. 
Il primo caso della Corte Internazionale di Giustizia fu presentato nel maggio 1947. Si trattava della risoluzione degli incidenti avvenuti nel Canale di Corfù e fu portato alla Corte dal Regno Unito contro l'Albania.
 
Collocazione:  La Corte Internazionale di Giustizia si trova all’Aia, nei Paesi Bassi.
 
International Court of Justice Peace Palace
Carnegieplein 2
2517 KJ The Hague
Netherlands
Telephone: 31 (0)70 302 23 23
Fax: 31 (0)70 364 99 28
 
Obiettivi: La Corte Internazionale di Giustizia ha sia la funzione di dirimere controversie fra Stati, sia una funzione consultiva in quanto può dare pareri su qualsiasi questione giuridica all’Assemblea generale o al Consiglio di Sicurezza oppure ad altri organi su autorizzazione dell’Assemblea. Tali pareri non sono né obbligatori né vincolanti, non essendo alcun organo obbligato a richiederli o a conformarvisi dopo averli richiesti.
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  La Corte può intrattenere due tipi di casi: casi di contenzioso tra Stati e richieste di pareri consultivi su questioni giuridiche avanzate dagli organi delle Nazioni Unite e delle agenzie specializzate (atti di consulenza).
 
- Casi di Contenzioso: solo gli Stati (ovvero, gli Stati membri delle Nazioni Unite, Stati non facenti parte delle Nazioni Unite ma che ne hanno accettato la giurisdizione in determinate condizioni) possono essere soggetti a casi controversi.
 
- Atti di Consulenza: i procedimenti consultivi dinanzi alla Corte sono aperti esclusivamente ai cinque organi delle Nazioni Unite e alle 16 agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza possono chiedere pareri consultivi su "qualunque questione giuridica". Altri organi delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate dell'ONU sono autorizzati a chiedere pareri consultivi solo con riferimento a "questioni giuridiche che sorgano nell'ambito delle loro attività".
Quando si riceve una richiesta di parere consultivo, la Corte, in modo che possa esprimere il proprio parere con piena cognizione di causa, è autorizzata a detenere atti scritti e orali, alcuni aspetti dei quali richiamano il procedimento nei casi controversi. In teoria, la Corte può fare a meno di tali procedimenti, ma non ha mai rinunciato a loro interamente.
 
Qui è possibile leggere i comunicati stampa con le ultime notizie dell'ICJ.
 
Opportunità dell'Ente:
Ogni anno l'ICJ invita i candidati in possesso dei requisiti a partecipare all'University Traineeship Program. Il programma fu stabilito nel 1999 al fine di permettere ai giovani laureati in Legge di fare un'esperienza pratica lavorando all'interno dell'ICJ. Tale esperienza altamente formativa consente di migliorare la comprensione della legge internazionale e dei processi della Corte, partecipando attivamente al lavoro di quest'ultima sotto la supervisione di un giudice responsabile.
Clicca qui per maggiori informazioni.
 
Su questa pagina è invece possibile consultare le posizioni lavorative aperte.  
 
Link utili:
Sito ICJ 
 
 
Maria Chiara Properzi
 
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In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) intervista a Cristiano Gentili, funzionario internazionale per i Paesi del Sud del mondo e scrittore
In ricordo del giorno in cui l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948), il 10 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) per non dimenticare principalmente che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” (Articolo 1, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). 
Proprio gli ideali di libertà,eguaglianza e fratellanza hanno spinto Cristiano Gentili a lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. Cristiano Gentili è stato funzionario internazionale per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, OIM (International Organization for Migrations, IOM) operando sul campo nei Balcani, in Africa, Asia e America del Sud. 
Alla luce delle numerose tragedie del mare cui si assiste troppo spesso recentemente e in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani abbiamo chiesto a Cristiano Gentili di condividere con noi la sua esperienza nel settore dell’emergenza umanitaria e della tutela dei diritti dei migranti. 
Durante l’intervista, a Cristiano Gentili abbiamo chiesto di: parlare della sua esperienza professionale; sottolineare le difficoltà che si riscontrano nel garantire efficacia ai mezzi di tutela dei diritti umani nel rispetto di culture estranee a quelle dei cosiddetti “Paesi occidentali”; fornire delle linee guida per chiunque fosse interessato ad iniziare la sua stessa carriera a livello internazionale.   
 
Il 10 dicembre p.v. si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Per tanto tempo hai lavorato presso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) cercando, in particolare, di preservare la dignità umana dei migranti. Com’è iniziata la tua esperienza nell’Organizzazione e, in particolare, di cosa ti sei occupato? 
Sin da quando ho iniziato l’università il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. 
Grazie all’interesse dell’OIM sull’argomento della mia tesi di dottorato ho avuto la possibilità di collaborare con questa organizzazione e di svolgere la ricerca “sul campo”, in Kosovo. Ho iniziato con un contratto di consulenza, per poi ottenere un contratto da Junior Professional Officer (JPO) e da Professional. Nei dieci anni con l’IOM mi sono occupato di sviluppo, incentrandomi sulla relazione tra migrazione e sviluppo economico, e di aiuti umanitari lavorando in Sudan e nel Sud Sudan e a Banda Aceh dopo lo Tsunami del 2004. L’incarico più gratificante è stato anche il più breve purtroppo: solo cinque mesi sull’Isola di Lampedusa fornendo supporto ai migranti che raggiungevano l’Italia dalle coste del Nord Africa.
 
La tua esperienza professionale sul campo ha avuto luogo in posti del mondo caratterizzati da una concezione dell’individuo/della comunità ben diversa da quella che vige nei cosiddetti “Paesi occidentali”. Di conseguenza, ciò ha un impatto anche sull’implementazione dei meccanismi di tutela dei diritti umani. Da questa constatazione nasce anche la discussione sul ruolo delle Organizzazioni internazionali o delle ONG, tematica che emerge anche nel tuo romanzo “Ombra bianca” che parla delle condizioni in cui sono costretti a vivere gli albini africani. Secondo te è possibile per questi Enti (occidentali) riuscire a tutelare effettivamente i diritti umani nel rispetto della cultura locale. E se si, in che modo?
“Ombra Bianca” è un romanzo corale sull’Africa che mi ha permesso di offrire uno spaccato dei principali problemi che affliggono la vita di questo continente, tra cui appunto il dramma degli africani con albinismo. In un mondo globalizzato come questo, dove gli interessi ed equilibri politici ed economici sono molto più importanti della tutela dei diritti umani, è sempre più difficile la tutela dei diritti fondamentali nel rispetto di una cultura locale. Molto spesso sia le Organizzazioni Internazionali sia le ONG implementano i propri programmi sulla base delle proprie priorità e, spesso, tenendo in considerazione le aspettative e la volontà dei Paesi/Enti donatori. Tuttavia, le Organizzazioni sono fatte di persone e, per fortuna, ce ne sono ancora molte dai forti ideali … auguriamoci che queste raggiungano posizioni apicali il prima possibile.
 
Che tipo di percorso accademico consiglieresti di intraprendere a chiunque volesse iniziare la tua stessa esperienza professionale all’interno di OIM?
Dopo la Laurea triennale suggerirei un’esperienza di volontariato in un Paese del Sud del mondo per capire il settore che più ci interessa e se questa ambizione lavorativa è solo fine a se stessa o è parte integrante della propria personalità. È molto più importante acquisire un’esperienza professionale e meglio se sul campo. Dopodiché si può pensare ad una specializzazione. E sarà più semplice accedere a dei corsi veramente qualificanti in università con un alto ranking a livello mondiale piuttosto che frequentare un Master/Dottorato in Italia che nella maggior parte dei casi corrisponde ad un rigo nel curriculum e niente più.
 
La condivisione dell’esperienza professionale di Cristiano Gentili ci offre ulteriori spunti di riflessione in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. In particolare, essa ci aiuta a meglio comprendere che lavorare in determinati settori quali quello umanitario e della cooperazione allo sviluppo non può e non deve essere considerato un impiego fine a se stesso. Esso è piuttosto una scelta di vita caratterizzata da un anelito verso l’eguaglianza, il rispetto e la tutela universale di tutti gli individui.
 
Ritalba Mazzara  
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Intervista alla Prof.ssa C. Carletti per la "Giornata mondiale dei Diritti Umani"- Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche
 
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
 
La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è uno degli eventi principali nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York. E' un avvenimento sovranazionale che si celebra ogni anno, il 10 Dicembre, giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 Dicembre 1948), "come ideale da raggiungeresi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, si sforzi di promuovere con l'insegnamento e l'educazione, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto di questi diritti e di queste libertà...". (Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
In questa giornata vengono inoltre attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero: il quinquennale "Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani", assegnato a New York (sarà attribuito proprio per le celebrazioni attuali, poichè l'ultima "premiazione" è avvenuta nel 2008) ed il Premio "Nobel per la Pace", assegnato ad Oslo (attribuito quest'anno all'OPCW).
L'OHCHR è la principale Istituzione delle Nazioni Unite chiamata a svolgere un ruolo importante nel coordinamento degli sforzi per le celebrazioni della suddetta giornata. Essa ha ricevuto inoltre dalla Comunità Internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani che sono garantiti dalla Dichiarazione stessa. Quest'ultima, oltre ad essere stata base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, costituisce una fonte d'ispirazione (anche a livello regionale), come è avvenuto per la "Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea", proclamata per la prima volta a Nizza il 7 Dicembre 2000, ed avente pieno valore legale vincolante per i Paesi dell'Unione Europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 Dicembre 2009.
 
In occasione delle celebrazioni per la suddetta giornata, abbiamo intervistato la Prof.ssa C.Carletti, Docente (presso l'Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche di: "Diritto Internazionale"; "Diritto internazionale dello sviluppo"; "Diritto internazionale e processi di pace" e di "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani"- cors curato dal Prof. R.Cadin). Alla Prof.ssa Carletti abbiamo chiesto una valutazione circa l'efficacia giuridica dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, che disciplina la materia del "diritto al lavoro", rispetto all'attuale crisi economica che il Sistema internazionale sta vivendo. 
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione" (art.23 co.1).
 
L'art.23 co.1 quale valore ha oggi in un contesto di grave crisi economica?
"Il suddetto articolo protetto e promosso già ben prima della nascita delle Nazioni Unite e quindi della Dichiarazione stessa, (l'OIL - "Organizzazione Internazionale del Lavoro"- che lo rappresenta, era infatti l'unica organizzazione preesistente nel Sistema internazionale del 1945), presenta due diverse connotazioni, come:
 - diritto del lavoro pratico (esercizio di un'attività lavorativa);
 - diritto d'accesso (domanda di lavoro presente, e disponibilità di posti di lavoro).
Fissato questo concetto, l'attuale crisi economico-finanziaria ha avuto effetti diversi nel nord del Mondo rispetto al sud, a causa di due diverse titolarità del diritto stesso:
 - nel nord del mondo: come poi avviene per la maggior parte dei diritti umani, esso è stato concepito in maniera estremamente individualista, un mero strumento di crescita economica personale raggiungibile quest'ultima anche venendo meno al rispetto delle principali norme di tutela della vita umana. La crisi economica, inserita in un'ottica simile, ha ridotto sensibilmente la tutela del diritto stesso;
 - nel sud del mondo: al contrario, esso possiede una titolarità collettiva e paradossalmente, anche post crisi economica, esso è risultato più tutelato, poichè la possibilità di lavorare per un individuo corrisponde non solo ad una sua crescita personale ma anche ad uno sviluppo e progresso collettivo, della comunità nella quale egli vive.
Quindi se noi tutti considerassimo il lavoro e l'accesso allo stesso come un'opportunità di crescita collettiva e collegiale, la tutela dello stesso diritto, sarebbe maggiormente garantita! 
Una rilettura oggi, nel 2013, dell'art.23 potrebbe dare vita ad una nuova visione."
 
Le politiche nazionali cosa possono fare e qual è la situazione in Italia in merito?
"Le politiche nazionali sono chiamate a svolgere un ruolo "cerniera" tra gli obblighi stabiliti a livello internazionale e quelle che devono essere le applicazioni degli stessi, a livello nazionale. Il compito che sono chiamati a svolgere gli Stati è quello di creare un giusto bilanciamento tra i diversi fattori in corso: lo sviluppo ed il rispetto dei diritti umani. Il primo non può essere realizzato in maniera costruttiva e positiva se manca il secondo fattore. Quindi le politiche nazionali dovrebbero promuovere una maggiore sensibilizzazione nel rispetto del diritto del lavoro, garantendo l'accesso a quest'ultimo e sostenendo così lo sviluppo e la crescita dell'intera comunità.
In Italia, la tutela del diritto al lavoro (ed il conseguente rispetto dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani), è molto bassa a causa di quell'approccio individualista sopracitato che è stato aggravato dagli effetti negativi della globalizzazione, data l'incapacità o impossibilità da parte dell'uomo di immettersi nel ciclo produttivo in maniera efficiente, dinamica e creativa.
Nel nostro Paese, esistono interi settori della produzione che sono delocalizzati in termini di assegnazione delle competenze produttive a soggetti/enti/collettività straniere, pur di ottenere un guadagno, anche se ciò avviene a discapito della tutela della vita umana degli stessi e dei soggetti nazionali."
 
Considera quindi la globalizzazione una minaccia per la tutela dei diritti umani e specificatamente per l'efficacia giuridica dell'art.23?
"Si può guardare alla globalizzazione come ad una "medaglia a due facce":una - "positiva": essa ha reso il mondo sempre più piccolo ed inclusivo, favorendo le migrazioni e la mobilità degli individui stessi. Inoltre, sul piano economico ha innescato un processo di sviluppo senza precedenti, i cui effetti in termini di crescita hanno assunto una dinamicità tale che la stessa "medaglia" della globalizzazione non poteva non rovesciarsi sull'altra faccia, ovvero quella "negativa". L'individuo da agente attivo, in grado di "guidare" il processo di sviluppo è diventato la vittima dello stesso. La necessità di non rimanere "fermi al palo", accompagnata da quell'approccio individualista di cui parlavo in precedenza, ha causato la proliferazione di politiche economiche scorrette e pratiche completamente sbagliate ed in alcuni casi "illegali", fondate sullo sfruttamento della persona le quali hanno generato una competizione tra chi le regole le ha sempre rispettate e chi al contrario non l'ha mai fatto, è necessario quindi riscrivere gli assetti facendoli valere per tutti, indistintamente.
Esse inoltre hanno influito negativamente sulla percezione che si è avuta della globalizzazione stessa, vista non più come un'occasione di condivisione e confronto tra culture diverse tra loro (affermazione del multiculturalismo) ma, al contrario come fonte di intolleranza, paura verso l'altro, facendo venire sempre meno il rispetto e la tutela dei diritti umani stessi."
 
Infine una domanda sulla struttura del Corso tenuto dalla Prof.ssa Carletti. Qual è il contenuto del corso "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani" e come si struttura?
"La materia, vincolante per il corso di Laurea Triennale in "Consulente esperto per i processi di pace, cooperazione e sviluppo" e valida come esame a scelta per gli altri percorsi di Laurea Triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, si articola in due parti. Esse prevedono:
 - parte I: lo studio del fenomeno dell' organizzazione internazionale - universale e regionale - nei suoi elementi istituzionali ed operativi;
 - parte II: lo studio circa la promozione e protezione dei diritti umani con un approfondimento circa il processo di riforma dei principali meccanismi operanti nel quadro delle Nazioni Unite.
Obiettivi del corso: l'apprendimento di tali nozioni è fondamentale per gli studenti che intendano sostenere prove concorsuali finalizzate alla carriera diplomatica o alla professione funzionariale presso le OO.II, enti pubblici e privati, nonchè ONG operanti sia in ambito europeo che internazionale."
 
 
A conclusione di questa lunga chiacchierata, ciò che appare chiaroè che gli interessi nazionali, le geo-strategie politiche ed economiche (soprattutto), la sovranità assoluta degli Stati, hanno prevalso e continuano a prevalere rispetto agli interessi collettivi. Gli Stati quindi pur avendo costruito una realtà internazionale, estremante strutturata ed organizzata, risultano deficitari di una cultura internazionale comunitaria e collegiale in grado di assicurare un'efficace tutela e applicazione dei diritti umani.
 
 
Valeria Martorella.
 
 
 
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In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani  (Human Rights Day), il 10 dicembre p.v. presso il quartier generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) a New York si terrà la cerimonia per il conferimento dello Human Rights Prize. 
Lo Human Rights Prize è stato istituito dall’Assemblea Generale nel 1966 (Risoluzione 21/2217) e per la prima volta è stato assegnato il 10 dicembre 1968 in ricordo del ventesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (Universal Declaration of Human Rights). La lista con i nominativi dei candidati per lo Human Rights Prize viene stilata dall’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani sulla base di segnalazioni provenienti principalmente da Stati membri, agenzie specializzate, Organizzazioni non-governative (ONG). I selezionati vengono infine sottoposti all’attenzione di una Commissione che in ultima istanza decreta i vincitori. 
Dal 1968 lo Human Rights Prize viene conferito ogni cinque anni (1973, 1978, 1988, 1993, 1998, 2003, 2008) a individui/organizzazioni che hanno conseguito risultati notevoli nell’ambito della tutela dei diritti umani a livello mondiale. Tra le principali personalità e organizzazioni che hanno ricevuto il Prize si annovera: la First Lady Eleanor Roosevelt; Martin Luther King (premio postumo); Comitato Internazionale della Croce Rossa; Amnesty International; Nelson Mandela; Benazir Bhutto (premio postumo). 
Quest’anno lo Human Rights Prize 2013 assume una risonanza maggiore in quanto, oltre a commemorare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani,  esso ricorda anche il ventesimo anniversario dell’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (Office of the High Commissioner for Human Rights), della Dichiarazione di Vienna (Vienna Declaration) e del Programma d’Azione (Programme of Action). Fino al 10 dicembre p.v. è mantenuto il massimo riserbo circa i vincitori della nona edizione del Prize. 
 
 
Vitalba Mazzara
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Nome dell’ente:  Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
 
Chairman:   Dal 21 settembre 2015 il presidente della corte è Guido Raimondi
 
Data di fondazione:  La corte è stata istituita nel 1959
 
Collocazione:  European Court of Human Rights – Council of Europe F-67075 Strasbourg cedex
Tel: +33 (0) 8841 2018
Fax: +33 (0) 3884 12730
 
Obiettivi:  La corte europea dei diritti dell’uomo è una corte internazionale che si pronuncia sui ricorsi individuali o statali inerenti presunte violazioni dei diritti civili e politici stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
 
Descrizione dei progetti/attività dell’ente: In quasi 50 anni la Corte ha adottato più di 10000 sentenze. Vincolanti per gli stati interessati, hanno portato i governi a modificare la loro legislazione e la propria prassi amministrativa in molti settori. La giurisprudenza della Corte rende la Convenzione un potente e dinamico strumento per affrontare le nuove sfide e consolidare lo stato di diritto e la democrazia in Europa.
 
Opportunità: I laureati in giurisprudenza che conoscono e sono interessati all’ambito dei diritti umani, possono candidarsi per un tirocinio presso la Corte. I tirocini si svolgono due volte l’anno: dal 5 marzo al 31 luglio (candidarsi entro il 30 novembre) e dal 3 settembre al 31 gennaio (candidarsi entro il 30 aprile).
 
Link utili:
Sito Corte Europea Diritti dell'Uomo                                                            
 
Giulia Cavalcanti
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In occasione dello Human Rights Day del 10 dicembre 2013, la redazione di Carriere Internazionali si è concentrata sul tema dei diritti umani, ricercando per voi opportunità  di lavoro e formazione erogate da enti impegnati nell'ambito della loro tutela e promozione. Tra questi spicca l'Unione forense per la tutela dei diritti umani, che ogni anno organizza il Corso di Specializzazione per la Tutela Europea dei Diritti Umani. Per l'edizione 2013-2014 del Corso, Carriere Internazionali ha dato la possibilità a due studentesse che hanno usifruito dei percorsi di orientamento interessate alla tematica di partecipare in formula completamente gratuita al Corso di specializzazione dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani.
 
Vi proponiamo qui di seguito l'intervista a Sara Pitirra che grazie al sito CarriereInternazionali.com è venuta a conoscenza del Corso e ha deciso di parteciparvi.
 
Che tipo di formazione hai e come mai hai deciso di prendere parte al corso?
Sono iscritta al corso di Laurea triennale in Scienze politiche-Relazioni Internazionali, presso l’Università degli Studi Roma Tre, percorso che tocca solo in parte tematiche relative ai diritti umani e ai loro sistemi di tutela. Essendo questo un argomento che da sempre ha suscitato il mio interesse, e viste le rare occasioni che il mio percorso di studi offre per approfondirlo, ho deciso di cercare autonomamente corsi di formazione, seminari e conferenze che potessero approfondire la mia preparazione al riguardo. Non è infatti il primo corso di questo tipo a cui partecipo! Parallelamente, inoltre, da anni porto avanti un’autoformazione grazie ad altre attività di volontariato nell'ambito della tutela dei diritti di coloro che vivono esperienze di  disagio ed emarginazione.
 
L'esposizione dei contenuti era accessibile anche per persone con una formazione differente da quella giuridica?
Come io stessa ed altri colleghi di Scienze Politiche con cui ho seguito questo corso abbiamo potuto constatare, chi come noi ha una formazione diversa da quella giuridica ha avuto qualche difficoltà nella comprensione di alcuni contenuti. Eravamo comunque consapevoli di “ciò a cui andavamo incontro”: nella descrizione del corso di specializzazione era infatti specificato che sarebbe stato un utile strumento di approfondimento ed aggiornamento per operatori giuridici e studiosi della materia e, sia dalla scheda di iscrizione che dal programma delle giornate, si evinceva che il corso è rivolto in particolare a chi fa parte in qualche modo del settore. Tuttavia, l’esposizione chiara e a tratti “non convenzionale” della maggior parte dei relatori, noti esperti in materia, nonché il materiale distribuito sul sito dell’Associazione (testo della CEDU, regolamenti, sentenze, protocolli, singoli articoli) che era possibile consultare e stampare prima degli incontri, hanno reso accessibili anche a noi i contenuti del corso.
 
Quanto pensi sia stata utile la partecipazione a questo corso in termini di spendibilità dell'attestato di frequenza nel tuo campo professionale?
Penso che per chi come me è interessato ad operare nell'ambito della tutela dei Diritti Umani, la partecipazione a questo corso, convalidata per di più da un attestato di frequenza, possa costituire un’esperienza non indifferente da inserire nel proprio Curriculum Vitae. Il corso era incentrato principalmente sullo studio del funzionamento della “Corte europea dei Diritti umani”, cui ogni individuo può rivolgersi per denunciare violazioni dei propri diritti ed ottenere la riparazione dei danni subiti. Inoltre, abbiamo avuto occasione di approfondire anche la giurisprudenza della Corte, in particolare quella relativa ad alcuni dei diritti tutelati dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, potendo così comprendere meglio l’impatto che essa ha sull’ordinamento italiano.
 
Come era strutturato il corso e le frequenze?
Gli argomenti trattati erano tutt’altro che “leggeri” ed effettivamente l'ascolto degli interventi per tre ore consecutive si è rivelato faticoso, soprattutto in termini di assimilazione dei contenuti. Ad ogni modo, si sono sempre alternati almeno tre relatori e ciò, bisogna dire, ha reso l’ascolto più gradevole. Detto questo, a chi non vuole farsi sfuggire nulla consiglierei di munirsi di un registratore, in modo tale da poter riascoltare gli interventi. Penso comunque che sia stato strutturato in questo modo molto concentrato e durante il fine settimana per garantire la presenza di alcuni esperti, sia per quanto riguarda le cariche che ricoprono alcune personalità invitate, sia per quei professori provenienti da Università di altre regioni.
 
Consiglieresti anche ad altri di frequentare il corso? Se sì, a chi?
Si, consiglierei anche ad altri di frequentarlo, in particolar modo a chi ha una formazione giuridica, poiché avrebbe la possibilità non solo di ascoltare esperti in materia (giudici, avvocati, professori di diritto, magistrati) ma anche di relazionarsi con loro. Terminati gli interventi dei relatori, infatti, viene concessa l’opportunità di porre loro delle domande. Gli interventi dei corsisti, non a caso, erano sempre numerosi e non solo inerenti agli argomenti trattati - per approfondimenti o chiarimenti -  ma relativi anche a casistiche che le persone in questione si trovavano a dover sperimentare in qualità di operatori giuridici. Molti di loro erano venuti da altre parti d’Italia proprio per cogliere questa occasione!
 
-Tirando le somme, quanto pensi sia stata proficua, per te, l'esperienza di questo corso?
Credo che la partecipazione a questo tipo di corsi possa costituire un'ottima occasione non soltanto  per accrescere il proprio bagaglio culturale e formativo, ma anche per entrare in contatto con personalità esperte della materia, alcune delle quali, diversamente, potresti vedere soltanto citate nei testi universitari! Nel mio caso specifico, poi, la partecipazione a questo corso è stata utile anche perché presto mi troverò a sostenere l’esame di “Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani”. Un altro aspetto da considerare è la possibilità di conoscere siti e in questo modo avere accesso a documenti e materiale che uno studente da solo potrebbe non riuscire a reperire e che invece potrebbero rilevarsi utili in sede d’esame o per una Tesi di laurea che tratti queste tematiche. Inoltre, uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente sono stati i continui richiami e collegamenti dei diversi relatori ad eventi realmente accaduti, il che ha reso l'esposizione degli argomenti precisa, circostanziata e molto pratica.  Infine, la partecipazione al corso dà l’opportunità di ottenere 12 CFU (crediti formativi universitari), arricchendo così il proprio curriculum accademico. Sulla base di quanto detto, insomma, posso dire che la mia  partecipazione a questo corso è stata estremamente fruttuosa.
 
Francesca Di Russo
 
 
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Ente:
"UFTDU", Unione forense per la tutela dei diritti umani
 
Per saperne di più sui diritti umani, vai al nostro approfodimento sulla Giornata dei Diritti Umani
 
 
Chairman:
-Prof. Giovanni Conso, Presidente onorario. Noto giurista ed accademico italiano, è stato più volte Ministro della Giustizia, nonché Presidente dell'Accademia dei Lincei.
-Avv. Mario Lana, Presidente in carica. Affermato esperto di diritto civile ed internazionale, nasce a Firenze il 26 ottobre 1931, conseguendo la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze. Esercita la professione di avvocato fin dal 1956.  Nel 1964, fonda a Roma uno dei primi Studi legali internazionali operanti in Italia, mettendo la propria expertise al servizio di numerosi governi di Paesi esteri.
 
Data di fondazione:
2 marzo 1968
 
 Collocazione:
Via Emilio de’ Cavalieri, 11
00198 Roma
 
Contatti:
Per informazioni sull'Istituzione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per informazioni sui corsi scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Per qualsiasi tipo di domanda, lo staff dell’UFTDU è disponibile anche su Facebook
nei giorni lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 17.00.
Tel. +39 06 84 12 940 (lun-ven 09.00-18.30)
Fax +39 06 84085170
 
Obiettivi dell'Ente: Scopo fondamentale dell'UFTDU è quello di “diffondere  la conoscenza delle norme interne e di carattere internazionale riguardanti la tutela dei diritti umani e di promuoverne l’osservanza concreta ed effettiva in sede giurisdizionale, stragiudiziale, amministrativa e legislativa”, secondo quanto risulta dall' art. 2 dello Statuto.
 
Attività dell'Ente: Il fine ultimo dell'UFTDU è la garanzia dell'universale esercizio dei diritti umani, nonché la sua promozione. Grazie alle numerose Sezioni distaccate, operanti in diverse regioni italiane, l'Istituzione si adopera per incrementare e migliorare l'azione di tutela dei diritti umani. Nel corso degli anni che hanno visto l'UFTDU portare avanti la propria attività di tutela e promozione dei diritti umani, l'Istituzione si è focalizzata maggiormente su sei macro-aree di impegno:
 
-Discriminazione razziale;
-Immigrazione e asilo;
-Diritto alla salute;
-Diritto dei minori;
-Libertà di stampa e di espressione;
-Apolidia.
 
L'Unione esplica la sua azione in più campi: Formazione, Advocacy, Progettazione e Mediazione.
 
In particolare, in seguito all'introduzione della mediazione civile e commerciale nell'ordinamento italiano (D. Lgs. n. 28 del 4 marzo 2010) ed alla crescente rilevanza che essa sta assumendo,l’Unione ha iniziato a focalizzare parte delle proprie attività su tale istituto. Ciò in conseguenza del fatto che la mediazione si rivela essere uno strumento privilegiato nel campo della tutela dei diritti umani, in grado di innescare un graduale processo di trasformazione sociale, nella direzione di una loro maggiore protezione. Perciò, l’UFTDU ha costituito due organi sussidiari, che completano il lavoro dell'Associazione:
 
- il Centro per la formazione e la ricerca, regolarmente rientrante negli enti abilitati a tenere corsi di formazione,
 
-il Centro di negoziazione e mediazione Neg Med, iscritto al registro degli organismi abilitati a svolgere la mediazione in materia civile, commerciale e sociale, con estrema attenzione alla risoluzione di quei conflitti in cui vengono messi a rischio diritti e bisogni fondamentali della persona.
 
L'associazione, inoltre, al fine di rendere maggiormente incisiva la propria azione, collabora con l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), il Consiglio d'Europa, l'Unione europea, l'OSCE, la Fédération International des Droits de l’Homme, l'Istituto per i diritti umani degli avvocati europei (IDHAE) ed altri enti nazionali ed internazionali, costituendo così, attorno a sé, un ampio network di organizzazioni internazionali, associazioni, giuristi, militanti ed altri enti e personalità, tutti naturalmente impegnati nell'ambito della tutela dei diritti umani.
 
Opportunità dell'Ente:
L'Unione offre diverse opportunità nell'ambito della formazione. Con cadenza annuale, infatti, l'associazione organizza il Corso di specializzazione sulla tutela europea dei diritti umani, utile sia in vista di un aggiornamento per operatori giuridici, sia di un approfondimento per chi non ha questo tipo di formazione, ma è ugualmente interessato alla materia. Un altro percorso di formazione offerto, è il Corso per Mediatore professionista. Vi è inoltre la possibilità di partecipare a numerosi convegni e workshop.
 
Link utili:
Statuto dell'Unione
Contatti delle Sezioni regionali
 
Francesca Di Russo
Pubblicato in Istituzioni
 «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. »
Questo è quanto viene citato nel primo articolo della Dichiarazione Universale dei diritti umani firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri. La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico di importanza storica fondamentale: per la prima volta nella storia dell'umanità, infatti, veniva prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni; per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo. Ogni anno il 10 dicembre si celebra la giornata internazionale dei diritti umani, per commemorare la proclamazione di questo importante documento. Lo scopo della giornata è di educare e sensibilizzare tutti al rispetto dell'uomo in quanto tale e a ricordare i passi compiuti dalla società verso il rispetto di tutti gli esseri umani, contro la schiavitù e la soppressione dei diritti individuali. Non a caso, la giornata si pone come un momento di confronto e riflessione per rendere omaggio a tutti i difensori dei diritti umani che, attraverso la loro azione, lottano per porre fine alle discriminazioni e alle ingiustizie.
Nel 1993, è stato istituito l'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani (United Nations Office of the High Commissiones for Human Rights - OHCHR) per la tutelare a promuovere i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale.
La Dichiarazione dei Diritti Umani fa da musa ispiratrice ad un altro trattato di portata internazionale ovvero la Convenzione Europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali (Cedu); adottato in seno al Consiglio d’Europa e firmato a Roma il 4 novembre 1950, esso può definirsi  la forma più pura e completa di protezione dei diritti umani, in quanto legalmente vincolante. Tale Convenzione ha reso possibile la creazione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel 1959 che ha sede a Strasburgo e ha come obiettivo principale il rispetto dei diritti sanciti dalla stessa Cedu. A tutela dei diritti umani in ambito europeo è stata istituita nel 2007 la European Union Agency for Human Rights, come evoluzione del Centro Europeo di Monitoraggio su Razzismo e Xenofobia.
I diritti umani rappresentano le fondamenta di libertà, pace, sviluppo e giustizia e risulta più che mai indispensabile fare leggi a tutela e sostegno dei diritti umani così come sono indispensabili uomini e donne che, con coraggio, lottano per proteggere i diritti, propri e altrui. Una quantità di operazioni dell’ONU per il mantenimento della pace hanno una componente legata ai diritti umani. In totale, le attività sul campo dell’ONU nel campo dei diritti umani vengono attualmente svolte sul territorio di 30 nazioni. Esse contribuiscono al rafforzamento delle capacità nazionali nei settori della legislazione, dell’amministrazione e dell’educazione ai diritti umani; indagano sulle violazioni che vengono denunciate e assistono i governi nell’assumere misure correttive laddove siano necessarie. La giornata, infatti,  è uno degli eventi di punta nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite ed è onorata con conferenze di alto profilo politico ed eventi culturali come mostre o concerti riguardanti l'argomento dei diritti umani. Inoltre, in questa giornata vengono tradizionalmente attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero il Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, assegnato a New York, ed il premio nobel per la pace ad Oslo. Abbiamo anche dei collegamenti con la Dichiarazione di Vienna e Programma d'Azione (VDPA) adottata dalla Conferenza mondiale sui diritti umani di Vienna nel 1993; tale incontro segnò un momento fondamentale per ribadire l’importanza del valore della cooperazione e dei legami attraverso gli interessi e per sviluppare la consapevolezza del divario Nord-Sud, nonché costituì un punto di svolta significativo negli atteggiamenti verso le donne. 
Fino a oggi, i diritti umani hanno figurato raramente nelle diagnosi o nelle ricette suggerite dalla comunità internazionale; sarebbe bene, invece, che i governi investissero nei diritti umani con la stessa convinzione con cui investono nella ripresa economica. 
Il diritto internazionale è chiaro: “Chiunque tu sia, ovunque tu viva, la tua voce conta".
  
Link utili: alcune delle organizzazioni internazionali governative e non che si occupano nello specifico di diritti umani:
 
 
Leggi il nostro articolo dedicato alla Giornata Internazionale dei Diritti Umani: 10 dicembre 2018: 70 anni di Giornata Internazionale dei Diritti Umani nella sezione Organizzazioni Internazionali
Pubblicato in Istituzioni
Nome dell' Ente: Human Rights Watch 
 
Data di fondazione: Human Rights Watch nasce nel 1978 con la creazione di Helsinki Watch, progettato per supportare i gruppi di cittadini formatisi in tutto il blocco sovietico, che volevano fare in modo che l'Unione Sovietica rispettasse gli Accordi di Helsinki del 1975. In rapida successione nacquero Asia Watch (1985), Africa Watch (1988), e Medio Oriente Watch (1989). Solo nel 1988, tutte le commissioni si unirono creando lo Human Rights Watch. 
Vai agli approfondimenti sul tema Diritti Umani e sulla Giornata dei Diritti Umani del 10 dicembre!
 
Chairmain  dell'ente: Il direttore esecutivo di Human Rights Watch è Kenneth Roth
 
Collocazione: Human Rights Watch
350 Fifth Avenue, 34th Floor
New York, NY 10118-3299
Stati Uniti d'America
Tel: 1- (212) 290-4700
 
Obiettivi: Human Rights Watch è un'organizzazione non governativa no-profit, che si occupa dei diritti umani. Il suo staff, composto da circa 400 membri, provenienti da tutto il mondo, sono professionisti dei diritti umani,  avvocati, giornalisti e studiosi. Human Rights Watch è noto soprattutto per il suo accurato accertamento dei fatti, un'informazione imparziale, un uso efficace dei mezzi di comunicazione, e di advocacy mirata, spesso in collaborazione con i gruppi locali per i diritti umani. Le ricerche sono mirate alla scoperta di situazioni che possano generare preoccupazione e attenzione nelle comunità locali e internazionali, anche avvalendosi del supporto mediatico per poter meglio denunciare le varie forme di ingiustizia. Ogni anno, Human Rights Watch pubblica più di 100 relazioni e briefing sulle condizioni dei diritti umani in 90 paesi. Lo scopo di questa organizzazione è porre all'attenzione della comunità internazionale gli abusi che avvengono, al fine di imporre ai governi imputati di essi un cambiamento dei comportamenti e delle leggi
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente: Human Rights Watch si occupa, sin dal momento della sua fondazione, di diritti umani. Nel 1990 denunciò i genocidi in Ruanda e nei Balcani ed ha sperimentato nuove  modalità per indagare sulle violazioni dei diritti in società chiuse come l'Arabia Saudita e Corea del Nord. Allo stesso tempo, già da allora, l'organizzazione ha ampliato e rafforzato il suo lavoro sui diritti delle donne, dei bambini, dei rifugiati, dei lavoratori migranti. Human Rights Watch si oppone alle violazioni di basilari diritti dell'uomo, quali la pena di morte e la discriminazione in base all'orientamento sessuale, sostiene e appoggia le lotte a favore di fondamentali diritti quali la libertà di religione e la libertà di stampa.  In particolare, Human Rights Watch attualmente
- Cerca di realizzare la piena emancipazione delle donne e promuove l'uguaglianza dei diritti
- Ha contribuito ad accendere i riflettori su temi, precedentemente ignorati, come i diritti degli omosessuali
- Ha supervisionato il commercio internazionale delle armi e il ruolo delle imprese nel campo dei diritti umani, producendo studi innovativi, per esempio, sulle violazioni dei diritti nei settori del petrolio, dell'oro, e delle armi 
- L'attacco alle Torri Gemelle dell'11 Settembre e le sue conseguenze hanno evidenziato la necessità di nuove forme di pressione sui gruppi terroristici e sui loro sostenitori e un attento monitoraggio delle leggi antiterrorismo, politiche e pratiche che violano i diritti umani fondamentali
- Si occupa della piaga dell' HIV / AIDS, ed ha creato un programma dedicato ai diritti umani e alla salute
- Un altro settore importantissimo è quello dei diritti dei bambini, in particolare di coloro che non hanno accesso all'istruzione, lavorano lunghe ore in condizioni pericolose, sono costretti a servire come soldati in conflitti armati, o a vivere in istituti o orfanotrofi
- Si occupano poi di persone disabili. Gli individui con disabilità fisiche e mentali spesso devono affrontare una maggiore violenza e discriminazione, eppure rimangono invisibili nelle loro comunità
 
Opportunità di lavoro e stage:
Human Rights Watch offre costamente opportunità di lavoro presso le proprie sedi. Per ulteriori informazioni vai alla pagina web dedicata
Fellowship: ogni anno è possibile presentare la propria candidatura entro il 6 dicembre per il Programma Alan R. and Barbara D. Finberg Fellowship aperto ai giovani laureati (Master's Degree)
Interniship:  HRW offre opportunità di interniship negli uffici dei vari paesi in cui è presente
 
Link Utili:
 
Sara Faonio
Pubblicato in No Profit
I dati diffusi da UN Women (United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women) dimostrano che la violenza contro le donne è tuttora una piaga globale. Nonostante un intenso attivismo sociale mondiale e la presenza di strumenti giuridici posti a tutela delle donne, nel mondo ogni anno il 35% delle donne è oggetto di maltrattamenti sessuali sia all’interno, sia all’esterno delle mura domestiche. Il fenomeno delle “spose-bambine” e la pratica delle mutilazioni genitali femminili coinvolgono rispettivamente 64 milioni e 140 milioni di soggetti. Il 98% delle vittime della tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale è costituito da donne e fanciulle.
La Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU il 17 dicembre 1999 (Risoluzione 54/134) proprio per mantenere viva l’attenzione sui temi legati a tutte le forme di violenza contro le donne e le bambine. In particolare, la Giornata si propone un duplice obiettivo. Da un lato, mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su tutte le varie manifestazioni della violenza di genere quali, ad esempio, gli abusi sessuali/psicologici, le discriminazioni, il femminicidio. Dall’altro essa vuole esortare i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative (ONG) a porre in essere strumenti di contrasto a tali fenomeni.
La Giornata è celebrata ogni anno il 25 novembre in ricordo della data scelta da alcune donne attiviste, riunitesi al primo Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi (Feminist Encuentro for Latin America and the Caribbean), tenutosi a Bogotà nel 1981. Le attiviste scelsero il 25 novembre perché quello stesso giorno nel 1960 ebbe luogo l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Oggi la violenza contro le donne si materializza per il tramite di molteplici manifestazioni. Nello specifico, essa può assumere diverse forme quali: violenza sessuale/psicologica tout court (domestica e non); pedofilia; tratta di esseri umani; mutilazioni genitali; stupro di guerra. Ci si trova di fronte a forme di violenza caratterizzate da sfumature diverse ma che, tuttavia, sono accomunate dalla costante violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Per questa ragione sia a livello universale (ONU), sia a livello regionale (Consiglio d’Europa) sono state adottate numerose convenzioni a tutela delle donne e delle bambine. Tra le più importanti occorre annoverare: la Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne; la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia; la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, nota anche come “Convenzione di Istanbul”(questa non ancora in vigore).
In linea con gli orientamenti internazionali e regionali, l’Italia dimostra un impegno costante sul fronte della lotta per l’eliminazione della violenza di genere. Il 10 settembre 2013 l’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul (già firmata il 27 settembre 2012) e, sulla base delle indicazioni in essa contenute, con la legge n. 119 del 15 ottobre 2013 ha reso più incisivi gli strumenti della repressione penale dei fenomeni di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e atti persecutori (stalking). Inoltre su tutto il territorio nazionale sono presenti numerosi centri antiviolenza a livello provinciale e regionale. Nella Capitale si segnala, in particolare,  l’operato dell’Associazione Differenza Donna e dell’Associazione Nazionale  Volontarie del Telefono Rosa.
In occasione della Giornata Mondiale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne 2013, all’interno del sistema ONU, l’ESCAP (Economic and Social Commission for Asia and the Pacific) ha organizzato un’intera giornata commemorativa a Bangkok. Inoltre nel quadro della campagna del Segretario Generale, UNITE to End Violence Against Women”, sono stati indetti i cosiddetti 16 Days of Activism Against Gender-Based Violence (16 Giorni di Attivismo contro la Violenza di Genere). Dal 25 novembre 2013 al 10 dicembre 2013 in tutto il mondo gli uffici ONU e numerosi rappresentati della società civile organizzeranno delle attività con lo scopo di prevenire e in ultima istanza porre fine alla violenza contro le donne e le bambine.
In Italia,  il Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha lanciato la campagna "Riconosci la violenza" che parte il 18 novembre 2013 e verrà ripresa nel corso di tutto il 2014. La campagna, adottata e tradotta in spagnolo anche dallo Stato del Messico, esorta il mondo femminile a guardare con più lucidità chi si ha accanto affinché ogni donna riesca a sottrarsi in tempo ad ogni genere di maltrattamento imparando a riconoscere le prime avvisaglie di violenza.Inoltre, la sera del 25 novembre p.v. a Roma, presso il Palazzo delle Esposizioni avrà luogo un recital di poesie di Mariangela Gualtieri, considerata una delle più grandi poetesse italiane viventi. L’evento, indirizzato soprattutto ai giovani, mira a sottolineare l’importanza della cultura, della scuola e della società civile nella lotta contro la violenza di genere.
 
Leggi l'intervista a una donna che opera contro la violenza e gli abusi sulle donne.
 
Link d' interesse:
 
 
Ritalba Mazzara
 
"Millions of women and girls around the world are assaulted, beaten, raped, mutilated or even murdered in what constitutes appalling violations of their human rights."
 Ban Ki-moon
Pubblicato in Istituzioni

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