VIS ti offre l’occasione di vivere un’esperienza di volontariato in uno dei 40 paesi in cui opera. Candidati subito, non perdere questa opportunità
 
“Per altre opportunità simili, andate alla sezione “Cooperazione, Sviluppo e Volontariato” 
 
Ente:  VIS è una Organizzazione Non Governativa nata in Italia nel 1986 e cresciuta nel mondo grazie all’impegno e alla passione dei volontari internazionali, ragazzi e ragazze che hanno deciso di partire per mettersi a servizio, con professionalità e dedizione, dei più deboli nel mondo. I volontari VIS sono presenti in oltre 40 Paesi del mondo e si occupiano di solidarietà e cooperazione internazionale. “Insieme, per un mondo possibile” è il loro motto, che indica l’intenzione di fare rete in Italia, in Europa e nel resto del mondo per migliorare le condizioni di vita delle bambine e dei bambini, dei giovani in condizioni di povertà e delle loro comunità. 
 
Dove: Da concordare
 
Destinatari: Chiunque possieda i requisiti richiesti
 
Quando: Da concordare con lo staff VIS
 
Scadenza: Non è prevista una scadenza particolare
 
Descrizione dell’offerta: La presenza dei volontari, in servizio per due anni, in progetti di sviluppo, con compiti prevalentemente educativi, è la scelta che caratterizza la realtà di VIS. VIS crede infatti nel volontariato internazionale come scelta di condivisione, di solidarietà internazionale, di impegno politico e civile, di crescita umana e professionale, di scambio culturale, di impegno missionario e spirituale. I volontari si inseriscono a lungo termine nei progetti di sviluppo con le loro competenze umane e professionali e lavorano in sinergia con la controparte salesiana e con gli operatori locali per lo sviluppo umano della popolazione beneficiaria del progetto, diventando quindi il volto dell'organismo nel paese in cui essi operano. Il VIS considera il volontario non soltanto strumento della progettualità del VIS ma prima di tutto come suo oggetto e destinatario, la cui crescita professionale ed umana deve essere al centro del progetto educativo dell'organismo. A questo riguardo pur riconoscendo l'unitarietà dell'identità del volontario internazionale, si identificano differenti tipologie di volontari: volontari in servizio civile, volontari prevalentemente di tipo vocazionale, volontari prevalentemente di tipo professionale. Tutti si riconoscono in una base comune unitaria, caratterizzata da elementi imprescindibili quali la motivazione, la maturità e serietà, l'impegno professionale adeguato al progetto.
 
Requisiti:
- Disponibilità ad un servizio di almeno due anni. Questo garantisce un inserimento più radicato nella realtà socio-culturale locale e nel progetto dando maggiori garanzie di efficacia del progetto stesso e del servizio di volontariato.
- Conoscenza e condivisione della missione e della identità della ONG e dello spirito missionario salesiano;
- Competenza professionale specifica. I profili maggiormente richiesti sono: rappresentante paese, project manager, amministratore, educatore, tecnici. Ci occupiamo solo marginalmente di progetti sanitari per cui candidature in ambito sanitario saranno prese in considerazione in maniera residuale;
- Capacità di lavorare in équipe: con la comunità salesiana, con la popolazione locale e con gli altri volontari. Nei paesi in cui siamo maggiormente radicati ci sono vere e proprie comunità di volontari che lavorano in vari progetti, per questo si richiede disponibilità alla condivisione con gli altri volontari e buone doti di comunicazione.
- Buona conoscenza delle tematiche correlate allo sviluppo e alla cooperazione internazionale;
- Buona conoscenza della lingua internazionale parlata nel paese in cui si presta servizio
 
Documenti richiesti: Modulo online 
 
Costi/retribuzione: Il rapporto di collaborazione che si instaura con un volontario viene regolamentato con un contratto di collaborazione a progetto secondo le normative vigenti. Nel caso di un progetto cofinanziato dal Ministero Affari Esteri italiano (MAE), il personale estero può essere inserito nei progetti in qualità di volontario o cooperante, ai sensi della legge sulla cooperazione (l.49/87) e avrà un contratto riconosciuto dal MAE della durata di 24 mesi, se volontario o di 23 mesi al massimo, se cooperante. Per progetti non finanziati dal MAE il volontario avrà un contratto di collaborazione con l’organismo. A tutti i volontari, a prescindere dalla tipologia di contratto, sono garantiti: un viaggio di andata e ritorno per ogni anno di servizio, la copertura assicurativa, un compenso definito secondo le tabelle ministeriali per volontari, l’alloggio in loco. Nel caso dei contratti MAE il volontario/cooperante ha anche diritto all’aspettativa se dipendente pubblico.
 
Guida all’application: Se interessati, compilare accuratamente il modulo online e inviarlo al seguente indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. specificando nell’oggetto: “candidatura per volontariato”.
 
Informazioni utili:
Non saranno presi in considerazione:
- CV inviati utilizzando moduli diversi da quello che trovi qui di seguito;
- CV privi della autorizzazione espressa al trattamento dei dati personali (dlgs 196/2003)
Decorsi nove mesi dall’arrivo, qualora non siano stati intrapresi processi di selezione ed inserimento, i CV saranno eliminati dall’archivio.
 
Link utili:
 
Contatti utili:
VIS
Sede: via Appia Antica, 126 ROMA
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Tel: +39 06 51.629.1 - Fax +39 06 51.629.299
 
 
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Nel 1909 negli Stati Uniti si è tenuta la Prima Giornata della Donna. Cosa è cambiato in oltre un secolo? Tanti i risultati raggiunti, le conquiste delle donne in parità di genere, ma tanto resta ancora da fare.

La redazione carriereinternazionali.com vuole ricordare le origini di questa giornata di ispirazione internazionale e riflettere con voi sul significato di questa giornata.
 
La Giornata Internazionale delle Donne, nota come Festa della Donna, nasce dalle rivendicazioni delle militanti comuniste dei primi anni del ‘900, consapevoli dell’importanza di portare la discussione sulla situazione femminile al centro del dibattito politico internazionale.
Indetta per la prima volta di febbraio negli Stati Uniti, nel 1909, venne festeggiata per la prima volta l’8 marzo nel 1917 in Russia, data da allora in poi consacrata a ricordare al mondo che la condizione femminile è il fulcro dell’evoluzione sociale e del progresso civile.
In Italia la festa della donna si festeggiò per la prima volta nel 1922, sempre su iniziativa dei partiti di sinistra. Negli anni ’50 alla giornata dell’8 marzo venne associato il fiore della mimosa, simbolo della lotta delle donne contro l’usurpazione dei propri diritti.
Le Nazioni Unite hanno indetto il primo International Woman Day nel 1975; nel 1977 l’Assemblea Generale ha adottato una risoluzione per l’adozione annuale della Giornata della Donna da parte di tutti i paesi membri.
Oggi che senso ha festeggiare la Festa della Donna? Si può andare oltre il rituale dell’incontro con le amiche, le cene allegre e il regalo (atteso) di un fiore?
La situazione femminile soffre ancora enormi carenze e problematiche: violenza contro le donne, la lotta per la mutilazione genitale femminile, accesso all’istruzione, accesso al lavoro, parità retributiva, diritti civili e legali, pari dignità del ruolo materno, salute della donna, protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili, pari dignità di fronte alla legge, pari opportunità e retribuzione.
E’ chiaro, però che le problematiche sono estremamente differenti nei diversi contesti di sviluppo.
Nei paesi in via di sviluppo, l’alto tasso di povertà inficia la partecipazione delle donne alla vita sociale e civile. Le famiglie, costrette a scelte di sopravvivenza prediligono spesso i maschi della famiglia, a scapito dalla condizione delle bambine che hanno minore accesso ad adeguata alimentazione e all’educazione. In alcuni contesti sociali, la nascita di una bambina è ancora considerata un problema e indicatore di questo sono orfanotrofi e centri di accoglienza con predominanza di bambine.
Le maggiori organizzazioni internazionali, continentali e nazionali dedicano molta attenzione alla questione, ma è chiaro che gli sforzi dall’alto spesso non sono sufficienti a superare il cosiddetto “gender gap”.
Le Nazioni Unite riservano un’importanza strategica alla condizione della donna tanto che nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito UN Women - the United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women - finalizzata a promuovere lo studio e la ricerca sulla situazione della donna e sostenere i programmi delle Nazioni Unite nelle diverse divisioni e agenzie, favorendo il coordinamento e la collaborazione nei programmi a sostegno della donna.
Due dei Millenium Development Goals sono dedicati proprio alla tutela della donna, il MDG 3 “Promote Gender Equality and empower women” e MDG5 “Improve maternal health”.
Tra i temi trattati negli ultimi anni in occasione dell’8 marzo, il Programma Alimentare Mondiale (PAM, WFP) ha voluto sottolineare come l’empowerment delle donne possa intensificare gli sforzi globali per porre fine alla fame nel mondo. Una dei programmi del PAM “Acquisti per il Progresso” (Purchase for Progress - P4P) è focalizzato proprio sul ruolo della donna nell'agricoltura. Si tratta di un’iniziativa che aiuta i piccoli agricoltori, in particolare le donne, a diventare attori competitivi del mercato attraverso la produzione di cibo destinato alla vendita e utilizzato nei programmi del WFP.
Ormai le policy e le programmazioni di organizzazione e agenzie internazionali danno un’importanza strategica all’empowerment delle donne nelle società, essendo stata dimostrata la stretta connessione tra lo sviluppo sociale, economico e culturale e il miglioramento della condizione femminile. Un esempio ne è l’azione di programmazione dell'UNDP che ha fatto del miglioramento della condizione della donna una delle variabili determinanti alla riduzione della povertà e dell’emarginazione sociale.
Nel campo della cooperazione allo sviluppo, molte le ong che si occupano della situazione femminile intervenendo con azioni specifiche nei diversi territori a sostegno dell’empowerment delle donne e del superamento dell’emarginazione sia nei contesti urbani che rurali.
Una nota a parte merita l’ambito del microcredito, dove l’esperienza della Grameen Bank è partita puntando le sue risorse sul coinvolgimento delle donne in Bangladesh nel microcredito per favorire la creazione di piccole attività economiche urbane e rurali condotte da donne. I risultati hanno dimostrato come la donna per una serie di ragioni psicologiche rappresenti una risorsa economica fondamentale e una garanzia sia in termini di sostenibilità delle iniziative economiche intraprese che di restituzione del debito.
Focalizzata sul ruolo della donna nella società e nella parità di accesso a posizioni sociali è invece  la posizione dell’Unione Europea e dell’Italia. Nei Paesi ad elevato indice di sviluppo umano, le problematiche sono maggiormente concentrate sulle possibilità reali di parità sebbene restino in sospeso questioni come la violenza sulle donne e l’alto indice di disoccupazione femminile aggravato dalla crisi economica.
In Europa, nel 2006 la Commissione Europea ha istituito un regolamento European Institute for Gender Equality (EIGE), con il quartier generale a Vilnius, il cui obiettivo principale è il potenziamento delle azioni per le pari opportunità nei settori di policy dell’Unione Europa. Il mainstream di genere è uno degli aspetti principali della programmazione europea a sostegno dei finanziamenti a livello regionale, nazionale ed europeo, riconoscendo la parità uomo-donna come uno dei principi fondamentali dell’Unione. EIGE ha individuato quattro indicatori per la valutazione della condizione femminile: conoscenza, tempo, potere, salute e due ambiti cross-over: disuguaglianze trasversali e violenza. L’obiettivo principale della policy europea è proprio quella di migliorare le performance di questi indicatori volti a dimostrare il progresso del ruolo civile e sociale della donna.
In Italia, il Dipartimento per le Pari Opportunità, istituito nel 1996, promuove l'indirizzo, la proposta e il coordinamento delle iniziative normative e amministrative in tutte le materie attinenti alla progettazione e alla attuazione delle politiche di pari opportunità e il coordinamento delle diverse politiche attuate a livello nazionale e regionale per la promozione della parità di genere.
 
La conclusione a nostro avviso è che sì, oggi ha ancora senso festeggiare questa giornata per ricordarci che la parità non esiste ancora e che è compito nostro promuoverla, partendo dall’8 marzo. Buona festa della donna a tutti!
 
Per approfondire:
 
Anna Caputo
 
Pubblicato in Istituzioni
L'Agenzia europea per i Diritti Fondamentali con sede a Vienna, offre a laureati e professionisti interessati ad una delle aree di attività dell'ente la possibilità di condurre una visita di studio durante tutto l'anno.
 
Per altre opportunità di questo genere, vai alla sezione Opportunità in Europa e Formazione per le carriere internazionali
 
Ente: La FRA - Agenzia dell'Unione europea per i Diritti Fondamentali ha sede a Vienna ed è stata istituita nel 2007 con lo scopo di fornire alle istituzioni europee ed alle autorità nazionali competenti assistenza e consulenza sui diritti fondamentali nell'attuazione del diritto dell'Unione, nonché di aiutarle ad adottare misure ed iniziative appropriate alla tutela dei diritti fondamentali. L'agenzia ha diversi compiti, fra cui: raccogliere, analizzare e diffondere informazioni obiettive ed affidabili sulla situazione dei diritti fondamentali nell'UE, condurre e/o promuovere ricerche e studi nel campo dei diritti fondamentali, formulare e pubblicare conclusioni e pareri su argomenti specifici, di propria iniziativa o su richiesta del Parlamento europeo, del Consiglio o della Commissione e promuovere il dialogo con la società civile per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle tematiche relative ai diritti fondamentali.
 
Dove: Vienna, Austria
 
Destinatari: Laureati e professionisti
 
Quando: Tutto l'anno. La durata massima di una visita di studio è 12 mesi
 
Scadenza: È possibile inviare la propria candidatura durante tutto l'anno
 
Descrizione dell'offerta: Scopo principale del Programma di visite di studio presso la FRA è quello di permettere a laureati e professionisti di acquisire una conoscenza approfondita dell'attività dell'Agenzia e dell'UE nell'ambito della tutela dei diritti fondamentali, permettendo loro di mettere in pratica le conoscenze derivanti dai loro studi e/o dalla propria esperienza professionale e di osservare da vicino il lavoro di analisi di dati e di ricerca socio-giuridica condotto dai vari organi dell'ente.
La visita di studio può durare un massimo di 12 mesi.
 
Requisiti:
-Diploma di Laurea
-Padronanza della lingua di lavoro dell'ente, cioè l'inglese. La conoscenza di altre lingue è apprezzata
 
Documenti richiesti: È richiesta una assicurazione sanitaria
 
Costi: Retribuzione non prevista. I costi sono a carico dei partecipanti
 
Guida all'application: Coloro i quali desiderano prendere parte al Programma di Visite di studio possono candidarsi inviando una  email all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., allegando il proprio CV ed una lettera motivazionale in cui sia specificata l'area di lavoro dell'Agenzia di loro maggiore interesse. Il Dipartimento Risorse Umane verificherà la disponibilità  dell'Ufficio prescelto ad accogliere il candidato e lo informerà di conseguenza. Prima di inoltrare la propria candidatura è consigliabile leggere il Regolamento relativo alle visite di studio.
 
Informazioni utili: Vienna è allo stesso tempo capitale federale e stato federato dell'Austria. La città ospita le sedi di alcune importanti organizzazioni internazionali, tra cui: l'OPEC, l'Agenzia internazionale per l'Energia Atomica e l'ONU ed il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.Vienna è nota come la Città dei Musicisti o la Città dei Sogni per avere ospitato molti tra gli artisti ed i compositori più talentuosi di tutti i tempi, tra i quali spiccano Vivaldi, Mozart, Beethoven, Rossini, Schubert, Strauss e molti altri. Ha una delle reti di trasporto pubblico più efficienti d'Europa, anche se in realtà il centro è molto piacevole da visitare anche a piedi o in bicicletta. Da non perdere oltre ai numerosi parchi e musei, è la zona della Neue Donau, centro della movida viennese.
 
Trovare casa a Vienna
 
Link utili:
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Regolamento relativo alle visite di studio
 
Contatti utili:
Schwarzenbergplatz 11
A-1040 Wien ÖSTERREICH
 
Tel: +43 1 580 30 0
Fax: +43 1 580 30 699
Indirizzo Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
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Pubblicato in Europa.

Ente: OHCHR – “Office of the High Commissioner for Human Rights”- Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. 

Chairman: L’Ufficio è attualmente presieduto da Zeid Ra’ad Al Hussein, che ha assunto le sue funzioni di "Alto Commissario per i Diritti umani delle Nazioni Unite" l'1 settembre 2014.
 
Data di fondazione: L’Ufficio è stato istituito con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 Dicembre 1993 sulla scia della “Conferenza mondiale sui Diritti Umani” tenutasi a Vienna dal 14 al 25 Giugno 1993.
 
Collocazione:
OHCHR
Palais Wilson rue des Paquis, 52
CH -1201 Ginevra, Svizzera.
Tel.: (+41)229179220
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Indirizzo postale:
OHCHR
Palais des Nationes, 10
CH–1211 Ginevra, Svizzera.
 
Obiettivi: OHCHR ha ricevuto da parte della comunità internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani garantiti dal Diritto internazionale e previsti dalla “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” del 1948.
 
Attività/descrizione dell’Ente: Giacché i governi nazionali hanno la responsabilità primaria di proteggere i diritti umani, l’Ohchr fornisce assistenza ai governi stessi per garantire l’attuazione delle norme internazionali sui diritti umani.
Il mandato di lavoro dell’Ohchr si concentra su tre principali dimensioni:
standard di definizione: l’Ufficio lavora per offrire le migliori competenze e l'assistenza materiale ai diversi organismi delle Nazioni Unite che disciplinano la materia dei diritti umani. Ad esempio, l’Ufficio funge da segretario del “Consiglio dei Diritti umani”
monitoraggio: l’Ufficio sostiene il lavoro degli esperti o dei gruppi di lavoro che svolgono visite sul campo per ricevere ed esaminare le denunce da parte delle vittime di violazione dei diritti umani
attuazione sul campo: nel corso degli anni l’Ufficio ha incrementato la sua presenza sul campo, sostenendo tutte quelle persone che ne hanno più bisogno, attraverso una stretta collaborazione con i governi locali.
 
Opportunità dell'Ente: 
Le opportunità all’interno dell’Ufficio si distinguono in:
 
- Offerte di lavoro, per le quali sono richiesti diversi anni di esperienza in materia. Queste vengono pubblicate periodicamente sul sito (vedere Link Utili). Per candidarsi è richiesta l’elaborazione di un modello “Personal History” (P11) e una lettera motivazionale. Entrambi i documenti devono essere inviati come allegati al seguente indirizzo e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando cognome, nome, tipo di documento (P11, lettera motivazionale); in oggetto all’e-mail è richiesto di specificare il codice dell’offerta di lavoro per la quale ci si vuole candidare.
- Diversi tipi di Fellowship Programme
- Programmi Internship: consultando il link Internship Programme è possibile avere tutte le informazioni in merito al programma stesso.
 
Link utili:
 
Valeria Martorella
Pubblicato in Istituzioni
La redazione di Carriereinternazionali.com da grande attenzione ai problemi sociali soprattutto se di rilevanza internazionale. Come nel caso della Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne vogliamo dare voce ad un problema che affligge centinaia di migliaia di donne in tutto il mondo: la mutilazione genitale femminale in occasione della giornata mondiale per la lotta contro questa grave forma di abuso fisico e psicologico.
 
Le mutilazioni genitali femminili (MGF), note anche come asportazione dei genitali e circoncisione femminile, sono definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come "tutte quelle procedure che implicano la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni di organi genitali femminili per motivi non medici".

Queste mutilazioni,in particolare l'infibulazione, vengono molto spesso considerate parte di alcune culture religiose, prevalentemente islamiche. In realtà si praticano in società di religione sia islamica che politeista e cristiana (copta, cristiana ortodossa, protestante, giudaica), pur essendo pubblicamente condannate in ciascuna di esse.
Non c'è alcun dubbio che questa pratica, eseguita in età differenti a seconda della tradizione, danneggi le donne fisicamente e psicologicamente, dato che può causare malattie e perfino la morte.
In alcuni Stati del corno d'Africa, come per esempio Gibuti, Somalia ed Eritrea, ma anche Egitto e Guinea, l'incidenza del fenomeno è altissima, toccando addirittura il 90% della popolazione femminile.
Si stima che in Africa, il numero delle donne che convivono con una mutilazione genitale siano circa 120 milioni. Prendendo in considerazione gli attuali trend demografici, possiamo calcolare che ogni anno circa 3 milioni di bambine sotto i 15 anni si vada ad aggiungere a queste statistiche.
Si registrano casi di MGF anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità, e che quindi sono difficili da censire statisticamente.
Nel corso degli anni, molte sono state le campagne che hanno posto al centro dell’attenzione questo tema.
Già negli anni ’90, una campagna per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili fu lanciata dall’attuale ministro degli affari esteri Emma Bonino. Il ministro, a fianco dell’organizzazione No Peace Without Justice (NPWJ) , organizzò eventi, iniziative e conferenze sull'argomento con politici europei e africani.
Nel 2006, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana ha pubblicato la Legge 09/01/2006 n. 7, recante "Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile", diffuse ormai da lungo tempo anche e soprattutto in Italia. Questa legge, chiamata "Legge Consolo" (dal nome dell'On. Giuseppe Consolo, proponente e primo firmatario), detta "le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine".
Successivamente, nel 2008, il ministro Mara Carfagna, si è adoperata per attuare una campagna di sensibilizzazione sul tema della mutilazione genitale femminile, definendola "una barbarie inaccettabile, una palese violazione dei diritti della donna, in particolare del diritto alla salute e all'integrità fisica della bambina e della donna".
Siamo nel 2010, quando viene rilanciata la campagna contro le mutilazioni genitali femminili  da parte del ministro Emma Bonino, dei Radicali Italiani e di No Peace Without Justice.
Grazie a questa iniziativa, sono state raccolte firme per un appello di messa al bando di questa pratica da presentare all’Assemblea delle Nazioni Unite.
Nel 2012, è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili.
Questa risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.
Nel febbraio 2013, è stata lanciata una petizione “Stop alle Mutilazioni Genitali“ da Plan Italia e Nosotras al fine di chiedere al futuro governo italiano di impegnarsi a porre fine alle mutilazioni genitali femminili in Italia e nei Paesi dove ancora viene praticata.
In tutto il mondo, grazie all’impegno di organizzazioni internazionali, governi e organizzazioni della società civile, si registra un progresso verso l’abbandono della pratica.
La Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite sollevò il problema nel 1952, ma solo nel 1984 l'ONU creò un Comitato Interafricano contro le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e dei bambini" (IAC), con sede a Dakar.
Dai primi Anni '90 le MGF vengono riconosciute dalla comunità internazionale come una grave violazione dei diritti delle donne e delle bambine. 
All’interno del contesto internazionale la condanna della pratica delle MGF si articola in tre dimensioni: la tutela dei Diritti Umani, dei diritti della Donna e dei diritti del Bambino.
La pratica delle MGF, viene condannata dalle Nazioni Unite, facendo riferimento in primis all'Art. 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 ("Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a punizioni crudeli, inumane o degradanti") e poi alla solenne Dichiarazione di Ginevra del 1997, promulgata da tre Agenzie dell'ONU - il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia - dove per mutilazioni genitali femminili si intendono "tutte le procedure che comportano la rimozione parziale dei genitali esterni femminili o altri interventi dannosi sugli organi genitali tanto per ragioni culturali che per altre ragioni non terapeutiche".
In Europa, il Consiglio d'Europa assimila le mutilazioni genitali femminili alle pratiche di tortura, facendo esplicito riferimento all'Art. 3 della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà fondamentali" del 1950:
"Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".
 
Per approfondimenti sulla condizione femminile, vai al nostro speciale sulla Giornata Mondiale di lotta alla violenza contro le donne e all'articolo di approfondimento
 
 
Pubblicato in Istituzioni
L' International Criminal Tribunal for Rwanda mette a disposizioni posti per stagisti tutto l'anno. non perdere l'occasione e indica il periodo che preferisci.
 
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Ente: Riconoscendo le gravi violazioni del diritto umanitario commesse in Ruanda, e agendo ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, il Security Council ha creato l’International Criminal Tribunal for Rwanda (ICTR), con delibera 955 dell'8 novembre 1994. Lo scopo di questa misura è quello di contribuire al processo di riconciliazione nazionale in Rwanda e al mantenimento della pace nella regione. L’ ICTR è stato istituito per il perseguimento di persone responsabili di genocidio e di altre gravi violazioni del diritto umanitario internazionale commesse nel territorio del Ruanda tra il 1 ° gennaio 1994 e il 31 dicembre 1994.

Dove: Arusha, Repubblica Unita della Tanzania

Destinatari: Studenti attualmente iscritti in un corso di laurea magistrale (o equivalente) o in un dottorato

Quando: E’ possibile candidarsi tutto l’anno, la durata dell’internship va da 2 a 6 mesi
Scadenza:

Descrizione dell’offerta:
-    Fornire ai partecipanti importanti esperienze pratiche utili al
loro ambito di studio
-    Promuovere, tra i partecipanti, una migliore comprensione dei principali problemi globali
affrontati dal tribunale e dare loro un'idea di come i tentativi dell’ ICTR siano finalizzati a trovare soluzioni ai problemi di natura internazionale
-    Per esporre i partecipanti dell’ ICTR alle sue politiche e ai suoi programmi.

Requisiti:
-    I candidati devono essere attualmente iscritti in una laurea (Master o equivalente) o post-laurea di programma (PhD)
-    I candidati che perseguono i loro studi in paesi in cui l'istruzione superiore non è diviso in corsi di laurea e le fasi laureati devono aver completato almeno tre anni di studi universitari
-    I candidati devono avere la padronanza di inglese e / o francese . Conoscenza di Swahili e / o Kinyarwanda sarebbe un bene

Documenti richiesti: Lettera motivazionale e approvazione dell’istituto di appartenenza

Retribuzione: non prevista

Guida all’application:
I candidati devono indicare con chiarezza e precisione la loro particolare campo di interesse e / o
presentare un argomento per una tesi o di carta sul Diritto Umanitario / umano internazionale
diritto / diritto penale internazionale / Diritto / Diritto internazionale comparato.

I candidati che sono interessati a presentare domanda per il programma di Tirocinio presso ICTR devono presentare debitamente compilato modulo di domanda
(Allegato A, rintracciabile sul sito dell’offerta), indirizzata al Tirocinio Coordinatore e accompagnato da una lettera di presentazione specificando le ragioni per l'applicazione , nonché come almeno due riferimenti scritti che affrontano le problematiche descritte nell'allegato B. Il modulo di domanda deve essere corredato dei seguenti documenti:
- Copia del più recente certificato di laurea
- Un campione di lavoro di ricerca / corso relativi all'area di assegnazione preferito redatto in inglese o in francese
- L' approvazione ufficiale dell’ istituto scolastico dello studente (timbro ufficiale nel modulo di domanda e nella lettera) 

Informazioni utili:
Il clima della Tanzania e di tipo tropicale durante tutto l’anno, con significative variazioni, in genere più caldo lunga la costa e temperature più fresche sugli altipiani.
I mesi da maggio a ottobre, corrispondono alla stagione secca, sono ideali per le visite nei parchi del Sud (Ruaha, Selous) e Sud-Ovest (Gombe, Mahale) ma offrono anche fantastiche opportunità per vedere gli animali nei parchi del Nord, Serengeti, Tarangire, Ngorongoro, in quanto la siccità fa sì che gli animali si concentrino in prossimità delle pozze d’acqua. La stagione delle lunghe piogge va da fine marzo a fine maggio mentre quella delle brevi piogge da fine ottobre ai primi di dicembre. Il periodo più caldo è compreso tra dicembre e marzo, è il momento ideale per assistere alle migrazini nel parco del Serengeti. La stagione secca è anche il periodo migliore per il trekking sui monti Kilimanjaro e Meru, e lungo la costa le temperature sono assolutamente ottimali.
La vaccinazione contro la febbre gialla è obbligatoria esclusivamente per i viaggiatori provenienti da Paesi dove tale malattia è endemica (Kenya, Ethiopia, ecc.), anche nel caso di solo transito aeroportuale, se questo è superiore alle 12 ore ed in ogni caso se si lascia l’aeroporto di scalo. Si consiglia, comunque, anche a coloro che provengono da Paesi in cui tale malattia non è endemica, di munirsi del certificato di vaccinazione contro la febbre gialla.
Consigliata la profilassi antimalarica soprattutto per le zone costiere. Nella stagione secca si riduce il rischio di contrarre questa malattia.
Per ulteriori informazioni in merito recarsi sul sito di riferimento


Link utili:
sito ICTR

Contatti utili:
Il Coordinatore Stages
UNICTR
P.O. box 6016
Arusha
Tanzania
(Attenzione : Ms Felicia Madigane)
Tel : ( +1 ) ( 212 ) 963 2850
( +255 ) ( 27) 250 4367 -72 o 250 4207-11
 
 
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Nome dell'ente: International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (ICTY). Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia
 
Chairman: Dal 17 novembre 2015 il Presidente del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia è il giudice Carmel Agius (Malta), già eletto in precedenza nel 2001 e nel 2004. Suoi predecessori sono stati: Theodor Meron (USA; 2011-2015), Patrick Robinson (Giamaica; 2008 – 2011), Fausto Pocar (Italia; 2005 - 2008), Theodor Meron (USA; 2002-2005), Claude Jorda (Francia; 1999-2002), Gabrielle Kirk-McDonald (USA; 1997-1999) e Antonio Cassese (Italia; 1993-1997). 
Per quanto riguarda la Procura del ICTY, la carica di Procuratore è ricoperta dal 1º gennaio 2008 da Serge Brammertz (Belgio). Suoi predecessori sono stati: Ramón Escovar Salom (Venezuela, 1993–1994), Richard J. Goldstone (Sud Africa, 1994–1996), Louise Arbour (Canada, 1996–1999) e Carla Del Ponte (Svizzera, 1999–2007), che è stata contemporaneamente anche procuratore per il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda fino al 2003. 
 
Data di fondazione: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia, è stato fondato il 25 Maggio 1993 dalle Nazioni Unite come risposta alle atrocità perpetrate nelle cosiddette "guerre jugoslave", ovvero in Croazia (1991-95), in Bosnia-Erzegovina (1992-95), in Kosovo (1998-99) e in Macedonia (2001). 
L’ICTY è stata la prima corte per crimini di guerra costituita in Europa dopo la seconda guerra mondiale, dopo i processi di Norimberga e Tokio.
Essa è stata istituita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite secondo quanto prescritto dal Capito VII della Carta delle Nazioni Unite.
 
Collocazione: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia si trova nei Paesi Bassi, all’Aia. Il Tribunale dispone, inoltre, di due uffici distaccati a Sarajevo e Belgrado.
 
Indirizzo di posta dell’ICTY all’Aia:
UN-ICTY
P.O. Box 13888
2501 EW The Hague, The Netherlands
 
Ufficio Risorse Umane:
ICTY- Human Resources
P.O. Box 13888 / 2501 EW The Hague, The Netherlands
Tel.: +31 70 512 8656 / Fax: +31 70 512 8843
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Ufficio del Procuratore:
Tel: +31 (0)70 512 8958
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Outreach office in Sarajevo:
UN ICTY Sarajevo Field Office
Fra Andjela Zvizdovica 1 t.A
71000 Sarajevo 
Bosnia and Herzegovina
Tel: +387 (0)33 568 530
Fax: +387 (0)33 568 547
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Outreach office in Belgrade:
Jevrema Grujića 11 
11000 Beograd 
Serbia 
Tel: +381 (0)11 306 5467 
Fax: +381 (0)11 306 6090 
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Obiettivi: Il Tribunale Penale Internazionale per i crimini commessi nell’ex-Jugoslavia è chiamato a giudicare gli eventi avvenuti in 4 quattro conflitti: in Croazia (1991-1995), in Bosnia-Erzegovina (1992-1995), in Kosovo (1998-1999) ed in Macedonia (2001).
I reati perseguiti e giudicati da parte del ICTY sono principalmente quattro:
- Gravi infrazioni alla Convenzione di Ginevra del 1949
- Crimini contro l’umanità
- Genocidio
- Violazioni delle consuetudini e del diritto bellico
 
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  
La Corte può processare solamente persone fisiche; questo implica che la sua giurisdizione non può essere applicata ad alcuno Stato, partito politico o organizzazione.
Il Tribunale è composto di due Camere di prima istanza di tre giudici ciascuna e una Camera di appello composta da cinque giudici.
Essa funziona in base ad uno Statuto allegato alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha istituito la Corte ed ad un Regolamento che il Tribunale stesso si è dato.
Lo Statuto prevede la priorità (privacy) del Tribunale rispetto alle Corti nazionali, nel senso che, su richiesta del Tribunale medesimo, le Corti devono spogliarsi della propria competenza (art.9 par. 2) e gli Stati che detengono il presunto criminale devono consegnarlo al Tribunale.
Il regolamento, invece, disciplina la procedura ma contiene anche norme sostanziali come l’articolo 101 in materia di pene, di circostanze aggravanti e attenuanti.
Il Tribunale, attualmente, impiega circa 1.200 persone che si distribuiscono nelle sue componenti principali (le Camere Giudicanti, la Cancelleria e la Procura).
 
Opportunità dell'Ente:
Il Tribunale offre un’ampia gamma di opportunità di lavoro e internship nel campo del diritto penale, diritto internazionale, diritto umanitario, scienze sociali e amministrazione.
Le lingue di lavoro del Tribunale sono l’inglese e il francese, in alcuni casi la conoscenza delle lingue delle regioni coinvolte dai conflitti perpetrati nella ex-Jugoslavia, come il Bosniaco, il Croato, l’Albanese, il Macedone o il Tedesco può essere utile.
 
Gli incarichi presso l'ICTY sono di solito di un anno, soggetti ad estensione e limitati al Tribunale. Le condizioni di servizio sono disciplinate dalle Regole e Regolamenti previsti per lo staff delle Nazioni Unite (United Nations Staff Rules and Regulations).
Le offerte previste sono:
- Professional Service Positions (P-Level) 
- General Service Positions (G-Level)
- Internship
 
Il programma di internship assegna  stagisti per ogni organo del Tribunale, ovvero Registry, le Camere giudicanti e l'Ufficio del Procuratore.
 
Internship presso il Registry: il Registry è il responsabile della comunicazione, del sistema di assistenza legale, della supervisione della Detention Unit, della gestione delle aule e del mantenimento dei rapporti diplomatici con gli Stati e i propri rappresentanti.
Gli stagisti che fanno domanda per uno stage presso il Registry devono avere le seguenti competenze: capacità di compiere una ricerca legale sui temi del diritto pubblico internazionale, sul diritto private internazionale, diritto umanitario, diritto penale; capacità di redigere documenti legali e corrispondenza; assistenza nelle negoziazioni e specifici progetti.
Questo tipo di internship è riservato ai candidate specializzati in Giornalismo, Traduzione e Interpretariato e Informazione Tecnologica.
 
Internship presso le Camere (periodo minimo di tre mesi): il lavoro delle Camere consiste nel fornire supporto legale ai giudici durante le fasi di  processi e appelli. Le Camere supportano i Giudici anche in altre attività, come per esempio l’assistenza durante i loro contributi negli emendamenti alle Regole di Procedura.
Generalmente gli stagisti sono assegnati allo staff di una Camera per dare supporto ad un singolo caso.
Le funzioni di uno stagista che fa domanda per un internship alle Camere dell'ICTY comprendono: ricerca e preparazione di memoranda; contributo nella preparazione di bozze di Decisioni, Ordini e parti di Giudizi; capacità di ricerca, osservazione dei processi, assistenza nella gestione dei documenti di prova e scrittura di report sui processi; partecipazione all'analisi e alle discussioni.
I candidati per l’internship legale nelle Camere devono essere almeno nell’anno conclusivo dei propri studi di giurisprudenza o law school.
 
Internship presso l'Ufficio del Procuratore (periodo minimo di tre mesi): ai candidati per l’internship presso l’Ufficio del Procuratore è richiesto di essere iscritti all’anno conclusivo del proprio percorso di studi legali. È particolarmente importante per i candidati avere un legal training o un’esperienza in campo di diritto penale internazionale o diritto umanitario. La conoscenza della lingua inglese è essenziale. La conoscenza del francese o delle lingue dei territori colpiti dal conflitto può costituire un asset.  
In questo caso gli internship sono divisi in:
Trial Section
Ai candidati sarà richiesto di assistere i magistrati nella preparazione dei capi di imputazione ed esami incrociati, le prove dei testimoni, la ricerca e la stesura di parti di movimenti e slip finali, la classificazione e preparazione delle prove per il processo. Gli stagisti potranno anche effettuare la ricerca su questioni di diritto penale comparato ed internazionale, preparare un progetto di ordine del giorno o documenti di discussione per le riunioni di legge e redigere i relativi verbali, redigere corrispondenza legale, ed eseguire altre attività di litigations. Gli stagisti saranno chiamati anche a svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali.
Appeals Section
I tirocinanti assistono l'Ufficio del Procuratore nella conduzione di ricerche giuridiche e nella redazione di memoranda su questioni di diritto internazionale umanitario e del diritto penale internazionale, oltre che nella preparazione delle audizioni dinanzi al Tribunale di Appello. Gli stagisti possono anche svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali.
Immediate Office of the Prosecutor 
Gli stagisti avranno l'opportunità di lavorare a stretto contatto con il management dell'Ufficio del Procuratore, compreso il procuratore stesso. Gli stagisti dovranno assistere preparando progetti, tra cui: supporto su questioni legali per il processo e gli appelli delle sezioni; questioni inerenti a casi di trasversale importanza per l'OTP, discorsi, relazioni e altri materiali per la procura, di comunicazione con l'autorità diplomatica e la comunità delle ONG, e le questioni istituzionali.
Gli stagisti saranno chiamati a svolgere compiti di routine come la verifica, la compilazione e la fascicolazione dei materiali. In questo caso la conoscenza della lingua olandese è considerata un asset.
 
Link utili:
Sito ICTY
Pagina con le posizioni professionali aperte 
 
Maria Chiara Propoerzi
 
Pubblicato in Istituzioni
Nome dell'ente: Corte Internazionale di Giustizia, conosciuta anche come Corte Mondiale
 
Chairman: Il 6 Febbraio 2015 la Corte ha eletto il Giudice Ronny Abraham (Francia) come proprio Presidente e il Giudice Abdulqawi Ahmed Yusuf (Somalia) come Vice Presidente dell'ICJ. La carica elettiva ha una durata di tre anni.
 
Data e processo di fondazione: La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. Fu istituita nel giugno 1945 dallo Statuto delle Nazioni Unite e cominciò a lavorare nell'aprile 1946.
La creazione della Corte ha rappresentato il culmine di una lunga storia di metodi di pacificazione delle dispute internazionali, le cui origini possono essere ricondotte fino ai tempi antichi. 
Lo scoppio della seconda Guerra mondiale nel Settembre 1939 ebbe inevitabili conseguenze sulla Corte permanente di giustizia internazionale, l'istituzione giuridica della Società delle Nazioni. Già nel 1942 il Segretario di Stato degli Stati Uniti e il Ministro degli Esteri inglese si dichiararono favorevoli alla fondazione o ri-fondazione di una corte internazionale al termine della guerra, tanto che istituirono un Comitato inter-alleato volto a studiare un eventuale ampliamento della giurisdizione della Corte permanente di giustizia internazionale.
Dopo la Conferenza di Mosca del 30 ottobre 1943, gli Alleati firmarono una dichiarazione congiunta che affermava la volontà di fondare prima possibile un’organizzazione internazionale aperta a tutti gli Stati per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
Questa dichiarazione portò le quattro potenze a Dumbarton Oaks, con la conseguente pubblicazione, nell'ottobre del 1944, delle proposte comuni volte ad istituire un'organizzazione internazionale generale, che includesse una corte internazionale di giustizia. 
Il passo successivo fu la convocazione di una riunione a Washington, nell'aprile 1945, di un comitato di giuristi che rappresentavano 44 Stati membri. A tale Comitato, sotto la presidenza di GH Hackworth (Stati Uniti), fu affidata la preparazione di un progetto di statuto per la futura corte internazionale di giustizia, da sottoporre alla Conferenza di San Francisco, che fra aprile e giugno 1945 doveva redigere la Carta delle Nazioni Unite.
Il progetto di statuto elaborato dalla commissione si basò sullo statuto della Corte permanente di giustizia internazionale ed era quindi non un testo completamente nuovo. Il Comitato, tuttavia, si sentì costretto a lasciare una serie di questioni aperte che a suo parere dovevano essere decise dalla Conferenza: doveva essere creato un nuovo giudice? Quale doveva essere la missione della corte come principale organo giurisdizionale delle Nazioni Unite? Qualora la competenza del tribunale fosse divenuta obbligatoria, in che misura sarebbe stato possibile? Come dovevano essere eletti i giudici?
Le decisioni definitive su questi punti, e sulla forma definitiva dello Statuto della ICJ, furono prese alla Conferenza di San Francisco. La Conferenza decise contro la giurisdizione obbligatoria e in favore della creazione di un nuovo giudice, che sarebbe un organo principale delle Nazioni Unite, sullo stesso piano, come l'Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, il Consiglio Economico e Sociale, l'Amministrazione Fiduciaria Consiglio e il Segretariato, e con lo Statuto allegato alla (e facente parte) Carta delle Nazioni Unite. 
Il primo caso della Corte Internazionale di Giustizia fu presentato nel maggio 1947. Si trattava della risoluzione degli incidenti avvenuti nel Canale di Corfù e fu portato alla Corte dal Regno Unito contro l'Albania.
 
Collocazione:  La Corte Internazionale di Giustizia si trova all’Aia, nei Paesi Bassi.
 
International Court of Justice Peace Palace
Carnegieplein 2
2517 KJ The Hague
Netherlands
Telephone: 31 (0)70 302 23 23
Fax: 31 (0)70 364 99 28
 
Obiettivi: La Corte Internazionale di Giustizia ha sia la funzione di dirimere controversie fra Stati, sia una funzione consultiva in quanto può dare pareri su qualsiasi questione giuridica all’Assemblea generale o al Consiglio di Sicurezza oppure ad altri organi su autorizzazione dell’Assemblea. Tali pareri non sono né obbligatori né vincolanti, non essendo alcun organo obbligato a richiederli o a conformarvisi dopo averli richiesti.
 
Descrizione dei progetti/attività dell'ente:  La Corte può intrattenere due tipi di casi: casi di contenzioso tra Stati e richieste di pareri consultivi su questioni giuridiche avanzate dagli organi delle Nazioni Unite e delle agenzie specializzate (atti di consulenza).
 
- Casi di Contenzioso: solo gli Stati (ovvero, gli Stati membri delle Nazioni Unite, Stati non facenti parte delle Nazioni Unite ma che ne hanno accettato la giurisdizione in determinate condizioni) possono essere soggetti a casi controversi.
 
- Atti di Consulenza: i procedimenti consultivi dinanzi alla Corte sono aperti esclusivamente ai cinque organi delle Nazioni Unite e alle 16 agenzie specializzate del sistema delle Nazioni Unite.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza possono chiedere pareri consultivi su "qualunque questione giuridica". Altri organi delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate dell'ONU sono autorizzati a chiedere pareri consultivi solo con riferimento a "questioni giuridiche che sorgano nell'ambito delle loro attività".
Quando si riceve una richiesta di parere consultivo, la Corte, in modo che possa esprimere il proprio parere con piena cognizione di causa, è autorizzata a detenere atti scritti e orali, alcuni aspetti dei quali richiamano il procedimento nei casi controversi. In teoria, la Corte può fare a meno di tali procedimenti, ma non ha mai rinunciato a loro interamente.
 
Qui è possibile leggere i comunicati stampa con le ultime notizie dell'ICJ.
 
Opportunità dell'Ente:
Ogni anno l'ICJ invita i candidati in possesso dei requisiti a partecipare all'University Traineeship Program. Il programma fu stabilito nel 1999 al fine di permettere ai giovani laureati in Legge di fare un'esperienza pratica lavorando all'interno dell'ICJ. Tale esperienza altamente formativa consente di migliorare la comprensione della legge internazionale e dei processi della Corte, partecipando attivamente al lavoro di quest'ultima sotto la supervisione di un giudice responsabile.
Clicca qui per maggiori informazioni.
 
Su questa pagina è invece possibile consultare le posizioni lavorative aperte.  
 
Link utili:
Sito ICJ 
 
 
Maria Chiara Properzi
 
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In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) intervista a Cristiano Gentili, funzionario internazionale per i Paesi del Sud del mondo e scrittore
In ricordo del giorno in cui l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948), il 10 dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani (Human Rights Day) per non dimenticare principalmente che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” (Articolo 1, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). 
Proprio gli ideali di libertà,eguaglianza e fratellanza hanno spinto Cristiano Gentili a lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. Cristiano Gentili è stato funzionario internazionale per l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, OIM (International Organization for Migrations, IOM) operando sul campo nei Balcani, in Africa, Asia e America del Sud. 
Alla luce delle numerose tragedie del mare cui si assiste troppo spesso recentemente e in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani abbiamo chiesto a Cristiano Gentili di condividere con noi la sua esperienza nel settore dell’emergenza umanitaria e della tutela dei diritti dei migranti. 
Durante l’intervista, a Cristiano Gentili abbiamo chiesto di: parlare della sua esperienza professionale; sottolineare le difficoltà che si riscontrano nel garantire efficacia ai mezzi di tutela dei diritti umani nel rispetto di culture estranee a quelle dei cosiddetti “Paesi occidentali”; fornire delle linee guida per chiunque fosse interessato ad iniziare la sua stessa carriera a livello internazionale.   
 
Il 10 dicembre p.v. si celebra la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. Per tanto tempo hai lavorato presso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) cercando, in particolare, di preservare la dignità umana dei migranti. Com’è iniziata la tua esperienza nell’Organizzazione e, in particolare, di cosa ti sei occupato? 
Sin da quando ho iniziato l’università il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare nel settore umanitario e della cooperazione allo sviluppo. 
Grazie all’interesse dell’OIM sull’argomento della mia tesi di dottorato ho avuto la possibilità di collaborare con questa organizzazione e di svolgere la ricerca “sul campo”, in Kosovo. Ho iniziato con un contratto di consulenza, per poi ottenere un contratto da Junior Professional Officer (JPO) e da Professional. Nei dieci anni con l’IOM mi sono occupato di sviluppo, incentrandomi sulla relazione tra migrazione e sviluppo economico, e di aiuti umanitari lavorando in Sudan e nel Sud Sudan e a Banda Aceh dopo lo Tsunami del 2004. L’incarico più gratificante è stato anche il più breve purtroppo: solo cinque mesi sull’Isola di Lampedusa fornendo supporto ai migranti che raggiungevano l’Italia dalle coste del Nord Africa.
 
La tua esperienza professionale sul campo ha avuto luogo in posti del mondo caratterizzati da una concezione dell’individuo/della comunità ben diversa da quella che vige nei cosiddetti “Paesi occidentali”. Di conseguenza, ciò ha un impatto anche sull’implementazione dei meccanismi di tutela dei diritti umani. Da questa constatazione nasce anche la discussione sul ruolo delle Organizzazioni internazionali o delle ONG, tematica che emerge anche nel tuo romanzo “Ombra bianca” che parla delle condizioni in cui sono costretti a vivere gli albini africani. Secondo te è possibile per questi Enti (occidentali) riuscire a tutelare effettivamente i diritti umani nel rispetto della cultura locale. E se si, in che modo?
“Ombra Bianca” è un romanzo corale sull’Africa che mi ha permesso di offrire uno spaccato dei principali problemi che affliggono la vita di questo continente, tra cui appunto il dramma degli africani con albinismo. In un mondo globalizzato come questo, dove gli interessi ed equilibri politici ed economici sono molto più importanti della tutela dei diritti umani, è sempre più difficile la tutela dei diritti fondamentali nel rispetto di una cultura locale. Molto spesso sia le Organizzazioni Internazionali sia le ONG implementano i propri programmi sulla base delle proprie priorità e, spesso, tenendo in considerazione le aspettative e la volontà dei Paesi/Enti donatori. Tuttavia, le Organizzazioni sono fatte di persone e, per fortuna, ce ne sono ancora molte dai forti ideali … auguriamoci che queste raggiungano posizioni apicali il prima possibile.
 
Che tipo di percorso accademico consiglieresti di intraprendere a chiunque volesse iniziare la tua stessa esperienza professionale all’interno di OIM?
Dopo la Laurea triennale suggerirei un’esperienza di volontariato in un Paese del Sud del mondo per capire il settore che più ci interessa e se questa ambizione lavorativa è solo fine a se stessa o è parte integrante della propria personalità. È molto più importante acquisire un’esperienza professionale e meglio se sul campo. Dopodiché si può pensare ad una specializzazione. E sarà più semplice accedere a dei corsi veramente qualificanti in università con un alto ranking a livello mondiale piuttosto che frequentare un Master/Dottorato in Italia che nella maggior parte dei casi corrisponde ad un rigo nel curriculum e niente più.
 
La condivisione dell’esperienza professionale di Cristiano Gentili ci offre ulteriori spunti di riflessione in vista della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. In particolare, essa ci aiuta a meglio comprendere che lavorare in determinati settori quali quello umanitario e della cooperazione allo sviluppo non può e non deve essere considerato un impiego fine a se stesso. Esso è piuttosto una scelta di vita caratterizzata da un anelito verso l’eguaglianza, il rispetto e la tutela universale di tutti gli individui.
 
Ritalba Mazzara  
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Intervista alla Prof.ssa C. Carletti per la "Giornata mondiale dei Diritti Umani"- Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche
 
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza" (art.1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
 
La Giornata Mondiale dei Diritti Umani è uno degli eventi principali nel calendario del quartier generale delle Nazioni Unite a New York. E' un avvenimento sovranazionale che si celebra ogni anno, il 10 Dicembre, giorno in cui l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 Dicembre 1948), "come ideale da raggiungeresi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, si sforzi di promuovere con l'insegnamento e l'educazione, mediante misure progressive di carattere nazionale ed internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto di questi diritti e di queste libertà...". (Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).
In questa giornata vengono inoltre attribuiti i due più importanti riconoscimenti in materia, ovvero: il quinquennale "Premio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani", assegnato a New York (sarà attribuito proprio per le celebrazioni attuali, poichè l'ultima "premiazione" è avvenuta nel 2008) ed il Premio "Nobel per la Pace", assegnato ad Oslo (attribuito quest'anno all'OPCW).
L'OHCHR è la principale Istituzione delle Nazioni Unite chiamata a svolgere un ruolo importante nel coordinamento degli sforzi per le celebrazioni della suddetta giornata. Essa ha ricevuto inoltre dalla Comunità Internazionale un mandato unico: promuovere e proteggere i diritti umani che sono garantiti dalla Dichiarazione stessa. Quest'ultima, oltre ad essere stata base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, costituisce una fonte d'ispirazione (anche a livello regionale), come è avvenuto per la "Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea", proclamata per la prima volta a Nizza il 7 Dicembre 2000, ed avente pieno valore legale vincolante per i Paesi dell'Unione Europea dopo l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1 Dicembre 2009.
 
In occasione delle celebrazioni per la suddetta giornata, abbiamo intervistato la Prof.ssa C.Carletti, Docente (presso l'Università degli Studi Roma Tre - Facoltà di Scienze Politiche di: "Diritto Internazionale"; "Diritto internazionale dello sviluppo"; "Diritto internazionale e processi di pace" e di "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani"- cors curato dal Prof. R.Cadin). Alla Prof.ssa Carletti abbiamo chiesto una valutazione circa l'efficacia giuridica dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani, che disciplina la materia del "diritto al lavoro", rispetto all'attuale crisi economica che il Sistema internazionale sta vivendo. 
"Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione" (art.23 co.1).
 
L'art.23 co.1 quale valore ha oggi in un contesto di grave crisi economica?
"Il suddetto articolo protetto e promosso già ben prima della nascita delle Nazioni Unite e quindi della Dichiarazione stessa, (l'OIL - "Organizzazione Internazionale del Lavoro"- che lo rappresenta, era infatti l'unica organizzazione preesistente nel Sistema internazionale del 1945), presenta due diverse connotazioni, come:
 - diritto del lavoro pratico (esercizio di un'attività lavorativa);
 - diritto d'accesso (domanda di lavoro presente, e disponibilità di posti di lavoro).
Fissato questo concetto, l'attuale crisi economico-finanziaria ha avuto effetti diversi nel nord del Mondo rispetto al sud, a causa di due diverse titolarità del diritto stesso:
 - nel nord del mondo: come poi avviene per la maggior parte dei diritti umani, esso è stato concepito in maniera estremamente individualista, un mero strumento di crescita economica personale raggiungibile quest'ultima anche venendo meno al rispetto delle principali norme di tutela della vita umana. La crisi economica, inserita in un'ottica simile, ha ridotto sensibilmente la tutela del diritto stesso;
 - nel sud del mondo: al contrario, esso possiede una titolarità collettiva e paradossalmente, anche post crisi economica, esso è risultato più tutelato, poichè la possibilità di lavorare per un individuo corrisponde non solo ad una sua crescita personale ma anche ad uno sviluppo e progresso collettivo, della comunità nella quale egli vive.
Quindi se noi tutti considerassimo il lavoro e l'accesso allo stesso come un'opportunità di crescita collettiva e collegiale, la tutela dello stesso diritto, sarebbe maggiormente garantita! 
Una rilettura oggi, nel 2013, dell'art.23 potrebbe dare vita ad una nuova visione."
 
Le politiche nazionali cosa possono fare e qual è la situazione in Italia in merito?
"Le politiche nazionali sono chiamate a svolgere un ruolo "cerniera" tra gli obblighi stabiliti a livello internazionale e quelle che devono essere le applicazioni degli stessi, a livello nazionale. Il compito che sono chiamati a svolgere gli Stati è quello di creare un giusto bilanciamento tra i diversi fattori in corso: lo sviluppo ed il rispetto dei diritti umani. Il primo non può essere realizzato in maniera costruttiva e positiva se manca il secondo fattore. Quindi le politiche nazionali dovrebbero promuovere una maggiore sensibilizzazione nel rispetto del diritto del lavoro, garantendo l'accesso a quest'ultimo e sostenendo così lo sviluppo e la crescita dell'intera comunità.
In Italia, la tutela del diritto al lavoro (ed il conseguente rispetto dell'art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti umani), è molto bassa a causa di quell'approccio individualista sopracitato che è stato aggravato dagli effetti negativi della globalizzazione, data l'incapacità o impossibilità da parte dell'uomo di immettersi nel ciclo produttivo in maniera efficiente, dinamica e creativa.
Nel nostro Paese, esistono interi settori della produzione che sono delocalizzati in termini di assegnazione delle competenze produttive a soggetti/enti/collettività straniere, pur di ottenere un guadagno, anche se ciò avviene a discapito della tutela della vita umana degli stessi e dei soggetti nazionali."
 
Considera quindi la globalizzazione una minaccia per la tutela dei diritti umani e specificatamente per l'efficacia giuridica dell'art.23?
"Si può guardare alla globalizzazione come ad una "medaglia a due facce":una - "positiva": essa ha reso il mondo sempre più piccolo ed inclusivo, favorendo le migrazioni e la mobilità degli individui stessi. Inoltre, sul piano economico ha innescato un processo di sviluppo senza precedenti, i cui effetti in termini di crescita hanno assunto una dinamicità tale che la stessa "medaglia" della globalizzazione non poteva non rovesciarsi sull'altra faccia, ovvero quella "negativa". L'individuo da agente attivo, in grado di "guidare" il processo di sviluppo è diventato la vittima dello stesso. La necessità di non rimanere "fermi al palo", accompagnata da quell'approccio individualista di cui parlavo in precedenza, ha causato la proliferazione di politiche economiche scorrette e pratiche completamente sbagliate ed in alcuni casi "illegali", fondate sullo sfruttamento della persona le quali hanno generato una competizione tra chi le regole le ha sempre rispettate e chi al contrario non l'ha mai fatto, è necessario quindi riscrivere gli assetti facendoli valere per tutti, indistintamente.
Esse inoltre hanno influito negativamente sulla percezione che si è avuta della globalizzazione stessa, vista non più come un'occasione di condivisione e confronto tra culture diverse tra loro (affermazione del multiculturalismo) ma, al contrario come fonte di intolleranza, paura verso l'altro, facendo venire sempre meno il rispetto e la tutela dei diritti umani stessi."
 
Infine una domanda sulla struttura del Corso tenuto dalla Prof.ssa Carletti. Qual è il contenuto del corso "Organizzazione internazionale e Tutela dei Diritti umani" e come si struttura?
"La materia, vincolante per il corso di Laurea Triennale in "Consulente esperto per i processi di pace, cooperazione e sviluppo" e valida come esame a scelta per gli altri percorsi di Laurea Triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, si articola in due parti. Esse prevedono:
 - parte I: lo studio del fenomeno dell' organizzazione internazionale - universale e regionale - nei suoi elementi istituzionali ed operativi;
 - parte II: lo studio circa la promozione e protezione dei diritti umani con un approfondimento circa il processo di riforma dei principali meccanismi operanti nel quadro delle Nazioni Unite.
Obiettivi del corso: l'apprendimento di tali nozioni è fondamentale per gli studenti che intendano sostenere prove concorsuali finalizzate alla carriera diplomatica o alla professione funzionariale presso le OO.II, enti pubblici e privati, nonchè ONG operanti sia in ambito europeo che internazionale."
 
 
A conclusione di questa lunga chiacchierata, ciò che appare chiaroè che gli interessi nazionali, le geo-strategie politiche ed economiche (soprattutto), la sovranità assoluta degli Stati, hanno prevalso e continuano a prevalere rispetto agli interessi collettivi. Gli Stati quindi pur avendo costruito una realtà internazionale, estremante strutturata ed organizzata, risultano deficitari di una cultura internazionale comunitaria e collegiale in grado di assicurare un'efficace tutela e applicazione dei diritti umani.
 
 
Valeria Martorella.
 
 
 
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